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Ecco come, dove e perché nasceranno gli elettrostati

Elettrostati

L’India e il Regno Unito hanno annunciato un piano per migliorare le interconnessioni tra le reti elettriche globali. L’iniziativa risponde a obiettivi climatici e geopolitici: Nuova Delhi, in particolare, vuole essere un “elettrostato”

 

Alla COP26, la conferenza di Glasgow sui cambiamenti climatici, il Regno Unito e l’India hanno annunciato un piano per migliorare le connessioni tra le varie reti elettriche globali. Si chiama Green Grids Initiative e ha lo scopo di favorire la diffusione delle energie pulite.

CONNETTERE LE RINNOVABILI

Gli impianti di energia rinnovabile, come i parchi eolici e solari, infatti, verranno costruiti lontano dai centri abitati (dove le condizioni geografiche sono più favorevoli: anche in mare, per esempio). Saranno dunque maggiormente “sparsi” sui vari territori nazionali, rispetto alle centrali a gas o a carbone. Per questo motivo, ci sarà un gran bisogno di linee di trasmissione per connetterli alle reti.

GLI OBIETTIVI

L’iniziativa presentata dai primi ministri Boris Johnson e Narendra Modi ha delle finalità climatiche (sia Londra che Nuova Delhi si sono impegnate a raggiungere la neutralità carbonica, pur in tempi diversi), ma risponde anche a obiettivi economici e geopolitici.

Il potenziamento delle interconnessioni elettriche tra gli stati permetterà a quelli che producono energia “verde” in eccesso di venderla a chi ne ha bisogno, ricavandone un profitto, oltre a migliorare la stabilità generale dei sistemi energetici: la possibilità di “attingere” alle forniture estere riduce infatti il rischio di crisi legate all’output intermittente delle rinnovabili. Gli esportatori, inoltre, possono ottenere guadagni anche per quanto riguarda la proiezione dell’influenza politica oltre i propri confini.

ENERGIA E POTERE POLITICO

Avere la capacità di produrre e vendere grandi quantità di energia – fossile o rinnovabile che sia, il discorso non cambia – è spesso stata una questione di potenza geopolitica. Il petrolio ha reso l’Arabia Saudita uno stato rilevantissimo a livello mondiale, per esempio; i depositi di gas permettono alla Russia di spingere i propri interessi con l’Europa, visto il rapporto di dipendenza.

GLI ELETTROSTATI

Siamo abituati, da decenni, a parlare di “petrostati”. Ma il termine potrebbe presto venire soppiantato, nel lessico energetico, da “elettrostati”: ovvero quei paesi in grado di produrre ed esportare grandi quantità di energia elettrica pulita, magari a prezzi vantaggiosi.

La transizione energetica causerà un distacco via via più netto dalle fonti fossili. Le quote di questi combustibili verranno assorbite dall’elettricità, che sarà sempre utilizzata nei trasporti e nel riscaldamento, andando a soddisfare una fetta progressivamente più rilevante del fabbisogno energetico mondiale. Nel lungo periodo i petrostati perderanno rilevanza; gli elettrostati, di contro, la guadagneranno.

Esempi di elettrostati potrebbero essere la Cina e l’India: la prima è già peraltro la maggiore produttrice al mondo di moduli fotovoltaici, turbine eoliche e batterie per lo stoccaggio; la seconda vuole diventare un grande centro di manifattura di dispositivi per l’energia solare; entrambe vogliono aumentare drasticamente le installazioni di capacità rinnovabile e potrebbero raggiungere – sempre per il solare – tariffe di generazione molto basse. Che potranno eventualmente sfruttare per vendere elettricità pulita sui mercati regionali (e magari oltre) a costi competitivi. Per riuscirci, tuttavia, avranno bisogno di costruire infrastrutture di interconnessione con le altre nazioni.

Anche il petrostato per eccellenza, l’Arabia Saudita, ha intrapreso un percorso di trasformazione per cercare di cavalcare la transizione ecologica e proporsi come un fornitore di primo piano di elettricità rinnovabile e di idrogeno.

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