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Flop vaccino italiano, le arcurate di Invitalia con Reithera

Invitalia Reithera

Dopo il mancato vaccino italiano, Invitalia vende la sua quota in Reithera. Fatti, numeri e polemiche

 

Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo di proprietà del ministero dell’Economia e delle finanze (Mef), molla Reithera, la biotech di Castel Romano che avrebbe dovuto lanciare il vaccino anti Covid made in Italy.

Come svelato da Repubblica, sono in corso le trattative per la vendita della quota di Invitalia in Reithera a “un importante fondo che opera nel settore farmaceutico”.

IL CAMBIO DI VERTICI IN INVITALIA

Sarà Bernardo Mattarella, recentemente insediatosi come amministratore delegato ai vertici di Invitalia, mettendo fine all’era di Domenico Arcuri, a occuparsi della trattativa.

PERCHÉ INVITALIA SI SFILA DA REITHERA

Invitalia, secondo quanto scritto da Repubblica, sta trattando per vendere la quota del 27% di Reithera. Decisione, ipotizza il quotidiano, probabilmente dovuta allo stop arrivato dalla Corte dei conti un anno fa quando aveva bloccato un pacchetto di finanziamenti da 50 milioni di euro per la biotech.

COSA ERA SUCCESSSO

Nel 2021, Arcuri – quando era Commissario straordinario per l’emergenza Covid – aveva rilevato attraverso Invitalia la partecipazione in Reithera per 15 milioni di euro. L’investimento doveva essere parte di un progetto di finanziamento pubblico più ampio, ovvero il pacchetto da 50 milioni.

Reithera, infatti, era la scommessa del governo Conte per avere un vaccino italiano.

LO STOP DELLA CORTE DEI CONTI

Poi però salta tutto. La Corte dei conti, il 14 maggio 2021, boccia il finanziamento. La motivazione? L’assenza di un valido e sufficiente investimento produttivo.

“La Sezione – si legge nel comunicato della Corte dei conti – ha ritenuto il progetto di investimento proposto inconciliabile con la condizione posta dall’art. 15, comma 1, del DM 9 dicembre 2014, secondo cui le spese sono ammissibili ‘nella misura necessaria alle finalità del progetto oggetto della richiesta di agevolazioni’ e non, come invece risulta dal progetto presentato, per le finalità generali – produttive o di ricerca, anche per conto terzi – perseguite da ReiThera, né per le ancor più generali finalità di rafforzare la consistenza patrimoniale dell’impresa. Il progetto di investimento produttivo, infatti, ai sensi dell’art. 14, comma 2, del citato D.M. non può riguardare l’intero complesso aziendale ma solo determinate “unità produttive”.

L’OFFERTA DI ACQUISTO DELLA QUOTA INVITALIA IN REITHERA

E arriviamo quindi al 20 dicembre del 2021. Intanto, Arcuri è stato sostituito dal generale Francesco Figliuolo per l’emergenza Covid e – scrive Repubblica – “la società [Invitalia, ndr] ha ricevuto una manifestazione di interesse da un importante fondo che opera nel settore farmaceutico per l’acquisto fino al 100% della partecipazione di Reithera”.

La notizia è stata resa nota nel bilancio del 2021 appena reso pubblico da Invitalia.

“Le attività di due diligence – riferisce il quotidiano – sono ancora in corso alla data di rilevazione del documento”, ossia del bilancio.

LE CRITICHE

Secondo La Verità, però, “sarà difficile per Invitalia, dopo aver versato circa 15 milioni per la quota di Reithera, rivenderla a un fondo incassando la stessa cifra”.

“Quindi – commenta il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro – non solo non abbiamo avuto il ‘vaccino italiano’, non solo abbiamo dato la precedenza alla collaborazione con i russi su Sputnik con tutte le polemiche sullo scambio di informazioni che sono scoppiate nel marzo scorso, non solo non abbiamo perso Catalent che ha lasciato Anagni per fare rotta sull’Inghilterra dopo il pantano burocratico che ha bloccato gli investimenti, ma ora Invitalia, controllata dallo Stato, ci rimette altri soldi”.

MA REITHERA È ITALIANA?

Reithera, la biotech con sede a Castel Romano, in provincia di Roma, doveva dare alla luce il vaccino italiano per avere “una qualche indipendenza nella dotazione dei vaccini”, diceva Arcuri.

Tuttavia, come scriveva Start all’inizio del 2021, Reithera di italiano ha ben poco. È infatti controllata – come risulta anche oggi da una visura camerale – dalla società svizzera Keires AG, nata dalla biotech Okairos, fondata nel 2005 da tre scienziati italiani – Stefano Colloca, Alfredo Nicosia e Riccardo Cortese – ma la cui proprietà è a Basilea dal 2007.

Sette anni più tardi, nel 2014, Okairos – che intanto ha scoperto il vaccino contro l’Ebola – viene ceduta alla Glaxo, con tutti i brevetti, per la cifra di 250 milioni di euro.

Oggi i soci di Keires, che controllano Reithera al 100%, sono Maurizio Cortese (figlio di Riccardo) e Colloca, insieme a Jamila Louahed e Emmanuel Hanon, vicepresidenti della GSK vaccines.

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