Energia

Efficienza energetica: un business (ancora) da scoprire

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L’efficienza energetica è il business degli investotori a lungo termine. Anche l’Italia può, e deve, sfruttare questa opportunità
Per conseguire i nostri obiettivi di decarbonizzazione, è necessario decar-bonizzare gli edifici”, lo dice la Commissione europea (Comunicazione EU /(INI)).

Il riscaldamento e il raffreddamento sono responsabili della metà del consumo energetico della UE e per questo il settore rappresenta una priorità per l’Energy Union, il meccanismo comunitario che dovrebbe contribuire a rispettare gli impegni sottoscritti nell’accordo sul clima raggiunto alla conferenza di Parigi (COP).

Nella UE il 45% dell’energia per il riscaldamento e il raffreddamento è usata nel settore residenziale, il 37% nell’industria e il 18% nei servizi. Questi settori hanno grandi potenzialità e anche l’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), rete formata da tra i più importanti fondi pensione, gestori di immobili e fondi di investimento, ha proposto alla Commissione di introdurre l’obiettivo dell’azzeramento dei consumi energetici dell’intero parco edilizio entro il 2050.

Ma come? Innanzitutto occorrerebbe che ciascun Stato membro si dotasse di una strategia condivisa, con una programmazione a medio-lungo termine del comparto edilizio per la diminuzione dei consumi (obiettivo: 50% di riduzione al 2015); per una elettrificazione sempre più spinta della domanda (obiettivo: 50% dei consumi finali al 2050); per un completamento del programma per la generazione distribuita; per lo sviluppo delle fonti rinnovabili (obiettivo: nel 2050, 80-100% sul totale dei consumi).

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Ma le barriere a tale prospettiva nel nostro Paese sono anche legate alla necessità di un cambiamento nel modello di business del comparto delle costruzioni.

Occorre ripensare un sistema di finanziamento a lungo termine e a tale riguardo la stessa UE ha voluto creare un diretto rapporto tra tali investimenti (ELTIF, European Long Term Investment Fund) e la realizzazione di un piano strategico per le infrastrutture dei Paesi Membri (FEIS, Fondo europeo per gli investimenti strategici), con l’obiettivo principale di mobilitare investimenti per 300 miliardi di euro nel periodo 2015-2017, soprattutto nel mercato dell’efficienza energetica. Come dice la EEFIG, il gruppo delle istituzioni finanziarie in materia di efficienza energetica istituito dalla Commissione e dall’ONU, i promotori dei progetti e gli investitori dovrebbero ricevere assicurazioni certe che il risparmio energetico si traduca in un aumento dei flussi di cassa disponibili e che migliori prestazioni energetiche determinano un aumento del valore degli asset.

Con un valore aggiunto di straordinaria ed inedita importanza: l’intervento finanziario deve riguardare anche progetti che sono poco redditivi per gli investitori, e che pertanto faticano a finanziarsi sul mercato tradizionale, ma che hanno alto ritorno socio-economico.

Se nel quadro del piano FEIS l’apporto degli istituti nazionali di promozione permetterà di aumentare il volume degli investimenti da 315 a 825 miliardi di euro, l’Italia potrà beneficiare di un Istituto Nazionale di Promozione e Sviluppo (ruolo che la legge di stabilità assegna alla Cassa Depositi e Prestiti) che già oggi sta mobilitando investimenti per miliardi di euro per il quinquennio 2016-2020 a supporto della realizzazioni di reti, di nodi infrastrutturali strategici, della riqualificazione degli edifici.
Rendere concrete queste opportunità significa entrare nel futuro: l’effcienza energetica che diventa un business per gli investitori a lungo termine perché è finalmente diventata un real asset.
Perché l’efficienza energetica rappresenta il motore per cambiare la società.

Livio de Santoli, Presidente AiCARR. Articolo Pubblicato su Aicarr Journal

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