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Bollette, ecco perché lieviteranno quelle di gas e luce

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Andamento stagionale, riduzione della produzione di gas olandese, restrizioni all’accesso ai gasdotti di transito europei e timori per un possibile calo della produzione francese tra i motivi dei prossimi aumenti delle bollette

A partire dal 1 ottobre le bollette energetiche saranno più pesanti per le tasche degli italiani: +2,6% per l’energia elettrica e +3,9% per il gas. Ma stavolta a determinare gli aumenti non sono stati tanto gli oneri di sistema, da sempre nel mirino delle associazioni dei consumatori, quanto un incremento generalizzato dei costi della materia prima.

ONERI DI SISTEMA INNOCENTI QUESTA VOLTA

La crescita dei costi di acquisto dell’elettricità, che per il prossimo quadrimestre sarà appunto del 3,2%, sarebbe stata più alta se non fosse stato per un calo degli oneri generali dello 0,6%. “La condizione di un ritrovato equilibrio del gettito degli oneri infatti ha permesso una loro riduzione”, ha spiegato Arera nella nota di accompagnamento. Anche se il presidente dell’Authority Stefano Besseghini ha comunque precisato che “l’importanza di un sistematico lavoro di revisione degli oneri generali per recuperare tutti gli spazi possibili a vantaggio di consumatori e aziende”.

I FATTORI CHE HANNO DETERMINATO L’AUMENTO

Ma come si giustifica l’aumento delle due componenti? Arera spiega che si tratta di vari fattori: “Andamento stagionale, riduzione della produzione di gas olandese, alcune restrizioni all’accesso ai gasdotti di transito europei sono tra i fenomeni che spingono verso l’alto il prezzo del gas, ancora predominante anche nella produzione elettrica”. Sempre in materia di produzione elettrica “pesano i timori per un possibile calo della produzione francese nei prossimi mesi, a causa dei problemi in alcune centrali nucleari. A questo si aggiungono le recenti tensioni geopolitiche, legate agli attacchi alle piattaforme petrolifere saudite, che hanno influenzato le quotazioni delle principali commodity energetiche”.

IL GAS DI GRONINGEN

La produzione di gas olandese sta ormai andando a esaurimento. L’immensa riserva di gas, scoperta nel 1959, e la lunga attività estrattiva che va avanti senza sosta dal 1963 hanno portato negli anni a una serie infinita di terremoti nella zona. Negli anni Ottanta le entrate provenienti da questa zona “incidevano per il 15% sulle entrate statali. Si calcola che abbiano fin qui fruttato allo Stato 417 miliardi di euro – si legge in un articolo de La Stampa -. La Nederlandse Aardolie Maatschappij (NAM), la joint venture composta dal campione nazionale Royal Dutch Shell e dalla statunitense ExxonMobil che è impegnata a tirar fuori dalla terra quello che rimane pur sempre un combustibile fossile, ha incamerato oltre 30 miliardi di euro. Tuttora poco meno del 90 per cento delle famiglie olandesi impiega il gas di Groningen per uso domestico”. Si stima che il gas lasciato nel sottosuolo “sia il 20 per cento dei 2.740 miliardi di metri cubici (bcm) stimati alla fine degli anni Cinquanta, per un valore che oscilla tra i 50 e i 120 miliardi di euro. Dopo ogni terremoto di forte intensità la soglia di bcm da estrarre viene abbassata, ora è 19, ma nel 2013 era ancora 59. Ora il ministro Wiebes ha ventilato la possibilità di portarla a 12”, ha aggiunto il sito web del quotidiano torinese.

I REATTORI NUCLEARI FRANCESI VERSO LO STOP

A pesare sugli aumenti anche quanto sta accadendo in Francia. Edf, l’azienda francese che sovrintende alla produzione e distribuzione dell’energia elettrica, ha segnalato che sei reattori nucleari in alcune centrali hanno riscontrato un problema alle saldature dei generatori di vapore. I reattori interessati dal problema sono i numero 3 e 4 della centrale di Blayais (dipartimento della Gironda), il numero 3 di Bugey (dipartimento dell’Ain non lontano da Lione), il reattore numero 2 di Fessenheim (in Alsazia), quello numero 4 di Dampierre-en-Burly (nella Loira) e quello numero 2 di Paluel (anch’esso in Normandia). Sebbene si sia stabilito che i reattori interessati dal difetto possano attualmente continuare il loro servizio, l’autorità generale per la sicurezza nucleare francese, l’Asn, ha affermato che nelle prossime settimane deciderà, una volta presa visione dei risultati delle ulteriori indagini in atto, sul possibile arresto degli impianti. E questo potrebbe portare un problema al nostro paese che importa una grossa fetta di energia proprio dai cugini transalpini.

L’ATTACCO ALLE RAFFINERIE SAUDITE

Infine, hanno influenzato i prezzi delle materie prime, anche gli attacchi alle raffinerie petrolifere dell’Arabia saudita di probabile matrice iraniana che hanno dimezzato improvvisamente la produzione di petrolio, in corso di ripristino.

PER I CONSUMATORI È COMUNQUE UNA STANGATA

Nel prossimo trimestre si spenderà di più, ma nell’arco temporale dell’anno la situazione non cambia molto, grazie alle manovre tariffarie precedenti: le famiglie italiane spenderanno infatti nel 2019 (al lordo delle tasse) 559 euro per l’elettricità e circa 1.107 euro per quella del gas. La famiglia tipo del mercato tutelato avrà quindi una spesa totale sostanzialmente allineata a quella del 2018, registrando un aggiustamento di circa l’1% (+1,35% per l’elettricità, +1% per il gas). “Le variazioni tariffarie di questo ultimo trimestre ci consegnano un 2019 in cui i costi energetici hanno mantenuto una sostanziale stabilità nel medio periodo”, ha commentato Besseghini.

QUANTO PESANO ONERI E BALZELLI

Il peso degli oneri di sistema in una bolletta tipo di un utente domestico del mercato tutelato è attualmente del 22,6% a cui vanno aggiunte imposte per il 13% per la luce, e 4,37% (sempre per gli oneri) quando si parla di gas. Ma poi sono da considerare anche le spese di trasporto e gestione che assorbono un altro 19,8%. Considerati gli aumenti, insomma, il Codacons ha calcolato che le famiglie italiane spenderanno in media 18 euro in più mentre secondo l’Unc l’aggravio sarà di 52 euro.

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