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Gas, perché il price cap della Commissione è inutile

Germania

La Commissione europea ha proposto un price cap del gas molto criticato: non solo fissa un valore alto, ma ha condizioni talmente stringenti che ne rendono quasi impossibile l’utilizzo. I fatti e i commenti degli esperti

 

Martedì la Commissione europea ha proposto un tetto al prezzo del gas naturale di 275 euro al megawattora per i derivati su base mensile (month-ahead) scambiati sul Title Transfer Facility, la piattaforma della borsa di Amsterdam che funge da riferimento per il continente.

I MALUMORI DEGLI STATI MEMBRI

Se verrà approvato dagli stati membri dell’Unione, il tetto al prezzo (o price cap) del gas entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio e vi resterà per un anno. La proposta sarà discussa questo giovedì durante l’incontro tra i vari ministri dell’Energia nazionali, ma stando alle fonti di Reuters non godrebbe di particolare sostegno per via del livello-soglia fissato.

A prescindere dal valore, peraltro, l’idea stessa di un price cap non è condivisa da tutti i paesi europei: nel gruppo dei favorevoli, che lo ritengono necessario per contenere il caro-energia e l’inflazione, c’è l’Italia; in quello dei contrari, che temono possa incentivare i consumi e avere ripercussioni negative sulle forniture, c’è la Germania.

COME FUNZIONA IL PRICE CAP DELLA COMMISSIONE

La commissaria per l’Energia Kadri Simson ha spiegato che il price cap elaborato dalla Commissione si applicherà se i prezzi dei futures (i contratti per lo scambio di gas in una data futura) sul TTF supereranno i 275 euro al MWh e, contemporaneamente, se la differenza tra il valore del tetto e i prezzi internazionale del gas liquefatto (GNL) supererà i 55 euro per dieci giorni consecutivi.

Simson ha aggiunto che il meccanismo della Commissione è stato “progettato accuratamente per essere efficace, senza mettere a rischio la nostra sicurezza di approvvigionamento, il funzionamento dei mercati energetici dell’Unione europea e la stabilità finanziaria”. Ha precisato che il price cap non rappresenta un intervento volto a mantenere il mercato del gas a un livello artificialmente basso.

A QUANTO SI SCAMBIA IL GAS OGGI

Attualmente il contratto month-ahead del gas si scambia sul TTF a 119,8 €/MWh; il 26 agosto scorso aveva superato i 340 €/MWh, un record.

LE CRITICHE DEI DIPLOMATICI

Anonime fonti diplomatiche sentite da Reuters hanno fatto sapere che la proposta della Commissione scontenta i paesi favorevoli all’introduzione di un tetto ai prezzi. Si aspettavano innanzitutto una soglia più bassa, sui 150-180 €/MWh invece di 275, e un meccanismo più agevole, che permettesse al price cap di “attivarsi” anche più volte in un anno. Le condizioni richieste sono invece molto stringenti, perché devono verificarsi in simultanea e mantenersi per più giorni.

“Avremo un cap sulla carta che in pratica non scatterà mai”, ha ammesso un diplomatico europeo sentito dall’agenzia.

TAGLIAPIETRA: UN PRICE CAP “TOTALMENTE INUTILE”

Simone Tagliapietra, analista energetico-climatico del think tank Bruegel, ha detto al Foglio che la proposta di price cap della Commissione è “totalmente inutile” per via delle sue condizioni, che ne avrebbero impedito l’utilizzo perfino lo scorso agosto, quando il prezzo del gas superò i 340 €/MWh.

Secondo Tagliapietra, gli stati membri “farebbero bene ad abbandonare” questo meccanismo, “dimenticarsi dei cap” e puntare direttamente sulla definizione di uno strumento diverso per la mitigazione dell’impatto economico e sociale della crisi energetica.

A detta dell’analista, “l’Europa non ha bisogno di un cap, che potrebbe fare più male che bene, ma di un fondo europeo per la crisi energetica finalizzato a supportare quei paesi che – come l’Italia – hanno un ridotto spazio fiscale per sostenere famiglie e imprese vulnerabili, incentivando la riduzione della domanda”.

Un’opzione percorribile potrebbe essere un fondo di debito comune, su modello del SURE: era stato proposto dai commissari per l’Economia e per il Mercato interno, rispettivamente Paolo Gentiloni e Thierry Breton, ma respinto dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

“UN TETTO CHE NON È UN TETTO”

Su Twitter Javier Blas, giornalista di Bloomberg che si occupa di energia, ha definito la proposta della Commissione “un cap progettato per non essere un cap“, cioè per non dare un limite ai prezzi.

“Il tetto massimo è fissato a 275 euro per MWh”, scrive. “Ma, ed è questo il punto importante, questo prezzo dovrà essere superato per due settimane consecutive”.

“Anche al culmine della crisi dei prezzi del gas nell’UE in agosto, quando i prezzi hanno brevemente raggiunto il massimo storico di 342 euro per MWh”, aggiunge, “non sono rimasti al di sopra dei 275 euro per MWh per due settimane consecutive. Quindi il tetto non sarebbe stato attivato”.

LA COMMISSIONE HA VOLUTO ACCONTENTARE TUTTI?

Marco Giuli, ricercatore della Brussels School of Governance, consigliere scientifico dello IAI ed esperto di energia, ha scritto che, attraverso la sua proposta, la Commissione ha cercato di accontentare sia gli stati favorevoli al cap che quelli contrari: i primi hanno ottenuto, benché solo sulla carta, un tetto ai prezzi; i secondi hanno ottenuto un meccanismo inapplicabile e quindi di fatto inesistente.

L’UE STA EVITANDO IL VERO PROBLEMA?

L’analista energetico Francesco Sassi ha definito la misura di Bruxelles “un passo falso della Commissione, che perde credibilità, non volendo affrontare il punto nodale della situazione, ovvero la competizione inter-europea e fra Europa e resto del mondo alla base di prezzi estremi e altamente deficitari per interi settori industriali e consumatori finali nel commerciale e popolazione”.

In sostanza, Sassi mette l’accento sulla causa profonda della crisi dei prezzi del gas: lo squilibrio tra la domanda e l’offerta.

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