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India e Cina stanno vanificando le sanzioni al petrolio russo?

India Cina

India e Cina stanno acquistando grandi quantità di petrolio russo (e non solo), compensando le sanzioni occidentali. Ma Mosca vende a prezzi scontati e potrebbe diventare troppo dipendente dai due paesi. Tutti i dettagli

Un’inchiesta del Financial Times, che ha analizzato i dati forniti dalle autorità doganali cinesi e indiane, ha stabilito che l’aumento delle vendite di petrolio russo all’India e alla Cina sta compensando buona parte del calo delle esportazioni in Europa.

Il rafforzamento del commercio energetico con i due paesi, di conseguenza, sta indebolendo l’efficacia delle sanzioni imposte contro la Russia dall’Unione europea, il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Canada e il Giappone dopo l’invasione dell’Ucraina.

– Leggi anche: Energia, come si dividono Usa, Uk e Ue sulla Russia

TUTTI I NUMERI DI INDIA E CINA

Nel secondo trimestre del 2022 i due paesi hanno importato 11 milioni di tonnellate di petrolio in più dalla Russia rispetto al periodo precedente (gennaio-marzo; l’invasione dell’Ucraina è iniziata il 24 febbraio); i pagamenti, di riflesso, sono cresciuti di 9 miliardi di dollari.

L’aumento degli acquisti è stato forte soprattutto in India, le cui importazioni di petrolio russo sono passate dagli appena 0,6 milioni di tonnellate del primo trimestre del 2022 agli 8,4 milioni nel secondo.

A differenza dell’India, la Cina era una notevole acquirente di greggio russo già prima della guerra. Ma a maggio ne ha importato per 2 milioni di barili al giorno, vale a dire 0,2-0,4 milioni al giorno in più rispetto ai volumi di gennaio e febbraio scorsi.

Nuova Delhi e Pechino, peraltro, non si stanno limitando al petrolio, ma continuano ad acquistare anche altre materie prime russe, come il carbone o il fertilizzante.

SFRUTTARE LA SITUAZIONE A PROPRIO VANTAGGIO

Alexander Gabuev, senior fellow presso il think tank Carnegie Endowment for International Peace, ha detto al Financial Times che l’India e la Cina stanno “sfruttando le opportunità sul mercato”. Il loro, ha spiegato, “non è un desiderio volontario di aiutare Putin; è solo un modo cinico e pragmatico di sfruttare la situazione nel loro interesse”.

“Ma ovviamente”, ha aggiunto, la loro condotta “di fatto crea un flusso di denaro che aiuta il Cremlino quando le esportazioni verso l’Europa stanno venendo tagliate”.

GLI SCONTI SUL PETROLIO RUSSO

Biswajit Dhar, professore all’Università Jawaharlal Nehru, ha detto al quotidiano che “in una situazione in cui le pressioni inflazionistiche e la carenza di fertilizzanti stavano sconvolgendo tutti i calcoli, le forniture russe sono tornate utili” all’India, che sta approfittando degli sconti sul prezzo delle materie prime offerti da Mosca.

Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, infatti, il greggio russo viene scambiato a un prezzo di circa 30 dollari al barile più basso rispetto a quello del Brent, il riferimento (o benchmark) internazionale. Ciononostante, i ricavi per Mosca sono più alti oggi che nel 2021 perché i prezzi del petrolio sono cresciuti molto, e anche se ultimamente sono scesi sotto i 90 dollari al barile, per la maggior parte dell’anno sono stati sopra ai 100 dollari (non accadeva dal 2014).

QUANTO PAGA L’INDIA

Nel primo trimestre del 2022 l’India pagava in media 790 dollari per una tonnellata di petrolio russo, ma 740 dollari nel secondo trimestre. Nello stesso periodo, i costi di importazione da altri fornitori sono aumentati.

QUANTO PAGA LA CINA

La Cina, invece, paga circa 700 dollari per una tonnellata di petrolio russo, e la cifra è rimasta sostanzialmente invariata tra il primo e il secondo trimestre del 2022.

– Leggi anche: Perché la Cina rallenta gli acquisti di petrolio (ma compra dalla Russia)

Pechino sta anche acquistando dalla Russia forniture di gas liquefatto (GNL) a un prezzo estremamente conveniente, di quasi la metà rispetto al valore spot (si chiama così il mercato giornaliero e all’ingrosso).

Il Giappone e la Corea del sud – di solito le destinazioni principali del GNL russo esportato dall’impianto Sakhalin-2, da cui si sta rifornendo la Cina – hanno smesso di comprare carichi di combustile da febbraio. Le (economiche) importazioni cinesi di GNL russo hanno invece raggiunto il valore massimo da due anni ad agosto.

LA RUSSIA HA POCO DA FESTEGGIARE?

Rispetto al gas non liquefatto, vincolato alle tubature, reindirizzare il petrolio verso mercati differenti da quello europeo è molto più semplice per la Russia, dato che i barili vengono trasportati via nave.

Elina Ribakova, vice-capo economista all’Istituto della finanza internazionale, ha detto al Financial Times che “le autorità russe possono anche festeggiare adesso, ma nei prossimi uno o due anni diventeranno eccessivamente dipendenti dalla Cina e dall’India per le esportazioni di energia, quando l’Europa si allontanerà dal gas russo”. “È per questo che la Russia sta utilizzando ora la sua leva”, limitando le forniture di gas e minacciando il loro azzeramento, “perché sa che presto non sarà più così efficace nelle guerre per l’energia”.

Storicamente il mercato europeo è stato il più importante per la Russia, dato che assorbiva quasi la metà delle sue esportazioni giornaliere di greggio (circa 2,3 milioni di barili su 4,7), secondo l’Agenzia internazionale dell’energia. A seguito della messa al bando degli acquisti di petrolio russo via nave (la modalità più utilizzata), Mosca potrebbe subire un danno economico fino a 10 miliardi di dollari all’anno, stando ai calcoli di Bloomberg.

Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina fino alla fine di maggio, quando è stato trovato l’accordo sull’embargo,  i paesi dell’Unione europea hanno acquistato petrolio dalla Russia per quasi 30 miliardi di euro.

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