skip to Main Content

Elettrolizzatori

Idrogeno, le aziende europee di elettrolizzatori vogliono aiuti contro la Cina

Venti aziende europee di elettrolizzatori per l'idrogeno, tra cui le italiane Rina e Thyssenkrupp Nucera, hanno chiesto alla Commissione europea di intervenire per arginare i macchinari cinesi, sussidiati dallo stato. L'Europa, dicono, rischia di perdere un'altra tecnologia per l'energia pulita.

Le aziende europee che realizzano elettrolizzatori – cioè quei macchinari che consentono di ottenere l’idrogeno dall’energia elettrica attraverso un processo chiamato elettrolisi, alimentabile da fonti pulite – hanno chiesto aiuto all’Unione europea per poter competere con i produttori cinesi e i loro bassi prezzi di vendita.

QUALI SONO LE AZIENDE E COSA CHIEDONO ALL’UNIONE EUROPEA

In una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e firmata da venti società – tra cui l’italo-tedesca Thyssenkrupp Nucera, l’italiana Rina, la norvegese Nel Hydrogen, la francese McPhy, la danese Topsoe e le tedesche Siemens Energy e Sunfire -, le aziende chiedono a Bruxelles di fare di più per assicurare che gli obiettivi comunitari sull’idrogeno siano raggiunti attraverso elettrolizzatori prodotti in Europa.

La Commissione vuole infatti che entro il 2030 l’Unione europea produca 10 milioni di tonnellate di idrogeno “rinnovabile”, ossia da fonti a zero emissioni; questo idrogeno servirà poi ad alimentare le industrie e i mezzi di trasporto difficili da elettrificare, come le acciaierie e le navi. Al momento, però, un vero e proprio mercato dell’idrogeno “verde” non esiste, visto il suo prezzo elevato.

“CONCORRENZA SLEALE”

In Cina si trova il 40 per cento della capacità manifatturiera globale di elettrolizzatori. I firmatari della lettera scrivono che le aziende cinese sono sussidiate dallo stato e che “questa distorsione delle condizioni crea una concorrenza sleale e pone i produttori europei di elettrolizzatori in una posizione di notevole svantaggio. Una volta persa una tecnologia o la sua filiera”, avvertono le aziende, “è impossibile recuperarla”. L’Unione europea ha già perso capacità industriali nei dispositivi fotovoltaici, la cui produzione è oggi dominata dalla Cina, così come quella di batterie e veicoli elettrici; anche i costruttori europei di turbine eoliche potrebbero non riuscire a reggere il confronto con quelli cinesi.

LE TECNOLOGIE DI ELETTROLIZZATORI PER L’IDROGENO

Gli elettrolizzatori cinesi sono molto più economici di quelli europei – per circa un terzo o un quarto -, ma non sono però altrettanto efficienti: le aziende cinesi producono principalmente elettrolizzatori di tipo alcalino, poco costosi però anche poco efficienti, mentre le aziende europee si concentrano sulle tecnologie a ossido solido o a membrana a scambio protonico (PEM), più costose e più efficienti. La necessità di minori quantità di elettricità per la produzione di un chilo di idrogeno è una caratteristica importante per tutti quei produttori di idrogeno situati in paesi dove l’elettricità ha prezzi elevati (ossia in gran parte d’Europa).

Al momento, inoltre, i produttori cinesi vendono i loro elettrolizzatori soprattutto sul mercato interno, anche se stanno cominciando a espandersi all’estero.

FAVORIRE I MACCHINARI EUROPEI

Nella lettera, le aziende invitano von der Leyen a tenere in considerazione il rischio di dipendenza tecnologica dalla Cina e a introdurre di conseguenza dei “criteri di resilienza” nei bandi per l’idrogeno in modo da garantire delle quote di contenuti europei. “Non si tratta di chiudere il mercato europeo, ma di garantire una concorrenza leale […] e di costruire catene di valore resilienti”, ha dichiarato a Reuters Christoph Noeres, dirigente di Thyssenkrupp Nucera.

Lo scorso aprile la Banca europea dell’idrogeno – ha la funzione di sostenere la produzione europeo di idrogeno rinnovabile e le importazioni da paesi partner – ha assegnato 720 milioni di euro a sette progetti. Stando alle fonti sentite da Reuters, i bassi prezzi delle offerte per alcuni progetti sembrano indicare l’utilizzo di apparecchiature cinesi economiche.

Back To Top