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Perché la Cina smetterà di vendere Gnl all’Europa

Gnl

La Cina ha ordinato alle società petrolifere statali di bloccare le esportazioni di Gnl all’estero per concentrarsi sulla sicurezza energetica interna. Tutte le cause e le conseguenze per l’Europa

Il governo della Cina ha ordinato alle società energetiche statali di interrompere le rivendite di gas liquefatto (GNL) in Europa e in Asia, in modo da garantire al paese scorte di combustibile sufficienti a soddisfare la domanda durante la stagione fredda.

L’ORDINE DEL GOVERNO

La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, ovvero l’agenzia governativa cinese che si occupa di pianificazione economica, ha chiesto a PetroChina, a Sinopec e a CNOOC di non destinare il GNL all’esportazione, ma di conservarlo piuttosto per il consumo interno nei mesi invernali, quando la richiesta di energia è più alta.

Lo hanno rivelato fonti anonime all’agenzia Bloomberg, che non è riuscita però a ottenere dichiarazioni ufficiali né dalla Commissione né dalle tre compagnie petrolifere.

RI-ESPORTARE IN EUROPA È MENO CONVENIENTE

I carichi cinesi di GNL – si tratta di gas che il paese importa dall’estero e poi rivende altrove – hanno dato un po’ di “sollievo” energetico all’Europa, in cerca di combustibile con cui sostituire le forniture provenienti dalla Russia, e hanno anche garantito ricche entrate alle società cinesi, visti i prezzi alti del gas sul mercato europeo.

Le società cinesi possiedono grossi contratti di compravendita con le aziende americane esportatrici di GNL.

La convenienza della ri-esportazione del GNL, però, è diminuita. Le ragioni sono innanzitutto due: la prima è che le spese per il trasporto marittimo sono elevate; la seconda è che gli stoccaggi di gas nel Vecchio continente sono quasi pieni (la media dell’Unione europea è del 92,4 per cento, superiore all’obiettivo minimo dell’80 per cento).

LA CINA INSISTE SULLA SICUREZZA ENERGETICA

A motivare l’intervento delle autorità cinesi, però, sono state probabilmente le previsioni sul (ridotto) deficit di approvvigionamento di gas da parte della Cina, che dunque potrebbe fare difficoltà a garantire il riscaldamento delle utenze domestiche questo inverno. L’anno scorso la Cina è stata la prima importatrice di GNL al mondo, superando il Giappone, anche se nel 2022 potrebbe riportare un calo – il primo – nei consumi di gas.

Nel suo lungo discorso al ventesimo Congresso nazionale del Partito comunista, domenica scorsa, il presidente cinese Xi Jinping ha parlato di sicurezza energetica e detto che la nazione deve sì portare avanti la transizione verso le fonti a basse emissioni, ma deve procedere con cautela, evitando crisi di approvvigionamento.

I PREZZI DEL GAS IN EUROPA

Intanto, in Europa i prezzi del gas naturale sono scesi di quasi il 60 per cento rispetto ai picchi registrati ad agosto, ma rimangono comunque su livelli record rispetto alla media per questo periodo dell’anno.

L’aumento dei carichi di GNL nel Vecchio continente – provenienti, ad esempio, dagli Stati Uniti – stanno contribuendo all’abbassamento dei prezzi sul mercato spot, quello giornaliero e all’ingrosso, e spingendo di conseguenza alcuni fornitori a riorientare le metaniere verso l’Asia, dove i prezzi (e dunque le possibilità di profitto) sono più allettanti.

La Cina, con il suo blocco alle esportazioni, potrebbe aggravare la crisi energetica europea in una situazione di inverno freddo che farebbe esaurire più rapidamente le scorte.

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