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Perché i prezzi del gas scendono un po’

Prezzi Gas

I prezzi europei del gas continuano a scendere, ma non le bollette: ecco le vere cause (il price cap non c’entra). L’analisi di Sergio Giraldo

Continua a scendere il prezzo del gas sui mercati a termine. Ieri il future sulla piazza olandese del TTF per il mese di febbraio ha toccato un minimo a 64 €/MWh, portando il calo delle quotazioni a –52% da metà dicembre.

COSA (NON) CAMBIA PER LE BOLLETTE

La tariffa del mercato tutelato per il mese di dicembre è invece salita del 27%. Ciò a causa della differente modalità di aggiornamento, introdotta lo scorso luglio dall’autorità di settore, l’ARERA, rispetto ai mercati a termine. L’attuale indicizzazione delle condizioni per il mercato tutelato fa infatti riferimento al mercato fisico giornaliero all’hub italiano, il PSV, che ha visto quotazioni ancora molto elevate per tutta la prima metà del mese di dicembre, più alte di quelle di novembre, con un calo graduale dei prezzi solo in corrispondenza dell’inizio delle festività.

È un paradosso solo apparente, quindi, quello cui stiamo assistendo, dato dai diversi mercati di riferimento e dai differenti ambiti temporali. Va anche osservato che le condizioni stabilite dall’ARERA per i clienti che non sono sul mercato libero si rivolgono a una fetta di utenti che è “tutelata” non in termini di prezzo, ma di controparte. Infatti, le condizioni per la fornitura nel servizio di tutela non sono una tariffa amministrata o “calmierata”, ma fanno riferimento comunque a prezzi di mercato. Questo è imposto dalla liberalizzazione del settore, avviata dall’Unione europea ormai venticinque fa e che dovrebbe portare alla definitiva cancellazione della “tutela” dal 2024 per lasciare spazio al solo mercato libero.

LE CAUSE DEL CALO DEI PREZZI DEL GAS

Vale la pena notare che i prezzi del gas a termine stanno scendendo per una combinazione di motivi, tre in particolare. Innanzitutto, un inverno mite come sin qui pochi se ne ricordano, con temperature quasi primaverili in ampie zone del continente. Questo abbassa drasticamente la domanda di gas per riscaldamento ed evita che si debba prelevare gas dagli stoccaggi, che così restano a buoni livelli e alleviano le preoccupazioni di dover reperire molto gas in estate per il nuovo riempimento. In sintesi, le alte temperature attuali contribuiscono a far scendere anche i prezzi del gas con consegna in primavera/estate.

Il secondo motivo del calo dei prezzi è il generalizzato crollo della domanda di gas industriale, che nel 2022 in Italia ha fatto registrare un -15%, ma che nel mese di dicembre è stata attorno al -30%. Il calo dei consumi industriali non è legato al clima, ma ai prezzi alti che hanno costretto le imprese a diminuire i consumi, riducendo dunque l’output industriale per non produrre in perdita, come si evince dai dati ISTAT. Ci sono voluti prezzi molto alti per vedere una riduzione indotta della domanda, ma alla fine questa è arrivata. Al momento è difficile capire se e in quale misura i consumi energetici dell’industria riprenderanno, anche per l’aria di recessione che spira a settimane alterne.

Il terzo motivo che guida il calo dei prezzi è dato dalle condizioni dell’offerta. Le temperature miti hanno infatti alleggerito la situazione del sistema elettrico francese, che, nonostante manchi tuttora di non meno di 10.000 megawatt di potenza da centrali nucleari, non ha subito sin qui particolari stress. Non c’è stato dunque bisogno, come invece si temeva in caso di freddo, di supplire con energia elettrica da centrali a gas (o con energia importata dall’Italia, che produce massimamente a gas). Inoltre, in Germania le condizioni di alta ventosità hanno fatto sì che gran parte del fabbisogno elettrico fosse soddisfatto da impianti eolici, diminuendo anche in questo caso la richiesta di integrazioni con centrali a gas. Infine, il gas arriva dai gasdotti senza problemi, le navi di LNG scaricano quanto ci si attendeva e al momento non ci sono particolari turbative in vista su questi flussi.

IL CONTRIBUTO INESISTENTE DEL PRICE CAP

Il tutto, naturalmente, può mutare da un momento all’altro, essendo il settore comunque ancora nel pieno di una crisi strutturale. Purtroppo, basta poco per riportare i prezzi in alto.

Abbiamo parlato delle variabili fondamentali che muovono i prezzi. Tra queste, nonostante le invocazioni di molti tra politici e giornalisti, non figura il price cap inventato dall’Unione europea, che difetta della benché minima credibilità dal punto di vista dei fondamentali economici.

Riassumiamo: dopo avere articolato negli anni un mercato continentale asimmetrico con un’offerta concentrata, a causa della miopia della Germania con i suoi gasdotti Nord Stream, l’Ue ha preteso di sostituire in pochi mesi i 150 miliardi di metri cubi di gas che importava dalla Russia con altro gas da altri fornitori. Questa ristrutturazione ha comportato costi esorbitanti e ha avuto impatti devastanti sull’inflazione, sulla crescita economica e sui debiti pubblici dei paesi core e periferici dell’eurozona.

A un tale epocale disastro che affonda le radici in vent’anni di ideologia, Bruxelles pensa davvero di porre rimedio, anche solo parziale, introducendo un “price cap” che dovrebbe limitare l’oscillazione dei prezzi? Ed è pensabile che “il mercato” ci creda? O che, soprattutto, ci credano i cittadini?

Questa è solo una rozza piegatura politica a meccanismi di mercato, una cosa che di solito finisce in un disastro. L’Unione europea ha giocato a fare l’apprendista stregone, ed il prezzo della sua ostinata visione ideologica ora è tutto sulle spalle dei cittadini.

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