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Come si dividono gli Stati Ue dopo l’apertura di Bruxelles su gas e nucleare

Macron Piano

L’Ue vuole far rientrare progetti sul nucleare e sul gas nella lista degli investimenti “verdi”. Ma Germania, Austria e Lussemburgo si oppongono all’energia atomica, spinta invece dalla Francia. Ecco le posizioni degli altri Stati

 

Stando a una bozza di documento vista da Reuters, l’Unione europea ha intenzione di classificare alcuni progetti sull’energia nucleare e sul gas naturale nella cosiddetta “tassonomia per la finanza sostenibile”: ovvero una lista di indicazioni e regole che serviranno a indirizzare i flussi degli investimenti verso destinazioni dall’impatto ambientale positivo, evitando al contrario che si dirigano verso soluzioni dall’impronta carbonica elevata.

LA QUESTIONE GAS E NUCLEARE

Il punto più critico della tassonomia in questione – nonché quello che ha complicato le discussioni e ritardato le decisioni – riguarda proprio l’inclusione o meno del gas e del nucleare tra le fonti energetiche “verdi”. Il gas naturale è infatti un combustibile fossile, e come tale rilascia gas serra; il nucleare è praticamente a zero emissioni ma viene attaccato per la questione dei rifiuti radioattivi. Entrambe le fonti possono però assistere le rinnovabili intermittenti (l’eolico e il solare) e garantire stabilità alla rete elettrica.

LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE

Come rivelato da Reuters, la Commissione europea ha proposto l’inclusione di gas e nucleare tra gli investimenti green, ma solo a certe condizioni.

L’energia nucleare, ad esempio, sarà considerata “verde” solo se i progetti delle centrali saranno dotati di un piano (completo di fondi e sito) per lo stoccaggio sicuro delle scorie; gli impianti, inoltre, dovranno aver ricevuto i permessi di costruzione prima del 2045.

Le centrali a gas, invece, potranno dirsi “verdi” solo se produrranno quantità di emissioni inferiori ai 270 grammi di CO2 equivalente per kilowattora, se serviranno a sostituire impianti alimentati con combustibili fossili più inquinanti (il carbone, innanzitutto), se riceveranno i permessi di costruzione prima del 31 dicembre 2030 e se saranno dotate di un piano di transizione ai gas low-carbon entro la fine del 2035.

LE CONTROVERSIE

Da un punto di vista prettamente energetico, l’inclusione di gas e naturale nella tassonomia ha senso per i motivi già ricordati (bilanciamento delle reti elettriche dominate dalle rinnovabili intermittenti; sostituzione delle capacità fossili più inquinanti).

Da un punto di vista finanziario, invece, la questione è più complessa. La tassonomia europea ambisce a diventare il riferimento internazionale per la nuova “finanza sostenibile”, quella attenta ai principi ESG. Etichettare dunque come “verdi” due fonti di energia che non hanno un impatto climatico e ambientale nullo può danneggiare la credibilità del regolamento di Bruxelles.

LA POSIZIONE DELLA GERMANIA

Domenica la Germania, l’economia più grande dell’Unione europea, ha accolto la proposta di Bruxelles per includere il gas tra le fonti “verdi”, ma è contraria a fare lo stesso con il nucleare.

“La notizia secondo cui la Commissione europea intende inserire gas e nucleare nella tassonomia verde, conferendo a queste fonti energetiche l’etichetta di sostenibilità, è un oltraggio al Green Deal europeo e una sconfessione di decisioni e percorsi già intrapresi per avviare la transizione ecologica”. Lo dichiara in una nota l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde, avvertendo che il gruppo politico al Parlamento europeo è pronto a dare battaglia “per opporci a questa pericolosa operazione di greenwashing”. “La Commissione gioca un gioco pericoloso e sta minando alle fondamenta un sistema di classificazione degli investimenti che avrebbe dovuto essere genuinamente verde e a prova di futuro”, sottolinea Evi, sostenendo che l’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia porta “la politica climatica ed energetica dell’Unione europea su una strada completamente sbagliata”. L’eurodeputata esprime “un profondo senso di delusione, ancor più perché l’Italia, nella persona del ministro Cingolani, ad oggi con tutta evidenza pare essersi schierata tra i Paesi che hanno detto sì a nucleare e gas come investimenti sostenibili, in virtù di un accordo sotto banco con la Francia, difficilmente confutabile”. “Noi Verdi – aggiunge – denunciamo da tempo che Cingolani abbia sostenuto la posizione del governo francese e quindi dell’industria nuclearista francese, già fortemente indebitata, ponendo come merce di scambio l’ingresso del gas in tassonomia. Siamo dalla parte sbagliata della storia, e il programma del governo rosso-verde della Germania, che proprio in questi giorni ha chiuso 3 impianti nucleari, ce lo ricorda senza mezzi termini”.

LA SITUAZIONE IN GERMANIA

Per capire perché bisogna considerare due cose. La prima è la decisione di Berlino di spegnere le centrali nucleari di Brokdorf, Grohnde e Gundremmingen, e di fare lo stesso con le tre rimanenti (Emsland, Isar 2 e Neckarwestheim 2) entro la fine del 2022: l’opposizione popolare nei confronti di questi impianti è cresciuta molto dopo il disastro nucleare di Fukushima in Giappone, nel 2011. La seconda è la composizione del mix elettrico del paese: il carbone occupa una quota molto grande, che il governo tedesco vorrebbe sostituire con nuova capacità a gas in modo da raggiungere gli obiettivi comunitari sul taglio delle emissioni.

Il nucleare vale circa il 12 per cento nel mix energetico tedesco; il carbone intorno al 25.

COSA SUCCEDE ORA

La bozza della Commissione continuerà a venire discussa e dovrebbe venire pubblicata entro la fine di gennaio.

Nonostante le anticipazioni, non è comunque possibile dire con certezza quale sarà il suo contenuto definitivo. I paesi membri dell’Unione, infatti, non concordano sulla definizione di “sostenibile”. La Germania, l’Austria e il Lussemburgo, ad esempio, sono contrari al nucleare. Tra i sostenitori della fonte ci sono invece la Francia (che vi ricava circa il 70 per cento della sua energia elettrica), la Finlandia e la Repubblica ceca.

LE CRITICHE DELL’AUSTRIA

Se i piani della Commissione europea che includono il nucleare e il gas naturale tra le fonti sostenibili per gli investimenti a favore della transizione energetica “verranno attuati in questo modo, faremo causa”. Lo ha scritto su Twitter la ministra federale austriaca per il Clima, l’ambiente e l’energia, Leonore Gewessler, evidenziando che l’energia nucleare è “pericolosa e non rappresenta una soluzione nella lotta contro la crisi climatica”. “Esamineremo attentamente la bozza” presentata dalla Commissione Ue “e abbiamo già commissionato un parere legale sull’inclusione del nucleare nella tassonomia”, ha aggiunto.

La posizione dell’Austria è “molto chiara”, spiega la ministra, secondo la quale né l’energia nucleare né il gas naturale dovrebbero essere inserite tra le fonti sostenibili per gli investimenti come parte della lotta al cambiamento climatico “perché sono dannose per il clima e per l’ambiente e distruggono il futuro dei nostri figli”. Al pari del suo omologo del Lussemburgo, Claude Turmes, Gewessler definisce l’azione della Commissione europea, che ha inviato ai governi la sua proposta nella serata di venerdì “notturna e nebulosa”, sostenendo che “il solo momento della pubblicazione mostra che” la Commissione “ovviamente non è convinta della sua stessa decisione”.

L’ATTACCO DEL LUSSEMBURGO

Il ministro dell’Energia del Lussemburgo, Claude Turmes, ha scritto su Twitter che la proposta di tassonomia della Commissione europea è una “provocazione” e che “nasconde il rischio di greenwashing” delle tecnologie nucleari. Turmes ha anche anticipato che discuterà della questione con i suoi omologhi tedesco e austriaco, con i quali condivide lo scetticismo verso questa fonte.

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