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Tassonomia Ue, chi esulta e chi borbotta su gas e nucleare

Germania

La Commissione europea ha presentato la proposta definitiva di tassonomia per la finanza verde. Gas e nucleare ancora presenti, ma senza le modifiche chieste dall’Italia. Fatti e analisi

 

La Commissione europea ha presentato oggi una seconda e definitiva versione della proposta di “tassonomia”, ovvero quell’insieme di regole che serviranno a indirizzare i flussi degli investimenti finanziari verso destinazioni dall’impatto ambientale positivo.

LA PRIMA BOZZA DI TASSONOMIA: GAS E NUCLEARE

La prima bozza, elaborata a inizio mese, era stata molto commentata perché classificava come “sostenibili” – cioè coerenti con il percorso di transizione ecologica, e dunque meritevoli di ricevere investimenti “verdi” – alcuni progetti sul gas naturale e sull’energia nucleare.

Si tratta di fonti energetiche in grado di assistere le rinnovabili intermittenti (l’eolico e il solare) e dunque garantire stabilità alla rete elettriche, ma anche giudicate controverse per via del loro impatto ambientale: il gas è un combustibile fossile, e dunque rilascia gas serra;  il nucleare è a zero emissioni ma produce scorie radioattive.

LE DIVISIONI TRA STATI MEMBRI

L’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia aveva creato divisioni anche tra gli stati membri dell’Unione europea, tra quelli contrari al nucleare (innanzitutto la Germania, che punta però sul gas) e quelli a favore (la Francia, in primis).

LA PROTESTA DELL’ITALIA

Il governo italiano si era lamentato con la Commissione europea per i requisiti sulle emissioni, giudicati troppo stringenti e dunque sfavorevoli, che le centrali a gas dovevano rispettare per essere definite “verdi”. Nella bozza si parlava di un tetto massimo di 270 grammi di CO2 equivalente per kilowattora, che scendeva a 100 grammi a partire dal 2030. Livelli però sforati dagli impianti a gas previsti in Italia.

Roma, dunque, ha proposto di alzare la soglia a 340 grammi, o in alternativa di mantenere una media annuale di 750 chili di CO2 per kilowattora calcolata su un periodo di vent’anni (nella bozza della Commissione il valore è di 550 chili).

COSA C’È NELLA PROPOSTA DEFINITIVA

La versione definitiva di tassonomia elaborata dalla Commissione contiene alcune novità.

Nella bozza si diceva che, per dirsi “verdi”, le centrali a gas avrebbero dovuto avviare un passaggio alla combustione di gas a basse emissioni di carbonio (low-carbon gases) a partire dal 2026, per portare infine il loro utilizzo al cento per cento nel 2035. La versione finale mantiene l’obiettivo ultimo (il 2035), ma rimuove quello intermedio (il 2026).

Reuters scrive che, mentre nella bozza si affermava che le nuove centrali a gas avrebbero dovuto garantire una riduzione delle emissioni del 55 per cento per kWh di energia prodotta, nella versione finale il requisito del -55 per cento di emissioni viene calcolato lungo l’intero ciclo di vita dell’impianto. Su Euractiv si legge che, nonostante le pressioni tedesche (e italiane), la Commissione ha mantenuto la soglia massima di 550 chili di emissioni di CO2 per kWh su vent’anni.

COSA SUCCEDE ORA

Dopo la pubblicazione da parte della Commissione, la proposta di tassonomia sarà sottoposta allo scrutinio dei governi nazionali e del Parlamento europeo: la fase durerà quattro mesi. Il documento potrebbe venire respinto nel caso in cui venti dei ventisette stati membri si esprimessero in questo senso, oppure la maggioranza degli europarlamentari (settecento in tutto).

Un gruppo di consulenti della Commissione europea ha fatto sapere, la settimana scorsa, che le regole proposte da Bruxelles su gas e nucleare non garantiranno il raggiungimento degli obiettivi climatici, incluso l’azzeramento netto delle emissioni al 2050.

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