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Cosa farà l’amministrazione Biden su Groenlandia e Nord Stream 2. Il punto di Gagliano

Nord Stream 2

Come si muoverà Biden sia alla questione artica (l’interesse per la Groenlandia) sia su quella non meno complessa del Nord Stream 2. Differenze davvero rilevanti rispetto a Trump? L’analisi di Giuseppe Gagliano

 

Al di là della scontata — quanto prevedibile — retorica legata all’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti Biden, visto come il nuovo messia dalla intellighenzia di sinistra europea — è legittimo domandarsi come si muoverà il nuovo inquilino della Casa Bianca in relazione sia alla questione artica (che più volte abbiamo affrontata su queste pagine) sia su quella non meno complessa del Nord Stream 2.

Partiamo dalla prima questione e dalle posizioni assunte fino a questo momento dalla amministrazione Trump.

A metà del 2019, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Mike Pompeo avevano programmato di visitare la Danimarca per discutere questioni relative principalmente agli investimenti militari e commerciali statunitensi in Groenlandia e alla crescente presenza degli Stati Uniti, della Russia e della Cina nella regione.

Gli Stati Uniti intendono acquistare la Groenlandia e quindi concretizzare la loro rivendicazione su questa regione e sulle sue risorse. La Danimarca ha respinto qualsiasi proposta di vendita della Groenlandia e il governo degli Stati Uniti ha annullato tutti gli incontri programmati. La visita di Pompeo in Groenlandia è stata annullata dopo che la Cina ha compiuto sforzi per investire in una serie di aeroporti e in una base militare abbandonata sull’isola. L’obiettivo degli Stati Uniti è contrastare l’influenza di Pechino, che nel 2018 si è offerta di stabilire una “via della seta polare”. L’obiettivo è impedire loro di prendere piede sull’isola riservandosi la possibilità di fare pesanti investimenti per militarizzare la Groenlandia.

Oltre alla cooperazione economica tra Cina e Russia nell’Artico, Mike Pompeo aveva affermato che il Pentagono ha avvertito che la Cina potrebbe utilizzare la sua presenza di ricerca civile nell’Artico per rafforzare la sua presenza militare, anche dispiegando sottomarini nella regione come deterrente contro gli attacchi nucleari. “Dobbiamo esaminare attentamente queste attività e tenere a mente l’esperienza di altre nazioni. Il comportamento aggressivo della Cina in altre regioni influenzerà il modo in cui affronterà l’Artico”. Questi commenti sulle possibili capacità strategiche militari cinesi nell’Artico sollevano in modo legittimo la questione dei piani statunitensi per la Groenlandia.

Nonostante la disputa diplomatica dello scorso anno, l’amministrazione Trump sembra aver fatto marcia indietro rispetto alla proposta di acquisto della Groenlandia. Il 22 luglio 2020, Mike Pompeo e Jeppe Kofod hanno ospitato una conferenza congiunta a Copenaghen. L’attuale ministro degli Esteri ha dichiarato che gli Stati Uniti sono “il più stretto alleato della Danimarca” e che stanno lavorando insieme per garantire una “società internazionale basata sulle regole”. Pertanto, tutti i paesi che gli Stati Uniti considererebbero avversari si presentano come minacce per l’economia mondiale (come la Cina) o dannosi per l’ambiente, come dimostrato dal tentativo di regolamentare il traffico marittimo nell’Artico da parte delle navi battenti bandiera russa. Pompeo ha sottolineato: “Sono venuto qui perché la Danimarca è un partner forte. Non è solo questione di unirci contro la Cina che mina e minaccia la nostra sicurezza nazionale”. Pompeo e Kofod hanno concordato un fronte comune contro la Cina in Groenlandia e gli Stati Uniti hanno promesso che la Groenlandia sarà ricompensata finanziariamente per la presenza della base aerea statunitense di Thule sull’isola. Il segretario di stato americano ha detto che alla Danimarca verranno offerti nuovi e più forti legami commerciali in cambio dell’opposizione agli investimenti cinesi e russi nei loro territori.

L’intenzione degli Stati Uniti di aumentare la propria influenza nelle regioni del Nord Atlantico e dell’Artico attraverso mezzi finanziari è stata chiarita da Pompeo. Un approccio economico improntato al soft power viene utilizzato dagli Stati Uniti per assicurarsi il controllo della Groenlandia e delle Isole Faroe. Nel frattempo, l’influenza degli Stati Uniti sulla Groenlandia è già in crescita da quando ha aperto un consolato sull’isola a giugno, con l’approvazione del governo danese, fornendo un aiuto di 12,1 milioni di dollari in aprile.

Oltre ai fattori economici, c’è anche un aspetto strategico-militare poiché l’ambasciatore americano in Danimarca, Carla Sands, ha visitato le Isole Faroe per chiedere la possibilità di aprire un consolato diplomatico e consentire alla Marina degli Stati Uniti di usare i suoi porti per le operazioni nell’Artico.

Un tale accordo consentirebbe agli Stati Uniti di creare un corridoio di importanza militare che si estende dalla Groenlandia, dall’Islanda, dalle Isole Faroe fino alla Norvegia, che potrebbe fungere da potente strumento geopolitico contro le attività sia cinesi che russe nella regione.

Durante la sua visita in Danimarca, Pompeo era anche riuscito a organizzare un incontro con Anders Fogh Rasmussen presso l’ambasciata americana a Copenaghen. Rasmussen è un membro del partito politico liberale “Venstre”. Attualmente gestisce la sua società di consulenza politica chiamata “Rasmussen Global” ed è consulente senior presso la banca statunitense Citigroup. È importante sottolineare che Rasmussen è un forte sostenitore dell’egemonia americana in tutto il mondo e che è stato personalmente responsabile della partecipazione della Danimarca alla guerra in Iraq nel 2003. 

Dopo il loro incontro, Rasmussen ha rivelato che l’argomento della sua intervista a Pompeo era su come impedire a “regimi autocratici come Russia e Cina” di investire in Groenlandia e nelle Isole Faroe. Rasmussen ha consigliato a Pompeo che “se vogliamo impedire i numerosi investimenti cinesi in Groenlandia e nelle Isole Faroe, abbiamo bisogno di un maggiore coinvolgimento americano in termini di denaro. […] Ecco perché ho ha offerto il mio aiuto per sostenere gli investimenti statunitensi in Groenlandia e nelle Isole Faroe”.

L’implicazione è chiara: gli Stati Uniti impiegano anche gruppi di pressione locali per portare avanti la loro agenda nelle regioni del Nord Atlantico e dell’Artico. Il passo successivo è la continua militarizzazione della regione, che nel tempo potrebbe diventare un futuro campo di battaglia tra Stati Uniti, Cina e Russia.

Sembra che gli Stati Uniti, istituendo consolati in Groenlandia e nelle Isole Faroe, stiano cercando di influenzare direttamente gli attori locali nella regione, in particolare attraverso incentivi finanziari come un finanziamento di 11 milioni di euro.

Il fatto che gli attori politici chiedano la secessione della Groenlandia e delle Isole Faroe dalla Danimarca è certamente qualcosa che Washington sfrutterà a suo favore.

Se la Danimarca dovesse esprimere il suo diniego, gli Stati Uniti potrebbero iniziare a sostenere attivamente questi movimenti secessionisti al fine di “dividere e governare”. Gli Stati Uniti non avranno alcuna esitazione a ricorrere a tali azioni se riterranno che in questo modo la propria egemonia sia salvaguardata a danno della Cina e della Russia. Dubitiamo che la nuova amministrazione americana si sposterà la scelta di questa natura soprattutto perché la Cina e la Russia sono e rimangono i principali antagonisti degli Usa.

Passiamo adesso alla complessa questione del Nord Stream.

Anche se il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha auspicato di potere risolvere la questione delle sanzioni poste in essere da Trump, la cooperazione sino-tedesca che si è consolidata con la firma di un nuovo accordo sugli investimenti reciproci con la Cina durante la presidenza di turno tedesca del Consiglio europeo è stata letta come una postura offensiva da parte americana.

Non a caso Antony Blinken, il nuovo segretario di Stato, ha sottolineato con estrema chiarezza che l’America non solo non intende consentire il completamento di Nord Stream 2, ma che la Cina rimane l’avversario principale. Queste pacate minacce non ricordano le posizioni di Mike Pompeo?

In ultima analisi — al di là degli organismi della sinistra italiana per la nomina di Biden — siamo persuasi — come hanno sostenuto sia Arduino Paniccia che Alberto Negri — che le linee di forza poste in essere dall’amministrazione Trump non si discosteranno nella sostanza da quelle che verranno attuate dalla nuova amministrazione americana. Se una diversità dovesse emergere, crediamo che sarà soltanto negli accenti non nella sostanza delle scelte di politica estera.

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