La compagnia petrolifera russa Lukoil, la precedente proprietaria della raffineria Isab di Priolo Gargallo, la più grande d’Italia, ha chiesto 150 milioni di euro a Goi Energy, la società di private equity cipriota che l’ha acquistata nel 2023. La vendita dello stabilimento era praticamente obbligata dato che le sanzioni sulla Russia non permettevano a Isab né di importare il petrolio russo, né di ottenere dalle banche il credito necessario ad acquistare greggi di altra provenienza.
CHE SUCCEDE TRA LUKOIL E GOI ENERGY?
Non è chiaro – come ricostruito da Mf-Milano Finanza – a cosa si riferiscano i 150 milioni chiesti da Lukoil (tramite la controllata svizzera Litasco) a Goi Energy, cioè se riguardino il saldo del prezzo di vendita oppure una partita commerciale.
Con un decreto ingiuntivo notificato a luglio del 2024, il tribunale di Milano ha imposto a Goi Energy il pagamento dei 150 milioni chiesti da Litasco, cioè da Lukoil. Il fondo cipriota ha avviato la procedura di opposizione, ma il provvedimento è rimasto in vigore e il 12 settembre scorso il tribunale ha emesso l’atto di pignoramento, vincolando l’intero capitale sociale di Isab e vietando a Goi Energy qualsiasi atto che possa sottrarre le quote alla garanzia del credito. Goi Energy, spiega Mf, ha la “possibilità di chiedere la conversione del pignoramento in denaro, depositando una quota dell’importo dovuto prima che venga disposta un’eventuale vendita delle partecipazioni”.
IL RUOLO DI LUDOIL ENERGY DI DONATO AMMATURO
Il pignoramento si intreccia con la due diligence avviata lo scorso gennaio dalla società energetica italiana Ludoil Energy, fondata da Donato Ammaturo, che controlla anche L’Espresso e che vorrebbe – appunto – acquisire Isab.
Ludoil Energy intende rafforzare la propria presenza nel segmento downstream della filiera petrolifera, quello legato alla produzione e alla commercializzazione di carburanti; Isab, essendo una delle maggiori raffinerie del Mediterraneo, darebbe un contributo significativo a questi piani. Qualche giorno fa la società – che ha sede a Milano – ha precisato che con Goi Energy “è in essere un contratto di opzione in esclusiva” sull’operazione per Isab. A breve dovrebbero venire sottoscritti i contratti di compravendita per una quota di controllo. Lukoil si oppone anche al contratto tra Isab e Ludoil Energy per la caricazione e la vendita di prodotti petroliferi.
Ludoil Energy ha detto anche di voler riorientare la produzione di Isab verso i biocarburanti avanzati, dall’impronta carbonica neutra, come l’Hvo (olio vegetale idrogenato) e il Saf (carburante sostenibile per l’aviazione). Goi Energy non ha esperienza nella gestione di raffinerie.
QUANTO VALE LA ISAB PER L’ITALIA
Isab, come detto, è la raffineria più grande d’Italia: con circa 16 milioni di tonnellate all’anno, vale da sola un quinto dell’intera capacità di raffinazione nazionale. Lo stabilimento, inoltre, soddisfa il 20 per cento della domanda elettrica della Sicilia, conta un migliaio di occupati diretti e sostiene più di ottomila posti di lavoro nell’area in cui è inserito.
Il passaggio della raffineria da Lukoil a Goi Energy ha imposto un (costoso) riadattamento degli impianti in modo che fossero in grado di lavorare qualità di greggi diversi da quello russo. Oggi la Isab si approvvigiona della materia prima da venti paesi diversi. Nel 2024 – primo anno sotto la gestione cipriota – ha riportato una perdita nel bilancio di 333 milioni.







