A metà marzo, l’Asia ha smesso di gestire il caro-energia e ha cominciato a razionare. I flussi di prodotti raffinati dall’area sono crollati del 30% negli ultimi dieci giorni rispetto alla media degli ultimi cinque mesi, con l’ultima settimana che segna già un -35%. Il jet fuel guida il ribasso (-40%), seguito da benzina (-30%) e gasolio (-20%). Non si tratta di aggiustamenti di mercato: si tratta di una contrazione strutturale in tempo reale.
Il gasolio è il punto di rottura immediato. Bangladesh, Filippine, Sri Lanka, Pakistan hanno introdotto misure che, in un lessico diplomatico, si chiamano “gestione della domanda”, settimane lavorative di quattro giorni, chiusure scolastiche, turni alternati alla guida, ma che nei fatti sono protocolli da economia di guerra. Il greggio non manca perché costa troppo: manca fisicamente.
L’aviazione registra il cedimento più visibile. Con il jet fuel che si avvicina ai 200 dollari al barile, il problema non è più il margine — è la sopravvivenza delle rotte. Air India applica già sovrapprezzi da 125-200 dollari sui voli intercontinentali. SAS e Air New Zealand hanno cancellato direttamente i collegamenti. L’estate turistica per gran parte dell’Asia è di fatto compromessa.
La crisi più profonda, però, è nella petrolchimica. L’Asia importa oltre il 50% della sua nafta dal Medio Oriente: con quei flussi tagliati, la catena dell’etilene si spezza. Mitsubishi Chemical, Mitsui Chemicals, YNCC, Lotte, LG Chem, Sinopec, Wanhua, Chandra Asri, Formosa Plastics, forze maggiori e riduzioni di capacità si moltiplicano da Seul a Giacarta. Non è un ciclo di mercato: è un’interruzione di filiera.
La bassa elasticità della domanda petrolifera, stimata a -0,024 nel breve periodo, significa che occorre un rialzo del 40% per tagliare i consumi globali di appena l’1%. A 100 dollari di Brent, l’effetto prezzo da solo ridurrebbe la domanda di circa un milione di barili al giorno ad aprile. Ma il numero reale sarà superiore: perché a quello si aggiunge la carenza fisica, che il prezzo non può correggere.
Messaggio chiave: l’Asia non sta rispondendo ai prezzi alti riducendo i consumi, sta subendo un razionamento imposto dalla mancanza fisica di prodotto. La distinzione è cruciale: un mercato che si aggiusta al prezzo può essere gestito; un mercato che si blocca per assenza di input fisici richiede altro.







