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Perché Italia, Francia, Spagna e Polonia sgasano il price cap sul gas

Price Cap

I ministri Pichetto Fratin e Urso hanno criticato la proposta della Commissione sul price cap del gas: soglia alta e meccanismo troppo complesso. Per la Spagna è “una presa in giro”, mentre la Germania (contraria al tetto) la approva. Tutti i dettagli

“Tra quindici paesi c’è la condivisione di non aderire alla proposta della Commissione europea sul price cap“. Sono parole del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, recatosi a Bruxelles per partecipare alla riunione dei ministri dell’Energia dei ventisette stati membri dell’Unione.

Il vertice non ha prodotto un accordo, e i ministri si riuniranno nuovamente il prossimo 13 dicembre per provare a risolvere lo stallo.

LE CRITICHE AL PRICE CAP DELLA COMMISSIONE

Uno dei principali argomenti di discussione dell’incontro è stato proprio il tetto al prezzo (o price cap) del gas naturale proposto nei giorni scorsi dalla Commissione e molto criticato dagli analisti per via del suo funzionamento, che ne rende praticamente impossibile l’attivazione.

Il meccanismo non piace agli stati favorevoli al price cap – ovvero i quindici a cui ha fatto riferimento Pichetto Fratin: del gruppo fanno parte l’Italia, la Francia, la Spagna e la Polonia – anche per via del valore-soglia scelto, 275 euro al megawattora, ritenuto molto alta: si aspettavano un tetto intorno ai 150-180 €/MWh.

COSA HA DETTO PICHETTO FRATIN

Intervistato da Sky TG24, Pichetto Fratin ha detto che “non riteniamo sufficiente” la proposta di price cap della Commissione perché “rischia di stimolare la speculazione invece di arginarla”. La speculazione finanziaria sul mercato TTF viene spesso indicata – anche dal predecessore di Pichetto Fratin, Roberto Cingolani – come la causa della crisi dei prezzi del gas, che tuttavia è legata principalmente allo squilibrio tra offerta (scarsa) e domanda.

Pichetto Fratin ha aggiunto che “c’è un impegno forte per garantire una sostituzione del gas russo per lo stoccaggio per il prossimo autunno e inverno”, che passa principalmente per l’importazione di gas liquefatto (GNL).

– Leggi anche: Ecco di chi sono i rigassificatori in Italia (compreso quello di Piombino)

LE PAROLE DI URSO CONTRO IL PRICE CAP

Anche Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, ha usato parole dure nei confronti del meccanismo di price cap della Commissione: “sono passati sei mesi con una guerra nel cuore dell’Europa che si basa sulla guerra energetica russa contro l’Europa”, ha detto, “e dopo sei mesi la montagna europea partorisce questo topolino”.

Il tetto elaborato dalla Commissione si attiva infatti solo se vengono soddisfatte in simultanea due condizioni: se i prezzi dei futures (i contratti per lo scambio di gas in una data futura) sul TTF superano i 275 €/MWh; e se la differenza tra il valore-soglia del tetto e i prezzi internazionali del GNL supera i 55 euro per dieci giorni consecutivi. Si tratta di un price cap di fatto inapplicabile.

LE CRITICHE DI SPAGNA E POLONIA

Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, pensa che il price cap di Bruxelles sia “chiaramente insufficiente” e che possa “avere effetti perversi, non di riduzione ma di aumento dei prezzi del gas”. Madrid lo ha anche definito “una presa in giro”.

Per il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, le condizioni per l’attivazione del meccanismo sono “motivo di preoccupazione”; per la Francia sono estreme.

COSA PENSA LA GERMANIA

Alla Germania invece – contraria a un tetto al prezzo del gas, temendo incentivi al consumo e difficoltà di approvvigionamento – la proposta della Commissione piace, probabilmente perché quasi inapplicabile e quindi di fatto inesistente.

Sven Giegold, segretario di stato al ministero dell’Economia tedesco, ha detto che il meccanismo richiede alcune modifiche minori, ma nel complesso è buono.

COSA PENSANO I PAESI BASSI

Anche i Paesi Bassi sono, come la Germania, contrari al price cap ma su posizioni ancora più rigide. Secondo il ministro nederlandese del Clima, Rob Jetten, il meccanismo della Commissione può essere dannoso per gli approvvigionamenti di combustibile (i venditori potrebbero puntare su mercati più redditizi dell’Europa, come l’Asia) e per la stabilità dei mercati finanziari (nei Paesi Bassi, ad Amsterdam, si trova il TTF, che funge da riferimento per il continente).

LE ALTRE PROPOSTE DEL PACCHETTO UE SULL’ENERGIA

Oltre al tetto al prezzo del gas, al vertice di oggi i ministri dei ventisette paesi membri hanno discusso di altre due proposte comunitarie sull’energia.

Una consiste nell’istituzione di un nuovo (e temporaneo) meccanismo per limitare la volatilità infragiornaliera dei derivati dell’elettricità e del gas. L’altra nella creazione di una piattaforma europea per il coordinamento dei piani nazionali di riempimento degli stoccaggi di gas; le aziende dei singoli stati potrebbero formare un consorzio europeo per accrescere il loro potere negoziale e ottenere prezzi migliori dai fornitori.

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