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La guerra in Iran mette alla prova la strategia energetica della Cina. Report Ft

La guerra in Iran mette alla prova la capacità della Cina di attingere alle sue riserve di petrolio. L'articolo del Financial Times tratto dalla rassegna di Liturri.

(Financial Times Europe, Edward White con contributi di Cheng Leng, Ding Wenjie e Tina Hu, 18 marzo 2026)

La Cina ha accumulato negli ultimi anni alcune delle riserve strategiche di petrolio e altre materie prime più grandi al mondo, con stime che variano tra 1,1 e oltre 2 miliardi di barili di greggio, equivalenti a oltre 90-112 giorni di copertura delle importazioni, per prepararsi a crisi come quella attuale nello stretto di Ormuz.

Il conflitto in Iran, che ha bloccato quasi completamente il transito nel Golfo Persico attraverso cui passa circa un terzo del petrolio e un quarto del gas importati dalla Cina, rappresenta il test più severo per la strategia di Xi Jinping di rafforzare la sicurezza energetica e alimentare con ingenti investimenti pubblici.

Pechino ha aumentato il budget per lo stoccaggio di risorse nel 2026 a 110,68 miliardi di renminbi (+8,1 % rispetto all’anno precedente), ma gli esperti dubitano che le riserve vengano rilasciate solo per controllare i prezzi, privilegiando invece la risposta a reali interruzioni di approvvigionamento.

Ossessione per le crisi “grey rhino”.

La leadership del Partito è ossessionata dalle crisi “grey rhino”, pericoli evidenti ma non adeguatamente preparati, proprio come quella attuale; la sicurezza alimentare ed energetica non è solo retorica, ma vede ingenti risorse fiscali dedicate alla preparazione e alla sicurezza economica.

Crescita rapida delle riserve petrolifere.

Le riserve di petrolio cinesi, inclusi stock strategici e commerciali, sono aumentate nettamente nell’ultimo anno, con stime tra 1,1 e 1,4 miliardi di barili secondo Bernstein Research (112 giorni di copertura import) e oltre 2 miliardi secondo Gavekal.

Aumento significativo delle importazioni di greggio.

I dati doganali mostrano un balzo del 16 % delle importazioni di greggio nei primi due mesi del 2026, senza un corrispondente aumento della domanda interna, suggerendo un ulteriore accumulo di scorte.

Dubbi sul rilascio delle riserve per calmierare i prezzi.

Il governo cinese utilizzerà le riserve strategiche solo per affrontare interruzioni di approvvigionamento, non per controllare i prezzi del petrolio; la decisione potrebbe dipendere dalle fluttuazioni dei prezzi e dalla durata del conflitto, con possibile coordinamento tra le grandi compagnie statali.

Resilienza comparata e limiti residui.

Rispetto agli Stati Uniti, che hanno rilasciato 172 milioni di barili dalle loro riserve limitate, la Cina appare comparativamente ben protetta grazie alle sue scorte, ma resta esposta su alcune materie prime come zolfo, metanolo e fertilizzanti provenienti dal Golfo Persico.

(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)

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