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Perché 5 Paesi europei non vogliono che il nucleare passi col verde

Sudafrica

Come si dividono gli Stati europei sul nucleare. L’approfondimento di Enrico Martial

 

I ministri di cinque Paesi europei – Germania, Austria, Spagna, Danimarca, Lussemburgo – hanno inviato una lettera alla Commissione europea proponendo di escludere il nucleare dalla classificazione verde che potrebbero favorirlo in aiuti e corsie preferenziali nel Green Deal europeo, di transizione e contrasto ai cambiamenti climatici. La lettera è stata diffusa da Euractiv e dovrebbe essere del 30 giugno scorso.

Di questi tempi si sta discutendo e redigendo il secondo regolamento delegato della norma (detta “tassonomia”) che stabilisce quali investimenti europei sono considerati ammissibili per passare a un’economia a basso tenore di carbonio. Se il regolamento generale della tassonomia è del 18 giugno 2020, quello delegato (applicativo) del 21 aprile 2021 non era riuscito a trovare un accordo su gas e nucleare, che si era quindi deciso di trattare a parte. E ora ci siamo arrivati.

La lettera dei ministri dei cinque Paesi dice che il nucleare non è neutrale rispetto alla protezione dell’ambiente e della biodiversità (cioè il sesto obiettivo della tassonomia) perché, per esempio, finora nel pianeta non c’è un solo deposito permanente e definitivo delle scorie, o perché i rischi di incidente sono elevati, e si citano Fukushima e Chernobyl. Anche se non produce direttamente CO2, il nucleare non rispetterebbe il principio di innocuità, cioè “non far danni significativi” (do not significat harm) mentre si naviga verso la strategia a zero emissioni.

In parallelo, il 2 luglio, la Commissione ha reso nota la Scheer Review, cioè un rapporto di 16 pagine del Comitato scientifico su Salute Ambiente e rischi emergenti (appunto “SCHEER” dall’espressione in inglese) che contesta il rapporto del Joint Research Centre dell’UE, reso noto il 29 marzo 2021, secondo cui, semplificando, il nucleare poteva essere imbarcato nel Green Deal, aggiungendo alcune accortezze e misure.

Lo Scheer Report, pur nel linguaggio tecnico, è categorico: il rapporto JRC è incompleto, come sui rifiuti (le scorie) o le emissioni radioattive – ricorda che il 55% dei gas radioattivi del ciclo di vita dell’uranio vengono emessi nella fase estrattiva – oppure sui rischi, dove mancano le quantificazioni. Il Comitato fa inoltre notare che il Joint Research Center della Commissione europea usa l’espressione “far meno danni” e non “non far danni significativi” (do not significant harm). Si lascia intendere che la differenza linguistica consentirebbe di collocare il nucleare in una classifica tra oggetti disomogenei, e in questo senso il nucleare sarebbe per esempio utile al superamento degli impianti a carbone.

Come il rapporto Scheer, la lettera dei ministri dei cinque Paesi se la prende con lo stesso rapporto del Joint Reseach Centre: sui rischi (“il rapporto ignora i rischi potenziali di grave incidente di reattore nucleare”) o sui depositi di scorie (“la sua valutazione sui depositi profondi terresti si basa su concetti non verificati”).

Il rapporto del Joint Reseach Center, attaccato ora su due fronti, politico e tecnico, stava costituendo la base per includere in qualche modo il nucleare tra gli strumenti della transizione verde nel regolamento delegato in preparazione.

La spinta a favore del nucleare nella tassonomia viene da un lato dai numeri, perché al momento pesa per il 40% delle energie che non emettono C02 e perché tra i non-detti la si considera comunque una componente della strategia europea zero emissioni al 2050. L’altro elemento è quello politico, perché se il nucleare è in via di dismissione di diversi Stati membri, in altri è invece assai vivo: in Francia notoriamente, ma anche in Repubblica Ceca, dove pesa per il 30% della produzione elettrica con obiettivi di condurlo al 50% nel 2050. Infine, contano le lobby europee, da European Nuclear Society (ENS) a ForAtom.

Intanto, il Regno Unito del dopo Brexit si è già schierato contro: in un documento pubblicato dal Tesoro il 2 luglio, il nucleare viene escluso dalla tassonomia, e non avrà piste preferenziali nazionali o aiuti come strumento della transizione verde.

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