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La fronda di Conte, la domandona su Rousseau con foto sfottente di Grillo, i numeri al buio sui morti Covid

Arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start, non solo su Conte, Draghi e Rousseau

 

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PUNTO ANSA SU SUPERMINISTERO PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA E IL RUOLO DELLA PIATTAFORMA ROUSSEAU

I 209 miliardi del recovery fund rischiano di provocare un terremoto politico nei palazzi del potere ministeriale italiano: con il sì di Mario Draghi a un ministero per la Transizione ecologica, l’ambiente, tradizionale Cenerentola nella spartizione del potere e delle risorse, diventa più centrale.

L’ipotesi di un accorpamento del relativo ministero con lo Sviluppo economico è l’ipotesi che sembra delinearsi: comporterebbe una ridefinizione di poltrone, competenze e priorità, spostamento di dirigenti, riassegnazione di fondi.

Per l’Italia, la svolta nella trattativa fra il premier e le rivendicazioni dei 5 Stelle colmerebbe il gap sulle politiche ambientali che la separa dai Paesi europei più avanzati. Se una delle ipotesi era un semplice potenziamento del ministero dell’Ambiente, mettendolo in primo piano nella gestione dei fondi del recovery fund con nuove competenze ad esempio nell’energia a una maggiore assegnazione di fondi, le parole di Luigi Di Maio sembrano aprire ad uno scenario più ambizioso: «Il progetto – ha poi dichiarato su Facebook il ministro degli Esteri uscente – punta infatti a sostenere l’ambiente, come il M5S ha sempre fatto, e ad integrare la difesa della nostra terra con le opportunità di sviluppo e di crescita economica».

Una soluzione che avvicinerebbe l’Italia al modello europeo: in Francia il ministero delle Transizione ecologia accorpa Trasporti e Infrastrutture e la casella-chiave dell’energia, ed è nella cabina di regìa che gestisce e decide sul recovery assieme al presidente Macron e al ministro dell’Economia Bruno Le Maire. In Spagna lo stesso ministero fa le politiche energetiche.

In Svizzera, esiste un unico «Dipartimento federale federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni» che accorpa, appunto, tematiche ambientali, energetiche e dei trasporti. Soluzioni cariche di ripercussioni politiche in Italia, dove spostare competenze e poteri al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit), o al Mise, è una piccola rivoluzione. Naturalmente, anche le nomine giocheranno un ruolo chiave, con la casella del nuovo ministero che, se data a al ministro dello Sviluppo economico uscente, Stefano Patuanelli, o a quello degli Esteri Luigi Di Maio, offrirebbe ai 5 Stelle un incentivo in più.

Proprio sugli stanziamenti per la conversione green, sull’utilizzo dei 209 miliardi che l’Europa vuole siano utilizzato per una vera e propria svolta, si profila già il braccio di ferro che caratterizzerà la «messa a terra» del recovery italiano. Proprio la presidente del Wwf, parlando alla Camera italiana dei deputati, ha messo il dito nella piaga delle «risorse che mancano all’appello» del precedente piano italiano per il recovery fund, con un 31% dedicato alla transizione verde contro il 37% che è la soglia minima imposta dalla Commissione europea.

Draghi – riferisce chi era presente ai colloqui – ha avuto un approccio completamente nuovo sul tema ambientale, normalmente snobbato rispetto ai grandi «giochi» della politica quando si tratta di stabilire nomine e stanziare fondi. «Un approccio in tutt’altra direzione»; ha spiegato Ivan Novelli, presidente di Greenpeace Italia. L’ex presidente della Bce sa bene che l’Europa – per dirla con Christine Lagarde che gli è succeduta all’Eurotower – sulla transizione green «fa sul serio» e non si accontenterà di una spruzzata di verde per dare l’ok a un progetto. Persino la Bce ha dato una svolta ambientalista al modo in cui conduce politica monetaria.

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