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Petrolio, ecco come si barcamena la Cina con l’Iran

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Avanzate e retromarce della Cina in Iran sul petrolio dopo le sanzioni Usa. Fatti, numeri, commenti e analisi

Dopo le sanzioni statunitensi, che hanno di fatto castrato l’economia iraniana, un’altra brutta tegola si è abbattuta su Teheran che per diverso tempo aveva visto sostenere il suo export petrolifero grazie agli acquisti da parte della Cina.

LA CNPC SI È RITIRATA DAL PROGETTO DI SOUTH PARS

Il ministro del petrolio iraniano Bijan Zangeneh ha confermato, infatti, che le sanzioni statunitensi hanno innescato la scorsa settimana il ritiro della compagnia petrolifera statale cinese, la China National Petroleum Corporation (CNPC), da un importante progetto di sviluppo nel sud dell’Iran, South Pars.

TOTAL SI ERA GIA’ RITIRATA AD AGOSTO

“Le condizioni causate dalle sanzioni hanno creato una situazione in cui non erano più in grado e disposti a continuare le loro attività in Iran”, ha dichiarato Zangeneh l’8 ottobre in riferimento a CNPC e al gigante energetico francese Total. L’esodo di quest’ultima dallo stesso progetto era avvenuto lo scorso agosto, secondo quanto riferisce il sito al Monitor.

LE QUOTE FRANCESI ERANO STATE ACQUISITE DAI CINESI

La National Iranian Oil Company aveva firmato il contratto per lo sviluppo della fase 11 del campo di South Pars con Total, CNPC e il partner iraniano Petropars. Le aziende detenevano rispettivamente il 50,1%, 30% e 19,9% del progetto da 5 miliardi di dollari. “La quota di Total era stata accettata da CNPC dopo che la società francese non era riuscita ad ottenere una deroga alle sanzioni statunitensi per essere esentata al pari di un numero limitato di società internazionali coinvolte nel settore petrolifero con l’Iran”, ha evidenziato sempre al Monitor.

TEHERAN E LA POLITICA DEL ‘LOOK TO THE EAST’

La rapida sostituzione di Total con CNPC da parte dell’Iran rientrava in un approccio di maggiore diplomazia economica, che la leadership iraniana aveva descritto come “Look to the East”, vale a dire uno spostamento degli affari verso Oriente, in particolare verso a Cina e Russia. La politica era stata portata avanti dinamicamente da alti funzionari iraniani, tra cui il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, durante numerose visite ad alto livello a Pechino.

SOUTH PARS PRODUCE IL 70% DEL GAS IRANIANO

La partecipazione del gigante cinese dell’energia aveva fatto rivivere le speranze per la realizzazione di almeno 20 pozzi e due piattaforme nel campo, che attualmente produce 660 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno, oltre il 70% della capacità iraniana. Il contratto aveva anche elaborato tecnicismi a lungo termine su 10 piattaforme per affrontare il problema del graduale calo delle riserve di gas iraniane. Secondo gli esperti, questa è la sfida più difficile che il settore sta affrontando e potrebbe causare un calo giornaliero di circa 28 milioni di metri cubi a partire dal 2023.

IRANIANI DELUSI DAL COMPORTAMENTO CINESE

“Non sorprende che l’addio di CNPC abbia messo in discussione la dipendenza dell’Iran dalla Cina e la tendenza generale verso est. ‘La Cina non è proprio il paese che avrebbe dovuto proteggere l’Iran dalle sanzioni’, ha twittato il giornalista iraniano Ehsan Bodaghi, attaccando i sostenitori della politica ‘Look to the East’ che non hanno detto nulla sul ritiro della società cinese. E il quotidiano riformista Aftab-e-Yazd è stato l’unico giornale che ha ammonito l’azienda cinese per aver ‘sprecato del tempo in Iran’ e per essere andata via senza pagare alcun compenso”, ha sottolineato al Monitor.

QUANTO PETROLIO IMPORTA LA CINA DA TEHERAN

Secondo i dati della società Kpler diffusi da Radio Farda, nel mese di agosto l’Iran ha esportato solo 160 mila barili di petrolio al giorno, contro i 365 mila di luglio e, soprattutto, i 2,5 milioni dell’agosto dell’anno scorso. Di quei 160 mila barili venduti ad agosto, rivelano i dati Kpler, 105 mila sono andati alla Cina, 33 mila alla Siria (di cui l’Iran è l’unico fornitore, essendo Damasco sotto sanzioni Usa e Ue) e 22 mila alla Turchia, ha scritto giorni fa Start Magazine: “Secondo gli ultimi dati ufficiali, la Cina tra maggio e luglio ha importato circa 233 mila barili al giorno; non è dato sapere, osserva Radio Farda, se Pechino abbia pagato il petrolio cash, o se gli importi dovuti vadano a compensare i debiti contratti dall’Iran con le cinesi SINOPEC e CNPC”.

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