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Perché Trump fa marcia indietro sul petrolio russo all’India?

La crisi nello stretto di Hormuz e il rialzo del petrolio minacciano l'India: così gli Stati Uniti le rilasciano una licenza di acquisto di petrolio russo per trenta giorni. Washington assicura che si tratta di una misura temporanea e che il Cremlino non ne beneficerà più di tanto, ma basterà un mese a risolvere la crisi in Medioriente?

Giovedì gli Stati Uniti hanno rilasciato all’India una licenza di trenta giorni per continuare ad acquistare petrolio dalla Russia. Quella che, all’apparenza, sembra essere una contraddizione rispetto alla linea tenuta finora da Washington – cioè convincere Nuova Delhi, anche punendola con i dazi, a interrompere la relazione energetica con Mosca -, è in realtà un riconoscimento dell’impatto che la guerra in Iran sta avendo sul commercio dei combustibili fossili.

L’IMPATTO SULL’INDIA DELLA CRISI NELLO STRETTO DI HORMUZ

Lo stretto di Hormuz è stato di fatto chiuso dall’Iran: si tratta del “collo di bottiglia” più importante al mondo per il settore dell’energia, dato che vi passa ogni giorno circa un quinto di tutto il gas liquefatto e del petrolio trasportato via mare. L’India è uno dei paesi più colpiti da questa situazione, dato che acquista dal Medioriente il 60 per cento del petrolio che consuma; oltre il 50 per cento delle sue importazioni di gas liquefatto, poi, arrivano dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti.

L’AUMENTO DEL PETROLIO E LA RAFFINAZIONE INDIANA

Le difficoltà di attraversamento dello stretto di Hormuz, che stanno complicando o impedendo la commercializzazione di notevoli quantità di greggio, hanno causato un aumento dei due principali contratti di riferimento internazionale: il Brent europeo, salito intorno agli 84 dollari, e il West Texas Intermediate americano, a quasi 80 dollari.

È un problema per l’India, che è il quarto paese che raffina più greggio al mondo e il quinto maggiore esportatore di derivati petroliferi, oltre che il terzo maggiore importatore di greggio. Negli ultimi mesi Nuova Delhi ha cercato di sostituire il petrolio russo con quello mediorientale, ma lo scoppio della guerra con l’Iran ha complicato questi approvvigionamenti.

LA RUSSIA STA FESTEGGIANDO?

L’amministrazione di Donald Trump ha interesse a spezzare il commercio petrolifero tra l’India e la Russia così da privare il Cremlino di una fonte di entrate fondamentale, indebolire l’economia russa e aumentare la pressione per raggiungere un accordo di pace in Ucraina. La licenza di acquisto concessa a Nuova Delhi – che effettivamente è stata una massiccia acquirente di greggio russo – va in contrasto con questa strategia, ma scadrà dopo trenta giorni.

A detta del segretario del Tesoro Scott Bessent, “questa misura, volutamente a breve termine, non apporterà vantaggi finanziari significativi al governo russo, poiché autorizza solo transazioni relative al petrolio già bloccato in mare”.

Non è detto, però, che la guerra in Iran e la crisi nello stretto di Hormuz si risolveranno in un mese, dunque la licenza potrebbe venire estesa. Le raffinerie indiane possono teoricamente acquistare il greggio del Venezuela – Trump ha parlato di un accordo in merito un mese fa -, ma i carichi impiegherebbero almeno un mese per arrivare a destinazione. Per il momento, inoltre, non si sta registrando un aumento della compravendita petrolifera tra l’India e gli Stati Uniti.

L’ACCORDO SUI DAZI DI FEBBRAIO

A febbraio gli Stati Uniti hanno deciso di abbassare dal 50 per cento al 18 per cento i dazi sulle importazioni dall’India dopo che quest’ultima ha accettato di interrompere gli acquisti di petrolio dalla Russia.

Mesi prima, l’amministrazione Trump aveva accusato Nuova Delhi di finanziare il Cremlino attraverso il greggio, decidendo di applicare nei suoi confronti un dazio punitivo del 25 per cento in aggiunta a una tariffa preesistente del 25 per cento: in totale, quindi, la maggior parte delle merci indiane dirette negli Stati Uniti erano soggette a un dazio del 50 per cento.

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