Energia

Come i governi Ue si dividono su Bei e gas

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bei

Chi, come e perché si discute sul prossimo piano d’azione della Bei (Banca europea per gli investimenti) sui finanziamenti al settore energia

 

Francia a favore, Germania incerta, Italia verso il sì. E’ questo, al momento, il quadro delle posizioni di alcuni Paesi europei sulle prossime scelte della Bei.

La Banca europea per gli investimenti è la più grande banca pubblica internazionale del mondo e negli ultimi 5 anni ha erogato oltre 49 miliardi di euro per investimenti nel settore energetico. Il prossimo 15 ottobre dovrà scegliere se escludere o meno i carburanti fossili, e quindi anche il gas, dai futuri finanziamenti, per concentrarsi esclusivamente sulle fonti rinnovabili-sostenibili.

L’EUROPA HA SEMPRE PUNTATO MOLTO SUL GAS

Non si tratta di una scelta di poco conto, dal momento che i finanziamenti nell’ambito del settore gas oscillano tra i 10 e i 12 miliardi di euro l’anno e l’Europa ha sempre contato molto su questa fonte, come testimoniano gli investimento nel Tap, il Trans Adriatic Pipeline, ma non solo: la Banca europea fornisce o ha fornito in passato fondi per lo sviluppo dei giacimenti del Mare del Nord, per la realizzazione e l’espansione della rete di gasdotti (ad esempio a Gasunie nei Paesi Bassi e a Enagas in Spagna) ma anche per migliorare le interconnessioni (ad esempio tra Slovacchia e Ungheria). Guardando all’Italia, la Bei recentemente ha fornito 300 milioni di euro all’Italgas per installare i contatori del gas in Italia al fine di migliorare l’efficienza del sistema di distribuzione, aumentare l’informazione e la consapevolezza dei clienti, agevolando nel contempo la lettura a distanza. Mentre Snam ha sottoscritto con la Banca europea per gli investimenti un contratto di prestito di 25 milioni di euro per la realizzazione di progetti rivolti alla mobilità sostenibile a gas naturale e biometano per mezzi leggeri e pesanti.

BEI DESTINATA A TRASFORMARSI IN UNA CLIMATE BANK?

C’è chi comincia già a parlare della Bei come di una Climate Bank. “A battezzare Bei come Banca del Clima è stata il nuovo presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen – ha scritto il Sole 24 Ore nell’inserto Plus 24 di sabato scorso -. La stessa Commissione però sarebbe scettica sul documento relativo alla politica di finanziamento nel settore energetico di cui si è discusso nel Consiglio d’amministrazione Bei che si è tenuto il 10 settembre scorso. A preoccupare gli eurocommissari è soprattutto lo stop entro fine 2020 dei finanziamenti per la produzione e per le infrastrutture del gas, considerato ancora strategico per gli interessi europei in questa fase di transizione energetica”. In questo senso, la posizione di alcuni commissari Ue non aiuta di certo, a cominciare da quella del ministro lussemburghese per l’Energia Claude Turmes che si chiede “perché la Commissione Ue stia spingendo per il #gasfossile” o della responsabile economica spagnola Nadia Calvino che ha detto apertamente di sostenere la bozza di stop ai finanziamenti agli idrocarburi.

ALL’ECOFIN DI OTTOBRE SI CONOSCERA’ LA POSIZIONE EUROPEA SULLA BEI

“La domanda però è: cosa faranno Italia e Germania, che insieme a Francia e Uk, detengono il 16% ciascuno della Bei. La Francia è “favorevole alla bozza Bei presentata nel recente cda mentre il Regno Unito sarebbe al momento neutrale, Germania e Italia non pervenute”, ha sottolineato il Sole 24 Ore, aggiungendo che per quanto riguarda il nostro paese, “a differenza del precedente governo, il nuovo ha annunciato di aver aderito alla Coalizione dei ministri finanziari per la lotta al cambiamento climatico. L’adesione è stata annunciata dal neo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, nel corso dell’ultimo Ecofin di Helsinki dedicato al rafforzamento dell’azione sul clima. Da ricordare, tra l’altro che il 10 ottobre si terrà il prossimo Ecofin ed è molto probabile, viene fatto notare da qualche osservatore, che in quella sede potrebbe essere decisa la posizione politica europea sul documento Bei”.

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