Sanità

Vaccino italiano, chi sono i veri soci di Reithera?

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Reithera è controllata al 100% dalla società svizzera Keires. Soci di Keires – secondo Report- sono Maurizio Cortese e Stefano Colloca insieme a Jamila Louahed e Emmanuel Hanon, vicepresidenti della GSK vaccines. Ecco fatti, conti e nomi su Reithera

Il 2021 potrebbe essere l’anno del primo vaccino italiano contro il virus Sars-cov2. I risultati della prima fase sperimentale del GRAdCoV2 sono stati presentati lunedì 4 gennaio presso l’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. “Proviamo a raggiungere una qualche indipendenza anche nella dotazione dei vaccini”, ha detto il commissario straordinario Domenico Arcuri nel corso della conferenza stampa di presentazione, confermando l’intenzione del governo di entrare nel capitale sociale della società italiana. Inoltre oggi il Messaggero scrive che il governo sta pensando si stanziare risorse dal Recovery Fund per le ulteriori ricerche della società.

Ma il vaccino, promosso come italiano e frutto di una partnership fruttuosa tra istituzioni pubbliche e l’azienda privata ReiThera, sarà davvero di nazionalità italiana?

ReiThera: azienda italiana con capitali svizzeri?

Lo scorso 16 novembre la trasmissione di Rai Tre “Report” ha dedicato un’intera puntata al vaccino italiano. ReiThera è una biotech che possiede il brevetto del vettore adnovirale, il mezzo per veicolare la particella per immunizzare dal Covid. Report ha ricostruito tutta la storia del gruppo di lavoro che ha portato alla fondazione di ReiThera.

Nel 2002 nei laboratori dell’IRBM di Pomezia, allora controllati dalla multinazionale Merck,  si costituisce un gruppo di ricerca molto ambizioso che aveva l’obiettivo di utilizzare gli adenovirus dei primati per i vaccini umani. A guidare la ricerca che ha portato a scoprire 23 adenovirus sono tre scienziati italiani: Stefano Colloca, Alfredo Nicosia e Riccardo Cortese. I ricercatori intuiscono che le loro ricerche potrebbero avere ottimi sviluppi anche in termini produttivi, riescono a ottenere i diritti dei brevetti da Merck e creano uno spin off per continuare le ricerche. 

Nel 2005 i tre ricercatori specializzati sull’adenovirus fondano Okairos, srl italiana ma dal 2007 la proprietà è a Basilea, in Svizzera. 

I rapporti tra Okairos e l’IRBM di Pomezia 

Per proseguire le ricerche Okairos si appoggia ai laboratori dell’IRBM che nel 2010 viene acquisita da Pietro Di Lorenzo. I tre ricercatori costituiscono insieme a Di Lorenzo una nuova società, al 50%, di nome Advent, la cui sede è nei laboratori di Pomezia. 

In quei laboratori il gruppo di ricerca scopre il vaccino contro Ebola nel 2013, anno in cui viene fondata ReiThera. A brevettarlo è Okairos che nel 2014 viene ceduta alla Glaxo, con tutti i brevetti, per la cifra di 250 milioni di euro. In merito a questa acquisizione Report contatta Gian Gaetano Bellavia, commercialista esperto di antiriciclaggio, il quale afferma che non è possibile individuare la strada seguita dalla transazione. Tuttavia si riscontra un’anomalia perché a quanto risulta dai bilanci di Advent, che ha fisicamente prodotto il vaccino di Ebola, la società italiana non ha ricevuto alcun compenso dalla transazione che è avvenuta in Svizzera dove sono conservati i brevetti. Nel 2017 Alfredo Nicosia e Stefano Colloca vendono tutte le quote di Advent a Pietro Di Lorenzo al valore nominale di 5mila euro. Gian Gaetano Bellavia mette in dubbio che il prezzo pagato sia 5mila euro perché il patrimonio netto contabile di Advent è 5 milioni e mezzo di euro. Il Presidente di IRBM, Pietro Di Lorenzo, sentito da Report afferma che su quell’accordo c’è stato un accordo transattivo sul quale non vuole  fornire dettagli perché è privato, dunque riservato.

Come nasce l’idea del vaccino italiano 

Quando scoppia il Covid anche in Italia il prof. Alfredo Nicosia (Università Federico II di Napoli) e Stefano Colloca si fanno avanti con le istituzioni italiane per proporre vaccino italiano. Il prof. Nicosia riesce, attraverso il prof. Tommaso Russo  dell’Università Federico II, a contattare il Ministro dell’università e della ricerca Gaetano Manfredi. L’dea prevede di proporre l’incontro tra la sua società di biotecnologia, ReiThera, e le istituzioni per creare un’alleanza pubblico-privato per lo studio del vaccino. Il 17 marzo ha luogo una riunione tra il Ministro della salute Roberto Speranza, il Ministro della ricerca e università Manfredi e Presidente della Regione Lazio Nicola Zinagaretti. Dall’incontro emerge proposta di Reithera, Spallanzani e Federico II. Il progetto è finanziato con 5mln dalla Regione Lazio, 3 del CNR di questi 6 min vanno a Reithera. 

La società svizzera a guardia di ReiThera 

Reithera è controllata al 100% dalla società svizzera Keires AG con sede a Basilea. Soci di Keires – ha rivelato la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci – sono Maurizio Cortese, figlio di Riccardo morto nel 2017, e Stefano Colloca, insieme a Jamila Louahed e Emmanuel Hanon vicepresidenti della GSK vaccines. 

Dai documenti presentati da ReiThera alle istituzioni italiane emerge che il vaccino si basa su due tecnologie brevettate, una è l’adenovirus Grad23, l’altra è un metodo basato su cellule Hek293 ma in banca dati a nome Reithera non ve n’è traccia.

Dal contratto stipulato tra ReiThera e l’Istituto Lazzaro Spallanzani emerge che qualsiasi diritto di proprietà intellettuale di una parte resterà nella piena titolarità della stessa. Nel contratto ReiThera si impegna solo a concordare con successivi atti modalità per garantire un acceso al vaccino che possa soddisfare le esigenze nazionali. Il brevetto del vaccino è e resterà della stessa società. 

A effettuare i controlli su ReiThera è stata Invitalia del commissario straordinario Domenico Arcuri. Report afferma che in ReiThera ci sono persone legate alla multinazionale Glaxo, ma gli scienziati dell’azienda smentiscono. 

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