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Gas e nucleare saranno fuori dallo standard europeo sui green bond?

Emissioni Metano

L’Ue ha presentato uno standard sui green bond che ambisce a diventare il riferimento internazionale. Gas e nucleare non rientrano tra i progetti sostenibili, ma potrebbero comunque avere un ruolo di transizione. Tutti i dettagli

 

La settimana scorsa la Commissione europea ha annunciato un piano per l’adozione di uno standard europeo sui green bond, ovvero le “obbligazioni verdi” per la raccolta di capitali attraverso progetti e iniziative dall’impatto ambientale positivo: ad esempio impianti di energia rinnovabile, infrastrutture per i trasporti a basse emissioni di carbonio oppure programmi di efficientamento energetico degli edifici.

Attraverso questo standard, Bruxelles vuole sia garantirsi un maggiore controllo sulla legittimità degli emittenti di green bond, stabilendo parametri di riferimento uniformi su tutto il mercato dell’Unione europea; sia sfruttare la finanza per favorire il raggiungimento dei suoi obiettivi sulle emissioni e sull’energia.

A proposito di energia, come fa notare l’avvocato e presidente dell’Adam Smith Institute Alessandro De Nicola su Affari & Finanza di Repubblica, il documento europeo “per ora non classifica il gas naturale e il nucleare: nemici del pianeta o utili (per lo meno in fase di transizione) a preservarlo?”.

A COSA SERVE LO STANDARD EUROPEO SUI GREEN BOND

Negli ultimi cinque anni le emissioni di green bond all’interno dell’Unione europea sono cresciute di cinque volte. Tuttavia – riporta l’agenzia Reuters – rappresentano appena il 2,6 per cento delle emissioni europee di bond. Ma si prevede che i green bond conosceranno un forte aumento nel prossimo futuro, con il procedere delle politiche di transizione energetica e di riduzione delle emissioni. La Commissione, inoltre, vede in questo strumento finanziario un’opportunità per rafforzare il ruolo dell’euro sui mercati internazionali, dato che il 49 per cento delle “obbligazioni verdi” emesse nel 2020 erano denominate proprio in questa valuta.

Sempre secondo Bruxelles, c’è bisogno di uno standard comune sui green bond perché manca, attualmente, una definizione chiara e univoca di “progetto verde”: quali sono, in altre parole, le caratteristiche che un progetto deve possedere per essere giudicato positivo il clima, e per poter quindi emettere legittimamente dei green bond?

In assenza di regole chiare, si corre il rischio – come ricordava De Nicola su Repubblica – di greenwashing, cioè di presentare in maniera ingannevole come ambientalmente sostenibile un progetto che non lo è davvero, con lo scopo di sfruttare l’interesse per la “finanza verde”. Si tratta di un mercato dal valore di 3000 miliardi di dollari.

LO STANDARD EUROPEO E QUELLO DELL’ICMA

Lo standard europeo sui green bond (EUGBS) si prefigge di aiutare le aziende e i governi a raccogliere capitali sui mercati attraverso progetti e programmi coerenti con gli obiettivi climatici di Bruxelles. Secondo le stime, il blocco avrà bisogno di investimenti nell’energia da 350 miliardi di euro all’anno per soddisfare il target sull’azzeramento netto delle emissioni di gas serra al 2050.

L’Europa vorrebbe fare dell’EUGBS lo standard di riferimento globale per le emissioni verdi, più stringente nei parametri rispetto alle linee guida stilate dall’International Capital Market Association (ICMA), ovvero i cosiddetti Green Bond Principles, ampiamente utilizzati sui mercati internazionali.

In questo caso, il rischio individuato da De Nicola è però la “creazione di due mercati separati: un ghetto europeo che utilizza gli standard della Commissione e il resto del mondo che si attiene agli ICMA”. Anche perché, prosegue il giornalista, “questi ultimi riflettono le preferenze degli operatori e come tali [sono] più aderenti agli usi e parametri del mercato […]. È possibile che gli standard europei siano più precisi, ma forse varrà la pena di fare uno sforzo di coordinamento”.

NIENTE GAS E NUCLEARE PER I GREEN BOND?

Lo standard europeo si basa sulla lista delle attività giudicate “verdi” da Bruxelles. In questa lista non compaiono i progetti sul gas naturale e sull’energia nucleare, che di conseguenza vengono esclusi anche dalla possibilità di emettere green bond.

Bloomberg scrive però che gas e nucleare potrebbero comunque riuscire ad accedere ai criteri sulle obbligazioni sostenibili. L’Unione europea – riporta l’agenzia – sta discutendo in merito all’elaborazione di una “tassonomia intermedia” dedicata proprio alle fonti energetiche utili nel periodo di transizione verso le rinnovabili, che potrebbero quindi emettere delle obbligazioni specifiche: i transition bond.

Il gas naturale è una fonte fossile come il carbone e il petrolio: il suo utilizzo genera dunque emissioni di gas serra, anche se a livelli inferiori rispetto agli altri due combustibili. È anche per questo che si parla del gas come di un “ponte” tra gli idrocarburi più inquinanti e le rinnovabili. Nel breve-medio periodo, inoltre – fino a che non saranno disponibili sistemi di stoccaggio migliori -, il gas naturale può garantire la stabilità delle reti elettriche fornendo dell’energia di riserva, da utilizzare nel caso in cui gli impianti eolici e solari non dovessero offrire un output sufficiente (per mancanza di sole e vento, ad esempio).

Lo stesso ruolo di “garante” della stabilità della rete può essere svolto anche dalle centrali nucleari, il cui output non è intermittente né legato alle condizioni meteorologiche. Il nucleare è “pulito” dal punto di vista delle emissioni, ma la sua inclusione tra le fonti sostenibili è controversa per via delle scorie e dei rischi per la sicurezza.

Come scritto su Start Magazine, di recente i ministri di cinque paesi europei – Germania, Austria, Spagna, Danimarca, Lussemburgo – hanno inviato una lettera alla Commissione per chiedere di escludere il nucleare dalle fonti verde, impedendogli così di accedere ad aiuti e misure di sostegno varie.

Il nucleare occupa una quota rilevante (40 per cento circa) nel mix energetico della Francia.

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