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L’Ue vuole vietare il trasporto marittimo del petrolio russo: favorevoli e contrari

Petrolio Russo

L’Ue vuole impedire alle navi europee di trasportare il petrolio russo venduto a un prezzo più alto rispetto al “tetto” stabilito. La misura penalizza soprattutto la Grecia. Ecco perché

 

Oltre a discutere di un tetto al prezzo (price cap) del greggio russo, l’Unione europea sta valutando anche di imporre restrizioni al trasporto petrolifero marittimo.

COS’È LO SHIPPING BAN

Lo shipping ban consisterebbe in un divieto, per le navi europee, di trasportare i barili di petrolio russo venduto a un prezzo più alto di quello fissato dal tetto.

IL PAESE PIÙ COLPITO

La misura penalizzerebbe in particolare la Grecia, primo paese al mondo per numero di petroliere possedute.

LE SANZIONI DELL’UE SUL PETROLIO RUSSO

Le sanzioni europee sul petrolio russo, approvate lo scorso giugno, prevedono l’embargo al petrolio russo trasportato via nave e il divieto di fornitura di servizi legati alle spedizioni marittime nel mondo (ad esempio assicurazioni o finanziamenti); contengono, tuttavia, delle esenzioni per le forniture via tubi.

Il pacchetto entrerà in vigore in due tempi: a dicembre scatteranno le restrizioni sul petrolio greggio, mentre all’inizio del 2023 quelle sui prodotti petroliferi raffinati.

OPPOSIZIONI E SCAPPATOIE

L’industria del trasporto marittimo era stata esclusa dalle sanzioni per via dell’opposizione dei paesi membri maggiormente dipendenti dal settore, come la Grecia e Cipro. Di conseguenza, le navi cisterna che non si affidano ai servizi europei possono in teoria continuare a trasportare il petrolio russo fuori dall’Unione.

Lo shipping ban servirebbe proprio a eliminare questa scappatoia, oltre che ad allineare il price cap europeo a quello del G7.

TRATTATIVE COMPLICATE

Per includere il trasporto marittimo nelle sanzioni al petrolio russo, però, Bruxelles avrà bisogno del voto favorevole di tutti e 27 gli stati membri.

Potrebbe non essere semplice, considerata la complessità dei precedenti negoziati sul divieto d’acquisto dei barili russi: Cipro e la Grecia, infatti, cercheranno di tutelare le rispettive industrie domestiche. Anche l’Ungheria ha già fatto sapere che non darà il suo appoggio a nuove sanzioni.

IL RUOLO DI CINA E INDIA

Non è chiara, comunque, l’efficacia di un eventuale price cap, considerato che due dei maggiori acquirenti di greggio russo – la Cina e l’India – non hanno intenzione di aderirvi. Mosca comunque vende petrolio ai due paesi a un prezzo scontato rispetto al riferimento internazionale.

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