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Tutti gli scontri su gas e nucleare per la tassonomia Ue

Tetto

La proposta di tassonomia per le energie sostenibili non ha creato divisioni solo tra gli Stati membri dell’Unione europea, ma anche tra la stessa Commissione. Tutti i dettagli

 

Ieri la Commissione europea ha presentato la sua proposta definitiva di “tassonomia”, l’elenco di regole che serviranno a indirizzare i flussi degli investimenti finanziari verso destinazioni dall’impatto ambientale positivo. Tra le fonti energetiche classificate come “sostenibili” – ossia coerenti con il percorso di transizione ecologica, e dunque meritevoli di ricevere investimenti “verdi” – vengono confermate il gas naturale e il nucleare, ma a certe condizioni.

LE DIVISIONI TRA GLI STATI MEMBRI

Fin dalla sua prima bozza, il 31 dicembre scorso, la tassonomia ha creato divisioni e scontri tra gli Stati membri dell’Unione, che non la pensano allo stesso modo sul ruolo di gas e nucleare nel mix elettrico del prossimo futuro. Un mix che sarà sempre meno dipendente dai combustibili fossili e sempre più legato a eolico e solare (le quali, vista la loro intermittenza, potrebbero però da sole non garantire la stabilità del sistema).

Semplificando, esistono in Europa due blocchi contrapposti. Uno – formato da Germania, Austria, Spagna e Lussemburgo, tra gli altri – è contrario all’energia nucleare. L’altro – al suo interno ci sono Francia, Finlandia e Repubblica ceca – è favorevole.

E L’ITALIA?

Come la Germania, l’Italia è particolarmente interessata all’inclusione del gas tra le fonti “sostenibili”, benché abbia contestato i requisiti della Commissione sui livelli emissivi degli impianti.

Sul Sole 24 Ore Jacopo Giliberto spiega che la possibilità – prevista dalla tassonomia – di considerare “verdi” anche le centrali a gas che emettono “in media 500 grammi l’anno di CO2 per ogni megawatt di potenza installata” garantisce un futuro agli impianti a minore efficienza, a patto però che restino accesi “non più di 1.000-1.200 delle 8.760 ore che formano l’anno”.

“Le sole centrali con queste caratteristiche sono proprio i generatori del capacity market che servono per coprire i buchi di produzione elettrica” quando i parchi eolici e solari non producono energia per mancanza di vento e sole.

AZIONE LEGALE

Il cancelliere austriaco Karl Nehammer ha commentato la proposta di tassonomia dicendo che “l’energia nucleare non è né verde né sostenibile” (è a zero emissioni ma produce scorie radioattive) e che non riesce “a comprendere la decisione dell’Unione europea”. Ha anche aggiunto che appoggerà la proposta della sua ministra dell’Ambiente, Leonore Gewessler, nell’intentare causa a Bruxelles davanti alla Corte di giustizia europea. Il Lussemburgo ha fatto sapere che si unirà; la Germania potrebbe.

IL NO TOTALE DEL LUSSEMBURGO

Claude Turmes, ministro dell’Energia del Lussemburgo, ha dichiarato che il suo paese “ribadisce con forza la propria contrarietà all’inclusione di nucleare e gas fossile nella decisione della Commissione europea sulla tassonomia per la finanza sostenibile”.

LA POSIZIONE DELLA GERMANIA

La Germania si sta muovendo per rinunciare completamente al nucleare: la ministra dell’Ambiente – Steffi Lemke, dei Verdi – ha definito la tassonomia “sbagliata” perché considera pericolosa l’energia atomica. Nella proposta della Commissione, tuttavia, vengono considerate “sostenibili” solo quelle centrali nucleari dotate di piani e finanziamenti per la gestione delle scorie.

LO SCONTRO NELLA COMMISSIONE

La commissaria europea per i Servizi finanziari Mairead McGuinness ha riconosciuto che la tassonomia “può essere imperfetta, ma è una soluzione reale. Ci avvicina al nostro obiettivo ultimo di neutralità carbonica” al 2050. Nel più breve termine, al 2030, l’Unione europea dovrà aver ridotto le proprie emissioni complessive del 55 per cento rispetto ai valori del 1990. Gli stessi consulenti della Commissione, però, hanno avvertito che l’inserimento del gas tra le fonti sostenibili potrebbe causare un aumento delle emissioni perché incentiverà la costruzione di nuove centrali alimentate con questo combustibile.

La tassonomia non sta solamente mettendo gli stati membri dell’Unione uno contro l’altro. Ma sta creando divisioni anche all’interno della Commissione. Secondo fonti riportate da POLITICO, i commissari Johannes Han (Bilancio), Elisa Ferreira (Coesione e riforme) e Josep Borrell (Affari esteri) hanno votato contro la proposta.

LA SORTE DELLA TASSONOMIA

Nonostante le tante critiche, è improbabile che la tassonomia elaborata dalla Commissione venga respinta: servirebbe il parere contrario di venti dei ventisette stati membri, oppure la maggioranza assoluta (353 voti) degli europarlamentari.

Ad opporsi alla tassonomia, scrive Repubblica, sono il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle in Italia e “sostanzialmente tutto il blocco socialista e verde” al Parlamento europeo.

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