Energia

Petrolio, accordo Arabia Saudita-Russia. Sale prezzo greggio

di

compagnie statali petrolio

Si tradurrà in qualcosa di concreto la nuova intesa tra Arabia Saudita e Russia per stabilizzare i prezzi del mercato del petrolio? È presto dirlo, ma le quotazioni di greggio festeggiano l’annuncio

Arabia Saudita e Russia, rispettivamente il primo e il secondo produttore al mondo di petrolio, hanno trovato un’intesa, per quanto di massima, per provare a stabilizzare i prezzi del greggio. Secondo quanto riportato in un comunicato congiunto diffuso dal G20 cinese, i due Paesi hanno pensato all’istituzione di una task condivisa, che dovrebbe definire i passi necessari “per garantire la stabilità del mercato”.

Il ministro del petrolio russo, Alexander Novak, ha anche dichiarato che l’accordo “storico”, di cui non sono stati rivelati i dettagli, potrebbe includere dei tentativi per limitare la produzione di petrolio e la concessione all’Iran di recuperare il livello di produzione che aveva nel periodo antecedente l’embargo. Il ritorno di Teheran nel mercato dell’oro nero, infatti, ha aumentato (non di poco) il rischio di sovraproduzione nella quale già si trovava il globo, destabilizzando ancora di più i prezzi.

“Questo dialogo conferma che i principali produttori di petrolio stanno guardando al mercato del petrolio…per contribuire a raggiungere la stabilità”,ha commentato il ministro del petrolio del Kuwait Anas al-Saleh.

petrolioArabia Saudita: Non serve congelare la produzione di petrolio

Mentre però il ministro russo Novak parla di una limitazione della produzione di petrolio, che dovrebbe servire a risollevare il prezzo del greggio e le sorti della Russia, il ministro saudita Khalid al-Falih, ha dichiarato che il congelamento della produzione non è una misura da adottare, almeno al momento. “Il congelamento è una delle possibilità, ma non è necessario oggi” ha commentato Falih alla Al Arabiya TV “Il prezzo del petrolio sta migliorando”.

Sale il prezzo del petrolio

Dopo un 2016 altalenante, con un inizio anno in cui il prezzo del greggio è sceso ai minimi di quasi 13 anni a causa dell’eccesso di produzione, l’accordo tra Arabia Saudita e Russia porta un rialzo del +3%. Nella giornata di ieri, il prezzo del petrolio Brent scambiava in rialzo dell’1.20% a quota 47.39 dollari al barile, mentre il WTI statunitense saliva dell’1.50% a 45.1 dollari.

Numeri, questi, che si tengono però ancora molto al di sotto dei 110 dollari al barile registrati solo due anni fa.

Arabia Saudita – Russia: accordo, non accordo?

Se è vero che il mercato ha accolto con favore l’annuncio di una intesa tra il primo e il secondo produttore mondiale di oro nero, è anche vero che i vecchi annunci e i vecchi tentativi di stabilizzare il mercato del petrolio ci portano ad essere cauti.

Sono mesi, infatti, che la sovraproduzione ha depresso i prezzi della materia prima, ma l’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) non ha mai raggiunto un accordo per stabilizzare il mercato. Già ad aprile, infatti, era stata annunciata un’intesa tra le parti e a giugno si pensava che Mosca si potesse avvicinare all’Opec, ma nulla è stato fatto.

Qualcosa in più sulle sorti di questo accordo lo si scoprirà alla prossima riunone Opec fissata per Settembre. La Russia, che non fa parte dell’organizzazione, ha anche aperto ad una collaborazione.

L’intesa si tradurrà in azioni concrete? È presto per dirlo, certo è che sono tanti i Paesi che avrebbero bisogno al momento di una stabilizzazione del mercato: dallo Yemen al Venezuela, dagli Usa alla stessa Russia, che negli ultimi mesi si trova ad affrontare una crisi non di poco conto.

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