Energia

Nord Stream 2, chi brinda e chi mugugna dopo il via libera della Danimarca. L’approfondimento di Gagliano

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Che cosa cambia dopo il via libera della Danimarca al gasdotto Nord Stream 2. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Nel contesto della geopolitica del gas il fatto che Nord Stream 2 AG abbia ottenuto il permesso di costruire il suo sistema di condutture pianificato nella zona economica esclusiva danese (ZEE) a sud-est di Bornholm da parte della Agenzia danese per l’energia – come dichiarato da Samira Kiefer Andersson, responsabile delle autorizzazioni della Danimarca presso Nord Stream 2 – costituisce una svolta di grande rilevanza.

IL VIA LIBEA DELLA DANIMARCA

Infatti fino ad un mese fa la Danimarca rappresentava l’ultimo ostacolo che avrebbe potuto ostacolare la realizzazione del progetto. Una via alternativa – aveva sottolineato il presidente della compagnia di gas russa Gazprom Viktor Zubkov – avrebbe comportato un aumento elevato dei costi.

IL CAPITOLO DIPLOMATICO

Sotto il profilo strettamente diplomatico non c’è dubbio che il lungo lavoro compiuto – fra settembre e ottobre – dal Ministri degli Esteri russo Sergej Lavrov e dal suo omologo danese Jeppe Kofod abbia portato i suoi frutti.

LA GENESI DEL PROGETTO

La genesi politico-economica di questo ambizioso progetto è da individuarsi nell’accordo del 2015 tra Gazprom e la tedesca Basf al quale si sono poi uniti l’austriaca Omv, la Royal Dutch Shell e infine la francese Engie.

LA CENTRALITA’ DI GAZPROM E GERMANIA

Naturalmente un progetto di tali dimensioni darebbe assoluta centralità a Gazprom e alla Germania, che avrebbero il monopolio a livello europeo del gas. In particolare il 50% del fabbisogno energetico della Germania viene coperto dalla Russia. Ma i legami tra Russia e Germania passano anche attraverso l’ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder che è diventato prima consulente dei russi in Gazprom e poi è diventato presidente del consorzio Nord Stream.

I VANTAGGI PER LONDRA

Tuttavia anche Londra, a parte la Germania, avrebbe un vantaggio rilevante, poiché una parte di questo progetto prevede di far arrivare il gas russo direttamente in Gran Bretagna.

CHI SI OPPONE AL GASDOTTO

Fra i principali oppositori al Nord Stream 2 vi sono Polonia, Slovacchia e Ucraina (e in seconda battuta Irlanda, Danimarca, Svezia, Lussemburgo, Croazia, Estonia, Lettonia e Lituania) che non solo sono politicamente e tradizionalmente anti-russi ma, se questo progetto venisse posto in essere, finirebbero per perdere sia centralità geopolitica sia ingenti guadagni.

LE RAGIONI DEL NO AMERICANO

Per quanto riguarda gli Usa la loro contrarietà al raddoppio del Nord Stream 2 dipende dal fatto un’alleanza tra la Russia e la Germania sul fronte energetico viene interpretata come una vera e propria minaccia geopolitica, una minaccia in grado cioè di ridimensionare in modo considerevole le loro esportazione di gas in Europa.

LA POSIZIONE DEGLI STATI UNITI

Proprio recentemente il segretario all’Energia Rick Perry ha ribadito la contrarietà alla realizzazione del nuovo gasdotto Nord Stream 2, contrarietà che dipende dal fatto che undici paesi europei dipendono per il 75% del loro approvvigionamento energetico dal gas russo. Lo stesso presidente Donald Trump ha attaccato la Germania proprio sul Nord Stream 2 al vertice Nato di luglio 2018 a Bruxelles.

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