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Vodafone Torri

Perché Vodafone vende le torri indiane

Vodafone ha raccolto 1,7 miliardi di euro di proventi lordi nella vendita di azioni di Indus Towers, operatore indiano di torri di telecomunicazioni. I proventi saranno utilizzati per ripagare il debito

Vodafone ha incassato quasi 2 miliardi di euro tramite la vendita di azioni nella società indiana di torri per telecomunicazioni.

La multinazionale delle tlc britannica guidata da Margherita Della Valle (nella foto) ha venduto la maggior parte della sua partecipazione nell’operatore indiano di torri di telecomunicazioni Indus Towers attraverso un accelerated book-build (ABB).

E il mercato plaude alla mossa: il titolo della società di telecomunicazioni si attesta tra i migliori del Ftse 100 con un guadagno dell’1,7%, quando il principale indice londinese cede lo 0,1%, segnala Radiocor.

Tutti i dettagli.

VODAFONE HA CEDUTO UNA QUOTA DEL 18% NELL’OPERATORE INDIANO DI TORRI TLC

Il gruppo ha venduto 484,7 milioni di azioni di Indus Towers, che rappresentano il 18,0% del capitale azionario di Indus, a 310-314 rupie per azione, per un totale di 153 miliardi di rupie, pari a 1,7 miliardi di euro. Inizialmente Vodafone aveva pianificato di vendere 268 milioni di azioni, ovvero una quota del 9,9%, ma -secondo quanto riporta Reuters – la forte domanda degli investitori l’ha spinta a incrementare le dimensioni della vendita.

Bharti Airtel, seconda compagnia di telecomunicazioni indiana che detiene circa il 48% delle azioni di Indus Towers, ha affermato di aver acquistato un ulteriore 1% di partecipazione nella società tramite transazioni a blocchi.

A seguito del collocamento, Vodafone detiene 82,5 milioni di azioni di Indus, pari ad una quota del 3,1%.

I PROVENTI PER RIMBORSARE IL DEBITO

I proventi dell’operazione saranno utilizzati per rimborsare sostanzialmente gli attuali finanziatori di Vodafone in relazione ai prestiti bancari in essere di 1,8 miliardi di euro garantiti dalle attività indiane di Vodafone.

LA STRATEGIA DEL CEO MARGHERITA DELLA VALLE

Come ricorda Bloomberg, l’ad del gruppo Margherita Della Valle, che ha preso le redini della multinazionale britannica l’anno scorso, ha venduto mercati sottoperformanti e ha lavorato per ridimensionare un impero tentacolare.

LE ULTIME MOSSE DEL GRUPPO TLC BRITANNICO

Basti pensare alla notizia di inizio anno quando Vodafone ha deciso di cedere l’attività italiana alla svizzera Swisscom che la fonderà poi con Fastweb.

Il colosso elvetico delle tlc Swisscom ha stipulato accordi vincolanti con il gruppo Vodafone per l’acquisizione del 100% di Vodafone Italia per 8 miliardi su base cash and debt free con l’obiettivo di integrarla poi con Fastweb, sua controllata italiana, come annunciato dalle due aziende a marzo. Il closing dell’operazione, soggetta alle approvazioni normative e ad altre approvazioni consuete, è previsto nel primo trimestre del 2025. Vodafone Italia e Fastweb sono rispettivamente il secondo e il quarto operatore più grande del Paese, con un fatturato combinato di circa 7 miliardi di euro all’anno, rileva Bloomberg. L’accordo darà vita al secondo operatore italiano fisso dietro Tim, quest’ultima impegnata nella cessione della rete fissa al fondo americano Kkr.

Secondo Reuters, l’accordo conclude un primo anno impegnativo per l’ad di Vodafone Margherita Della Valle che raggiungerebbe così il suo obiettivo di affrontare i tre mercati problematici del gruppo.

Lo scorso giugno Vodafone ha annunciato l’intenzione di fondere le sue attività di telefonia mobile con Three UK di proprietà del conglomerato hongkonghese CK Hutchison a giugno. CK Hutchison è proprietaria dell’azienda di telecomunicazioni italiana Wind Tre.

Dopodiché ad ottobre il gruppo tlc britannico ha ceduto Vodafone Spagna al fondo Zegona Communications per un controvalore di 5 miliardi di euro, di cui almeno 4,1 miliardi in contanti e fino a 900 milioni di euro in azioni privilegiate rimborsabili entro sei anni dal closing. L’operazione spagnola ha segnato l’ultima parte del piano di razionalizzazione delle attività della società dopo che le azioni sono scese ai minimi di 20 anni all’inizio di quest’anno, e segue l’annuncio a maggio 2023 di 11.000 tagli di posti di lavoro.

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