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Petrolio: cresce domanda, ma cala produzione di Usa e Venezuela

Cina

Diminuisce la produzione di petrolio negli Usa, mentre l’Opec detiene la quota di mercato globale più alta

La crescita della domanda fa aumentar il prezzo del petrolio, anche se le scorte di barili in eccedenza (produzione maggiore della domanda) esercitato una pressione al ribasso sui costi del greggio. E mentre diminuisce la produzione di Usa e Venezuela, schizza ai massimi quella dell’Arabia Saudita.

Petrolio: sale la domanda, +1,4 milioni di barili al giorno

La domanda globale di petrolio aumenterà ancora di 1,4 milioni di barili al giorno (96,1 milioni di barili), e non di 1,3 milioni, come previsto. A dirlo sono le previsioni dell’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia, nel rapporto di luglio per il mercato nel 2016. Ci dovrebbe, dunque, essere un “ritorno in equilibrio” dei prezzi di mercato, ma bisogna ricordarsi he “gli alti stock rappresentano una minaccia alla recente stabilizzazione dei prezzi”.

C’è da dire che proprio l’Aie aveva detto che non ci sarebbero state (proprio a causa delle alte scorte) aumenti delle quotazioni, mentre a giugno è stato registrato il picco massimo di 52 dollari al barile (ora la quotazione oscilla tra 45-50 dollari). È dunque difficil prevedere cosa riserva il mercato.

petrolioProduzione petrolio: chi sale e chi scende

E’ sempre il rapporto dell’Aie a fornire un’idea di come è cambiato negli ultimi mesi il mercato del greggio. A luglio, oltre ad un aumen

to della domanda, ad influire su un riequilibrio dei prezzi dovrebbe essere anche il calo di produzione di alcuni Paesi. Mentre il Medio Oriente continua il suo rally di produzione, portando l’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di Petrolio) a detenere la quota di mercato globale più alta dalla fine degli anni ’70, Stati Uniti e Venezuela vedono scendere le loro produzioni. Ma andiamo più nel dettaglio.

A far schizzare la produzione del Medio Oriente è l’Arabia Saudita: mentre il Paese sostiene di voler rivedere il suo piano di crescita nazionale, puntando ad altri settori, sembra comunque spingere sul greggio, ad ora fonte primaria di denaro. Anche l’Iran fa la sua parte, riprendendo l’export dopo la fine delle sanzioni. Nel dettaglio, la produzione dei Paesi Opec è aumentata di 400.000 barili a quota 33,21 milioni (livello più alto degli ultimi 8 anni).

Scende, come dicevamo, la produzione di Venezuela e Stati Uniti. Negli Usa, il più grande consumatore di petrolio al mondo, la produzione è diminuita di 140.000 barili al giorno a quota 12,45 milioni, anche a causa del vasto incendio che nei mesi scorsi ha colpito il Canada.

La crisi economica, politica e sociale che ha colpito il Venezuela, ha costretto il Paese a ridurre la produzione a 2,18 milioni, con un ribasso di 240.000 barili. È il livello più basso dal febbraio del 2003.

Prezzo petrolio: quale futuro?

Difficile fare previsioni certe, ma alcuni analisti sono convinti che il riequilibrio dei prezzi non duri molto. C’è da dire, infatti, che continua la lotta tra Arabia Saudita e Iran per primeggiare nel settore. I due Paesi continuano ad aumentare la loro produzione e presto la cosa ricadrà sul mercato(l’Iran ha effettivamente recuperato i livelli produttivi di prima delle sanzioni, con 3,6 mbg in aprile). Anche il Canada non tarderà molto a rimettersi in piedi, anzi il Paese è già all’opera per compensare gli stop dovuti agli incendi che hanno colpiti le aree di estrazione del paese.

 

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