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Uk, ecco tutte le startup finanziate dal Future Fund del governo Tory

Future Fund

Il punto di Daniele Meloni

La scorsa settimana Boris Johnson ha snocciolato le cifre della spesa del governo Tory per supportare imprese e lavoratori durante la pandemia: oltre 470 miliardi di sterline. Tanto ha dovuto sborsare il Ministero del Tesoro, il potentissimo Her Majesty’s Treasury, guidato dal Cancelliere Rishi Sunak per mitigare gli effetti della crisi del Covid e impedire il collasso economico del paese durante i lockdown.

Tra le misure prese da Sunak, una in particolare è passata sotto la lente degli analisti dei mercati finanziari e degli economisti: la creazione, con un plafond di 1,1 miliardi di sterline, del Future Fund, un fondo di venture capital attraverso cui il governo ha stanziato finanziamenti per le start-up più innovative. Ne hanno beneficiato 1,190 imprese, tra cui quelle attive nel settore farmaceutico e della conversione ecologica, uno dei cavalli di battaglia di Boris Johnson, della moglie Carrie, e dell’erede al trono, il Principe di Galles, Carlo.

Il Future Fund – attivo da maggio 2020 a giugno 2021 – funzionava nel seguente modo: le aziende che ne facevano richiesta potevano beneficiare di prestiti governativi per 3 anni; potevano usufruire di conversioni da parte del governo del debito in azioni una volta che arrivavano nuovi investimenti senza  ottemperare ad alcuna due diligence per potervi accedere.

Così, il governo ha sostenuto Vaccitech, start-up che è stata coinvolta nello sviluppo del vaccino di AstraZeneca, ma ha anche investito in aziende ben lontane dall’high-tech, dalla green economy e dalla gender equity. Anzi. Il fondo, amministrato dalla British Business Bank (BBB), ha in realtà elargito somme solo a un settimo delle start-up innovative, ma si è distinto per l’eterogeneità dei trasferimenti. La stampa britannica ha subito rimarcato come l’87% dei Ceo delle neo-costituende imprese sia di sesso maschile, ma la polemica è divampata quando il Financial Times ha rivelato la lista dei beneficiari, tenuta gelosamente custodita a Whitehall.

Il quotidiano della City ha rivelato, lo scorso sabato, i nomi delle aziende coinvolte. Troviamo così Onto, una compagnia che si occupa di fornire servizi per auto elettriche; Novoltea che mixa due passioni degli inglesi: il tè e gli alcolici; The Yaar Bar, una catena di bar che offrono yogurt nordico; Jazzed, che offre servizi digitali per appassionati di musica; Borrow a Boat, start-up che offre un servizio di noleggio per gli amanti di yacht e navigazione; Jigged, un’app che unisce domanda e offerta per lavoratori della giga economy. E così via. Molti hanno fatto notare come gli yogurt e il tè al gin tonic non siano proprio l’emblema della futuribilità. Altri hanno rimarcato le difficoltà da parte della BBB a gestire tutto il portfolio con soli 10 impiegati per l’attività di overseeing. In tutto questo, è sempre John Bull, il Pantalone inglese, a pagare. Chissà se forse anche questo non metterà in dubbio la bontà del nuovo corso tax-and-spend dei Conservatori: le elezioni si avvicinano – 2024, ma, forse, può essere, anche 2023 – e Johnson dovrà mostrarsi ben più attento alle finanze dello Stato di quanto ha dimostrato di esserlo finora se vuole ottenere un secondo mandato personale, il quinto consecutivo per il suo partito.

 

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