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Come Johnson ha rinvigorito i Tories al congresso dei conservatori

Sciopero Trasporti Inghilterra

Il punto di Daniele Meloni

 

Boris Johnson è stato per anni il mattatore delle conference del partito Conservatore. Ereditando il ruolo da un altro istrione Michael Heseltine, BoJo ne ha assunto i medesimi tratti: beniamino dei militanti Tories, oratore amato e ascoltato da tutti, anche da chi, proprio, non riesce a sopportarlo. Ma due anni fa Johnson è riuscito nell’impresa che Heseltine ha sempre fallito: quella di diventare Primo Ministro. E dopo la vittoria clamorosa del dicembre 2019, non era ancora riuscito a ricevere una standing ovation come si deve dal suo partito: il Covid ha fatto sì che il congresso del partito si svolgesse solo in via telematica nel 2019.

Ora però le cose sono cambiate. Quest’anno si è tornati in presenza e tutti i top Tory sono saliti a Manchester per una quattro giorni di discussioni, panel e speech che hanno avuto il fine di rinvigorire il partito, al governo da quasi 11 anni. Per BoJo, però, il momento non è stato dei più propizi. L’aumento delle tasse non è andato giù all’ala destra del partito e i timori sul rincaro del costo della vita e sulla sua agenda economica hanno causato più di un malumore in chi ritiene che il suo seggio possa essere messo a rischio nella prossima tornata elettorale.

DEBITO E SPESA PUBBLICA ALLE STELLE MA THATCHER AVREBBE APPREZZATO

Alla fine, chi alla vigilia aveva fatto filtrare la notizia di un innalzamento del salario minimo ha preso una cantonata: Johnson non poteva consegnare alla platea un nuovo aumento della spesa pubblica, dopo avere portato all’1,25% la National Insurance e dopo che alcuni suoi deputati stanno spingendo lui e il Cancelliere Sunak a mantenere le 20 sterline aggiuntive per i sussidi dello Universal Credit, il sussidio universale per i più bisognosi. Johnson non ha negato che durante la pandemia ha portato il debito pubblico a 3,2 trilioni di sterline e sono state spese oltre 470 miliardi di sterline per mantenere in vita imprese e lavoratori ma, citando uno dei suoi più illustri predecessori, Margaret Thatcher, ha affermato che “anche lei avrebbe agito così di fronte al meteorite della pandemia”.

L’AGENDA SOCIALE E IL LEVELLING UP

Il Premier – che è ricorso a giochi di parole, metafore e altre figure retoriche durante tutto il suo intervento – ha anche posto l’accento sull’NHS e sul lavoro straordinario fatto durante la pandemia. Se i Tories hanno portato a termine la Brexit e un piano di vaccinazioni efficace, ora si apprestano a portare a termine la riforma dell’assistenza sociosanitaria e a modernizzare il servizio sanitario nazionale. A questo è servito l’aumento delle tasse. L’agenda del governo nei prossimi mesi prevede la campagna di livellamento verso l’alto – levelling up – per tutte le aree del paese, un riequilibrio socioeconomico che faccia emergere dalla depressione le regioni più svantaggiate del Regno Unito. Se ne occuperà il nuovo Ministro per la Casa e gli Enti Locali, Michael Gove. “Siamo uno tra i paesi al mondo con maggiori disuguaglianze, ha detto Johnson. Questo blocca il nostro potenziale”.

LAW AND ORDER

Dopo le polemiche suscitate per l’omicidio con stupro di una giovane ragazza per mano di un agente di polizia, Johnson ha voluto ribadire che i Conservatori restano il partito della legge e dell’ordine e che il ministro dell’Interno, Priti Patel, saprà essere dura con i delinquenti. Nessun cenno sul ruolo di Cressida Dick, il capo della Metropolitan Police: i Tories la sostengono mentre il Labour vorrebbe le sue dimissioni. Johnson ha anche voluto ribadire il suo essere contrario all’immigrazione incontrollata e, in un attacco a Michel Barnier, ex capo negoziatore della Brexit per l’Ue e ora candidato alle presidenziali francesi, ha detto: “Noto che ora Monsieur Barnier vuole riprendere il controllo delle leggi sull’immigrazione e della giustizia in Francia”.

IL MOOD NEL PARTITO

In casa Tory sanno che l’autunno e l’inverno possono essere decisivi in vista delle prossime elezioni. Due esponenti di punta del partito, Jacob Rees-Mogg e il Ministro degli Esteri, Liz Truss, hanno comunicato prima della conference che sono contrari all’idea di nuove tasse. In tv Johnson non lo ha escluso ma ha anche ribadito che se potrà non le aumenterà. Ma è stato negli eventi a margine dei grandi speech del congresso che sono emerse le cose pi interessanti. Il Chairman del 1922 Committee – il gruppo dei deputati Tories – Sir Graham Brady – ha presieduto una Liberty Zone, organizzata dall’influente think tank, The Bruges Group in cui si è parlato di tasse, passaporto vaccinale e Brexit in modo non sempre in linea con le politiche governative. I parlamentari neoeletti nel 2019 nella ex Muraglia Rossa sono preoccupati dal rincaro del costo della vita e dai sondaggi: i più recenti mostrano i Tory in affanno nelle constituencies conquistate a fatica due anni fa. Per Johnson tenere insieme il partito non sarà facile.

L’ATTACCO AL LABOUR

Nella settimana successiva alla conference Laburista, Johnson non ha potuto fare a meno di attaccare Starmer. Ha iniziato dall’ex leader, Jeremy Corbyn, definito “corduroy communist” che i Conservatori hanno spedito “nella galassia di appartenenza”. Poi ha affermato che il Labour non vuole riequilibrare verso l’alto ma verso il basso e che se avesse dato retta a Starmer – da lui chiamato, non per la prima volta Capitan Senno Di Poi – il paese sarebbe ancora in lockdown e se Cristoforo Colombo lo avesse ascoltato saremmo ancora a Tenerife”. Johnson nei mesi scorsi ha cercato di occupare lo spazio politico laburista ma alla conference di Manchester ha tentato di connettersi, per la prima volta da premier e dopo il trionfo del 2019, con il cuore del partito. Se eviterà il tanto temuto Inverno del Malcontento i Tories saranno in pole position per una riconferma: la quinta di fila dal 2010 a oggi.

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