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Che cosa (non) si è deciso al vertice Ue dei ministri dell’Energia

Cingolani Gas

Al vertice dei ministri dell’Energia dell’Unione europea si è deciso nulla sul gas e sulla riforma del mercato elettrico. Il ministro Cingolani ha lodato le riserve italiane, più alte della media Ue

 

Il vertice dei ministri dell’Energia degli stati membri dell’Unione europea si è concluso con un nulla di fatto. La riunione era stata convocata per discutere su come evitare future impennate dei prezzi del gas naturale, ma non si è riusciti a trovare una sintesi tra le varie posizioni di partenza.

LE DIVISIONI INTERNE

Le divisioni interne erano già note.

Da una parte c’è chi, come la Spagna, spingeva per una riforma del mercato elettrico europeo (ad oggi la fonte primaria più costosa è quella che fissa il prezzo dell’energia elettrica, in breve).

Dall’altra parte, invece, ci sono i paesi del Nord Europa (come la Germania, i Paesi Bassi e l’Estonia) che si oppongono a qualsiasi intervento strutturale sul mercato da parte di Bruxelles: propongono un dispiegamento più rapido delle fonti rinnovabili, in modo da ridurre la dipendenza dal gas, e il potenziamento delle interconnessioni elettriche tra gli stati.Le decisioni, in sostanza, sono state rimandate al vertice che si terrà a dicembre.

COSA HA DETTO LA COMMISSARIA ALL’ENERGIA

Nel suo intervento, la commissaria all’Energia Kadri Simson, di nazionalità estone, ha criticato la proposta della Spagna per il disaccoppiamento dei prezzi di elettricità e gas. Ha ricordato che ogni membro dell’Unione è responsabile del proprio mix energetico e che la Commissione sta valutando la proposta – anche questa promossa dalla Spagna, e appoggiata dall’Italia – relativa alla creazione di una riserva strategica comune di gas, dalla quale attingere in caso di necessità.

Simson ha detto anche che il mercato non dà segni di un abbassamento dei prezzi dell’energia dai livelli attuali. Il fenomeno è effettivamente globale come afferma, e peraltro non riguarda solo il gas ma anche gli altri combustibili; l’Europa, però, è particolarmente esposta a questa crisi perché molto dipendente dalle forniture esterne. La Russia non sta inviando tanto gas quanto potrebbe, limitandosi a onorare i contratti di lungo termine. E gli Stati Uniti – anche loro colpiti da un rincaro dei prezzi del gas ma non estremo come quello europee, vista la disponibilità di una produzione interna – potrebbero non essere di grande aiuto al Vecchio continente: sono sì i più grandi produttori di gas al mondo e si stanno attrezzando per diventare dei grossi esportatori, ma le metaniere americane cariche di gas liquefatto preferiscono dirigersi verso i mercati asiatici, più redditizi, piuttosto che verso quelli europei. Il governo americano non può imporre completamente la propria (eventuale) linea politica alle aziende e orientare i flussi come vuole.

COSA HA DETTO IL MINISTRO CINGOLANI SUL GAS

Nel suo intervento al consiglio dei ministri dell’Energia, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha dichiarato che l’aumento dei prezzi del gas naturale si spiega con l’aumento della domanda globale, con l’accelerazione dei processi di decarbonizzazione, con la ripresa economica in atto e con una “forma di nervosismo del mercato”.

L’Italia possiede una propria riserva di gas: “abbiamo una capacità allocata mediante aste, e in questo modo siamo riusciti a massimizzare il rendimento dei volumi disponibili”, ha spiegato Cingolani. “Oggi abbiamo l’85 per cento delle riserve di gas, che è un po’ meno degli anni precedenti ma resta a un valore superiore alla media Ue”. Le riserve europee di gas sono infatti al 77 per cento circa: è un volume al di sotto della media degli ultimi anni ma – come afferma la commissaria Simson – comunque sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico durante l’inverno. A meno che le temperature non dovessero scendere parecchio.

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