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Amianto: tutti i numeri dell’Italia. Bambini a rischio

Numerose le scuole in cui si denuncia ancora la presenza di amianto. Allo studio una nuova legge per obbligo di bonifica

 

Emergenza amianto alle porte di Roma. E non solo. L’incendio scoppiato al deposito Ecox di Pomezia ha riacceso la paura e i dibattiti sulla presenza di amianto in Italia, sulle conseguenze dell’inalazione e sui tempi di bonifica del Bel Paese. Ma andiamo per gradi.

Cosa è successo a Pomezia

Venerdì 5 maggio è scoppiato un incendio presso il deposito Ecox di Pomezia, 20 km a sud di Roma. La plastica bruciata ha dato vita ad una nube nera pericolosa per la salute.

Scuole chiuse e la raccomandazione di restare a casa il più possibile: queste sono state le principali misura di cautela. Ma ora la paura è un’altra: agricoltori e allevatori temono che la nube tossica contenga diossina. Troppo presto per capire se è così: bisogna aspettare un tempo fisiologico di almeno sei giorni per aspettare che le polveri finiscano di depositarsi in terra e controllare la presenza di diossina, o altre sostanze inquinanti, nel suolo e nelle acque.

E mentre si attende, scatta l’emergenza amianto. Il tetto del capannone era in Eternit.

Cos’è l’amianto?

E’ un insieme di minerali del gruppo dei silicati, appartenente alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. È presente in natura in diverse parti del globo terrestre e si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento, in genere in miniere a cielo aperto.

Trattandosi di un materiale fibroso, con il tempo l’amianto si sfalda in fibre molto piccole e volatili

La legislazione sull’amianto in Italia

Fino al 1992, l’Italia era il secondo produttore mondiale di amianto, dopo l’Unione Sovietica. A partire da quella data, poi, viene riconosciuta la pericolosità dell’amianto e con la legge n. 257 del marzo 1992 si decide sulla cessazione del suo impiego e l’avvio di un iter di smaltimento controllato.

Negli anni successivi, sono stati varati numerosi altri decreti riguardanti l’emergenza amianto, senza però che vi fosse una soluzione vera al problema. A fine 2016 è stato presentato al Senato un Testo Unico per il riordino, il coordinamento e l’integrazione di tutta la normativa in materia di amianto. Si tratta di 128 articoli suddivisi in otto titoli che toccano diverse materie: dall’ambiente alla sicurezza del lavoro, dallo sviluppo alla giustizia, dalla tutela della sicurezza sul lavoro alla tutela della salute collettiva.

Il documento prevede l’obbligo di denuncia e di bonifica, esteso a tutti gli edifici, compresi quelli privati, per poter garantire una mappatura affidabile da parte di Regioni e Asl e l’obbligo di trasmissione da parte del medico e dell’Asl ai Centri operativi regionali (Cor) delle informazioni relative ai pazienti, in caso di accertamento della malattia, ai fini dell’inserimento nel registro tumori presso l’Inail (ReNaM).

Troppo amianto in Italia

Come abbiamo accennato, a poco sono servite le leggi. In Italia c’è ancora troppo amianto: si contano 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali che lo contengono in circa 50 mila siti e un milione di micrositi.

Purtroppo, la mappa del rischio posiziona le scuole ai primi posti. In Italia ci sono ben 2.400 istituti in cui si denuncia la presenza di asbesto. Quotidianamente vengono esposti al pericolo circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non. Presenza di amianto anche in ospedali e altri edifici pubblici.

Tempi di bonifica

L’Italia sarà libera dall’amianto tra moltissimi anni. Qualcuno stima che saranno necessari ben 1000 anni per rimuovere totalmente ogni traccia di amianto in Italia.
Altri, invece, sono più ottimisti. Tito Boeri, presidente dell’Inps, è convinto che in 85 anni si potrebbe bonificare tutto l’amianto presente sul territorio nazionale.

Amianto: un materiale che uccide

Stime a parte, quello che è certo è che bisogna accelerare. L’amianto uccide: ogni anno nel nostro Paese avvengono 6.000 decessi per patologie asbesto-correlate; 1.900 sono i nuovi casi di mesotelioma (dati forniti da il “I numeri del cancro in Italia 2016 di Aiom /Airtum“).

Basta una singola fibra a determinare l’insorgenza di tumori per i quali non vi è nessuna forma di cura. È stato calcolato un periodo di latenza, che varia dai 15 ai 50 anni, prima che si manifesti una patologia correlata.

Le zone con mortalità da amianto più elevata sono la provincia di Gorizia (Monfalcone) e Trieste nel nord est. Numerosissimi anche i casi di mesotelioma registrati in provincia di Alessandria, dove è situato Casale Monferrato, sede per circa 80 anni della più grande fabbrica di cemento-amianto della Eternit.

Come riconoscere un manufatto in Amianto

amiantoNel caso aveste un dubbio sulla composizione di un materia è possibile effettuare delle analisi chimiche, in laboratori specializzati. È possibile anche rivolgersi a delle ditte specializzate, che possono riconoscere il materiale e avviare l’iter di smaltimento.

Come bonificare l’amianto?

Evitare di rimuovere il materiale fai da te. É sempre bene rivolgersi ad una ditta specializzata in rimozione e smaltimento amianto o contattare l’ASL del proprio comune, che vi fornirà tutte le informazioni necessarie.

Quanto costa smaltire l’amianto?

Non ci sono costi fissi , a parte le spese per le pratiche all’ASL e il trasporto. Il costo del lavoro si basa sulla quantutà di materiale che deve esser smaltito, sulla posizione e la tipologia del manufatto.

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