Energia

Tutte le spaccature fra Stati Ue sulla Bei pro energie rinnovabili

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I Ventotto procedono in ordine sparso sul nuovo corso in fieri della Bei in materia energetica: Germania, Grecia e Polonia le più scettiche, la Francia la più favorevole per far approvare i nuovi indirizzi green alla Bei. Ieri decisione rinviata. Tutti i dettagli

 

La decisione sullo stop progressivo ai prestiti ai combustibili fossili è stata rinviata al prossimo consiglio di amministrazione della Banca europea per gli investimenti (Bei) che si terrà il 14 novembre prossimo.

COSA (NON) HA DECISO LA BEI

Il board dei direttori della Banca europea per gli investimenti, nel quale siedono i rappresentanti della Commissione europea e dei Ventotto paesi Ue, ha infatti deciso di non decidere e avrà poco meno di un mese di tempo per trovare la quadra, anche da un punto di vista tecnico, sulla nuova politica di prestiti della Bei abbozzata a luglio scorso: l’alternativa è tra dare sostegno esclusivamente all’innovazione nel settore dell’energia pulita e delle infrastrutture per la decarbonizzazione delle forniture energetiche e abbandonare i finanziamenti a petrolio e gas dopo il 2020 o far rimanere tutto com’è ora.

I VENTOTTO IN ORDINE SPARSO

Per il momento le posizioni dei Ventotto sono distanti. Ursula von der Leyen, presidente entrante della Commissione europea, si è impegnata a fare della lotta ai cambiamenti climatici una priorità, e ha parlato di rendere la Bei una “banca del clima” in grado di finanziare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. “Tuttavia, alcuni grandi Stati membri dell’Ue, tra cui la Germania e la Polonia, si sono opposti alle modifiche proposte alla politica creditizia, mentre anche la commissione esistente ha espresso riserve”, precisa il Financial Times. Al contrario, la Francia sostiene una graduale eliminazione del finanziamento dei combustibili fossili.

GERMANIA CONTRO, MA ANCHE LA GRECIA

“La Germania chiede ancora alcuni chiarimenti generali, in particolare sulla questione nucleare, un tema esplosivo in Germania. Il gas naturale sembra essere il punto di discussione più delicato, per le questioni di transizione, ma anche per la sicurezza energetica. Molti paesi europei dipendono ancora dalla Russia. La Grecia ha espresso il più forte scetticismo: la Bei partecipa al finanziamento del gasdotto Trans Adriatic Pipefine (Tap), che collega l’Azerbaigian all’Italia meridionale attraverso la penisola ellenica. Ed è in linea con la richiesta della Commissione europea di diversificare le fonti di approvvigionamento”, si legge su Les Echos.

PROSSIME SETTIMANE DEDICATI AI CHIARIMENTI TECNICI

Per il gas, oltre al gasdotto Tap, la banca ha mobilitato 2 miliardi di euro tra il 2013 e il 2017, principalmente per progetti situati al di fuori dell’Unione Europea, prosegue Les Echos: “Le prossime settimane saranno utilizzate per scambi bilaterali e chiarimenti tecnici”, si dice alla Bei. In caso di rinvio, “questo non deve essere visto come un fallimento”, ha spiegato il vicepresidente francese Ambroise Fayolle prima della riunione, esprimendo fiducia nell’adozione di questa politica entro la fine dell’anno.

MCDOWELL SEMPRE PIÙ FIDUCIOSO SUL RAGGIUNGIMENTO DI UN ACCORDO

Dopo la riunione Andrew McDowell, uno degli otto vicepresidenti della Bei, ha dichiarato al Financial Times di essere “sempre più fiducioso” che il mese prossimo sarà raggiunto un accordo sulla proposta. “Si tratta di un grande cambiamento nella politica della Bei – ha detto McDowell -.Tutti i membri della Bei, tutti i 28 paesi, hanno fatto un intervento su questo tema”.

PER GOZI SEGNALE SULLA BEI ‘VERDE’ LE PRIORITA’ DELL’ASSE ROMA-PARIGI

L’importanza di questi temi è palese come ricorda un’intervista dell’esponente democrat Sandro Gozi al quotidiano Il Foglio di qualche settimana fa, ex sottosegretario nel governo Renzi e nel governo Gentiloni e attualmente consulente agli Affari Europei dal governo Philippe II: “Vedo due priorità più importanti”, sottolineava Gozi: il primo intervento – secondo l’italiano molto vicino al presidente francese Macron – è quello “di un grande piano a livello comunitario sugli investimenti in campo ecologico e digitale, finalizzati a creare crescita e lavoro oltreché a combattere il cambiamento climatico. Bisogna dare un segnale immediato anche avviando la conversione della Bei in una ‘Banca verde’, che finanzi i progetti sulla transizione ecologica. Su questo Roma e Parigi devono fare fronte comune, così come nella richiesta di una strategia condivisa sull’immigrazione”. (Sulla svolta green della Bei qui un approfondimento di Start)

LA COMMISSIONE UE VUOLE IL GAS COME FONTE DI TRANSIZIONE

Come accennato, anche l’esecutivo europeo tentenna sulla questione, considerando che il primo novembre ci sarà il cambio della guardia tra i vertici di Bruxelles. “Il gas naturale rimarrà un’importante componente nel mix energetico dell’Ue nel prossimo futuro mentre ci muoviamo verso fonti più pulite”, ha detto una portavoce della Commissione, Annika Breidthardt, rispondendo a una domanda sulla posizione dell’esecutivo comunitario, secondo quanto riferito nei giorni scorsi. “Vista la nostra forte dipendenza dalle importazioni, il gas naturale liquefatto Usa può giocare un ruolo strategico e sempre maggiore nella forniture di gas all’Ue”, ha aggiunto sottolineando che la Commissione e l’Ue sono “fortemente impegnati a ridurre le emissioni di CO2, che causano il cambiamento climatico”. Ma “allo stesso tempo la transizione energetica pulita sarà graduale, socialmente equa, fatta in modo che nessuna regione sia lasciata indietro e basata su un’ampia serie di tecnologie”.

CON IL VIA LIBERA, BEI PRIMA BANCA A FAR USCIRE IL GAS DAL SUO PORTAFOGLIO

Se la proposta sarà approvata, la Bei sarà la prima banca multilaterale a far uscire il gas naturale dal suo portafoglio per i nuovi prestiti. L’istituto ha già interrotto tutti i finanziamenti al carbone. Dal 2013 la banca ha prestato 13,4 miliardi di euro alle infrastrutture per i combustibili fossili, di cui oltre 9 miliardi di euro sono stati destinati a gasdotti e reti di distribuzione.

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