Urenco, una delle maggiori società produttrici di uranio in Occidente, controllata dai governi britannico e olandese, ha ricevuto ordini record per il suo combustibile nucleare. L’amministratore delegato Boris Schucht ha detto al Financial Times che il merito di tutta questa attenzione è anche della guerra all’Iran, che ha reso inagibile lo stretto di Hormuz e fatto schizzare in alto i prezzi dei combustibili fossili.
LE PAROLE DELL’AMMINISTRATORE DELEGATO DI URENCO
Schucht pensa che sia in atto un “rinascimento nucleare” e che le tensioni nel golfo Persico abbiano accelerato questa tendenza. A suo dire, “la crisi delle forniture in Medioriente spingerà i decisori politici e l’industria a concentrarsi nuovamente sulla sicurezza energetica e sulla necessità di disporre di una qualche forma di energia baseload che sia indipendente dalle minacce di approvvigionamento. Questo renderà l’utilizzo dell’energia nucleare ancora più importante, mano a mano che i paesi cercheranno di raggiungere l’indipendenza energetica”.
Con il termine baseload (o “carico di base”) Schucht si riferisce a quegli impianti che forniscono elettricità in maniera stabile e continuativa alla rete, garantendo il bilanciamento di domanda e offerta: come le centrali nucleari, appunto, o quelle a gas. Il vantaggio dell’energia atomica rispetto agli idrocarburi, però, è che non emette CO2 e che non richiede forniture altrettanto abbondanti di combustibile.
L’UNIONE EUROPEA E IL GIAPPONE CI RIPENSANO, SUL NUCLEARE
I piani di decarbonizzazione e la crescita della domanda di elettricità per l’alimentazione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale hanno riacceso l’interesse per l’energia nucleare, tanto da parte delle aziende che dei governi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vorrebbe quadruplicare la capacità nucleare americana entro il 2050, portandola a 400 gigawatt. Il Giappone, dopo la ritirata successiva all’incidente di Fukushima del 2011, sta lavorando alla ripresa dei reattori. In Italia si sta parlando di reintrodurre l’energia atomica. E l’Unione europea, per bocca della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha ammesso di aver commesso un “errore strategico” nel trascurare l’industria nucleare.
COME FUNZIONA LA SUPPLY CHAIN NUCLEARE
Il mercato dei combustibili fossili è molto esposto alle tensioni geopolitiche e alla libertà di navigazione attraverso alcuni “colli di bottiglia”: lo stretto di Hormuz, ad esempio, è il chokepoint più importante al mondo per il commercio energetico perché, in condizioni normali, vi passa ogni giorno circa un quinto di tutto il gas e del petrolio trasportati via mare.
Seth Grae, amministratore delegato di Lightbridge, una società statunitense che produce combustibile nucleare, pensa allora che l’attuale situazione in Medioriente possa avere delle conseguenze simili a quelle delle crisi petrolifere degli anni Settanta: i paesi cominciarono a prestare più attenzione alla sicurezza energetica e alla diversificazione delle fonti, e la Francia decise di avviare un massiccio programma di sviluppo del nucleare.
Schucht di Urenco ha spiegato che la filiera dell’uranio è molto più stabile di quella degli idrocarburi, per diversi motivi: perché le centrali nucleari hanno bisogno di volumi contenuti di combustibile; perché questo combustibile, visti i volumi, può venire stoccato più facilmente; e perché non c’è necessità di rifornimenti continui. Di solito, le società nucleari possiedono scorte di uranio sufficienti per due anni.
GLI ORDINI DI URENCO…
Nel 2025 il portafoglio ordini di Urenco è aumentato del 14 per cento, arrivando a 21,3 miliardi di euro: è stato il quarto anno di crescita consecutiva. I ricavi hanno quasi raggiunto i 2,1 miliardi (+11 per cento su base annua) e l’utile netto è cresciuto di oltre un terzo a 248,5 milioni.
… E GLI OBIETTIVI SULL’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO
Urenco ha intenzione di accrescere la sua capacità di arricchimento dell’uranio del 15 per cento entro il 2030, in modo da ridurre l’influenza della Russia – ad oggi ancora notevole – su questo mercato.
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La società sta anche lavorando all’arricchimento dell’uranio a tassi più elevati di quelli “standard” per poter rifornire i piccoli reattori modulari, una nuova tecnologia che richiede – appunto – uranio ad alto arricchimento: cioè al 20 per cento circa, anziché al 5 per cento.
CHI SONO GLI AZIONISTI DI URENCO
Il capitale di Urenco è ripartito in parti uguali del 33,3 per cento tra tre soggetti: il governo del Regno Unito, il governo dei Paesi Bassi e le società elettriche tedesche Rwe e PreussenElektra.







