Energia

Perché Biden (come Trump) minaccia la Germania sul Nord Stream 2

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Ue Russia

Tutte le ultime novità geopolitiche sul gasdotto Nord Stream 2. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

 

Ancora una volta Blinken — questa volta alla riunione della Nato — ha sottolineato l’assoluta necessità che il gasdotto Nord Stream 2 sia interrotto.

La motivazione di questo diktat è agevolmente comprensibile: facendo nostre le parole di Blinken il completamento danneggerebbe sia la Polonia sia l’Ucraina — sempre più vicini alla Nato in funzione di contenimento russo — ma soprattutto la sicurezza dell’Ue.

Concretamente se questo imponente gasdotto dovesse essere posto in essere danneggerebbe gli interessi energetici americani e delle compagnie petrolifere americane avvantaggiando quelle tedesche e russe che potrebbero esercitare un ruolo dominante a livello geopolitico in Europa marginalizzando l’egemonia americana che si è costruita in oltre cinquant’anni di storia. Un’eventualità questa che è inaccettabile oltre che inammissibile sia per la precedente amministrazione che per l’attuale.

Passiamo alla seconda considerazione.

Lo strumento che verrebbe usato dall’amministrazione americana con assoluta spregiudicatezza nel caso in cui il gasdotto dovesse essere completato è uno strumento classico della guerra economica e cioè l’uso delle sanzioni economiche. La postura attuata dunque da Blinken non solo è in linea con la precedente amministrazione — con buona pace della intellighenzia radical europea — ma l’attenzione riservata all’Italia — che con Draghi ha sottolineato l’importanza del consolidamento della Nato — dimostra il ruolo che il nostro paese può avere per minare dall’interno qualsiasi velleità di autonomia dell’Ue sia della Germania che della Francia.

L’irrilevanza dell’Ue si evince con analoga chiarezza dalle sanzioni poste in essere dall’Ue nei confronti di alcuni funzionari cinesi per il maltrattamento degli uiguri.

Ebbene non solo queste sanzioni poste in essere dalla Ue sono rivolte alle stesse persone alle quali sono state rivolte da parte americana ma le norme europee che sono state applicate non sono altro che la trascrizione più o meno fedele delle norme statunitensi e in modo particolare del Magnitsky Act.

Ancora una volta il diritto internazionale diventa un semplice strumento politico per consolidare l’egemonia politica ed economica .Non a caso proprio gli Usa si sono rifiutati di sottoporsi al giudizio della Corte penale internazionale perché ne avrebbe minato la credibilità internazionale.

Quanto alle sanzioni attuate dall’Ue contro la Russia e all’ennesimo diktat di Blinken nei confronti del caso Navalny, le reazioni di Cina e Russia sono state immediate.

Da un lato hanno avuto il risultato il rafforzare la sinergia Cina-Russia — come dimostra il fatto che il Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole siglato il 16 luglio 2001 e ratificato il 28 febbraio 2002 sarà esteso per altri 5 anni come dichiarato sia da Sergej Lavrov che da Wang Yi durante l’incontro del 22-23 marzo — e dall’altro lato hanno indotto Sergej Lavrov a fare affermazioni durissime nei confronti della subalternità europea: “L’intera infrastruttura delle relazioni con l’Unione europea è stata distrutta dai passi unilaterali compiuti da Bruxelles e per questo la Russia interrompe le relazioni ora. Se e quando gli europei riterranno opportuno eliminare queste anomalie nelle relazioni con il loro più grande vicino, ovviamente, saremo pronti a costruire questi rapporti basati sull’uguaglianza e la ricerca dell’equilibrio degli interessi.”

Dal punto di vista strettamente geopolitico non conviene all’Ue fare propria una logica da guerra fredda. Ne avrebbe un danno incalcolabile. Ma se si è arrivati a questo punto con la Russia e la Cina ciò dipende dal fatto che l’Ue è un nano geopolitico.

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