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Perché per gli Usa di Trump non sarà facile vendere Gnl in Europa

Gas

La costruzione di un terminal per l’arrivo del Gnl in Germania non assicurerà proficui rapporti commerciali agli Stati Uniti di Donald Trump. L’analisi del Financial Times

In Europa si accende la guerra per il gas. Meglio, l’Europa è il campo di battaglia, ma gli sfidanti sono Usa e Russia. E la Germania, in particolare, sembra essere protagonista di uno scontro, talvolta sopito, talvolta più acceso, che logora Washington e Mosca oramai da diversi anni.

Questa volta la sfida è commerciale: il Paese a Stelle e Strisce è pronto ad entrare nel mercato del gas del Vecchio Continente, ma deve vedersela con la Russia fornitore fedele (o quasi) impegnata nella costruzione del Nord Stream 2. E se è vero che Berlino sembra aver aperto le porte anche a Trump, è anche vero che per l’America non sarà certo facile, come scrive il Financial Times. Andiamo per gradi.

GERMANIA, RUSSIA E NORD STREAM

Partiamo dal progetto più vecchio. Germania e Russia lavorano oramai da diversi mesi alla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2. Berlino e Mosca sono talmente convinte del progetto (a cui non intendono rinunciare) che sono pronte anche a far fronte alla minaccia di nuove sanzioni da parte degli Usa.

Il percorso della pipeline dovrebbe affiancare quello dell’attuale Nord Stream, attraversando la Federazione russa, la Finlandia, la Svezia, la Danimarca (non ha ancora dato l’ok alla costruzione) e la Germania. Il percorso bypassa l’Ucraina e vanterà, a fine lavori, una capacità totale di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno (a buon prezzo)-

LA MERKEL APRE ANCHE AGLI USA

Ma, nel frattempo, Angela Merkel si è detta pronta anche a co-finanziare un progetto da 500 milioni di euro (576 milioni di dollari) per la costruzione di un terminal navale per il gas liquefatto nel Nord della Germania.

Il terminal navale dovrebbe nascere nella città di Stade, vicino Amburgo, in un’area di 550 ettari dove sorgono gli impianti chimici dell’americana DowDuPont, che insieme al gruppo finanziario australiano Macquarie e a China Harbour Engineering Company, faranno parte del consorzio per la realizzazione dell’opera.

UN TERMINALE NON SIGNIFICA NUOVI RAPPORTI

Gli Usa hanno gioito alla notizia della Merkel, ma come scrive il Financial Times, costruire un terminale di importazione di GNL potrebbe essere solo un modo per tenere buona Washington, “che sta perdendo sia commercialmente che politicamente in Russia”.

La costruzione dell’infrastruttura, come ha sottolineato Deutsche Welle, non è una garanzia che il terminale possa importare esclusivamente gas a stelle e strisce.

NON SERVE NUOVO TERMINALE

E a dirla tutta, l’Europa non aveva certo bisogno di un nuovo terminale per importare il gas americano. Alla fine del 2017, infatti, il Vecchio Continente aveva la capacità di introdurre 2271 tonnellate di GNL l’anno, attraverso 24 terminali, ma il tasso medio di utilizzo di queste infrastrutture stato inferiore al 25% (dati di King & Spalding).

L’UE avrebbe potuto quadruplicare la sua importazione di GNL senza costruire un nuovo terminale unico, soprattutto se si pensa che ci sono due terminal in costruzione in Spagna e altri 19 pianificati o proposti in tutta l’UE.

IL PROBLEMA COSTO

Il problema di fondo dell’arrivo del Gnl a stelle e strisce in Europa è il costo. Rispetto alle pipeline, infatti, il Gnl che arriva sulle navi ha un costo più alto del 20%.  Il gas naturale viene lavorato e raffreddato per ridurre i volumi del prodotto, liquefarlo e permettere lo stoccaggio e il trasporto con le navi.

Gli esportatori di GNL USA hanno bisogno di vendere il gas ad un costo non inferiore ai 6-7 dollari per mBU, mentre attualmente l’approvvigionamento ha un costo di circa 5 dollari, come ha sostenuto Tatiana Mitrova, direttrice del Centro per l’energia di Skolkovo a Mosca.

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