Economia

Tutti i timori dei Servizi segreti su Eni, Enel, Leonardo, Tim e non solo

di

Gennaro Vecchione

Che cosa dice la relazione del Dis su Eni, Enel, Leonardo, Tim e non solo. Gli approfondimenti di Ludovico (Sole 24 Ore) e Carrer (Formiche). E il caso Huawei-5G

“Tutte le imprese nazionali configurabili come infrastrutture strategiche, a partire da EniEnel e Leonardo, sono considerate dall’intelligence con la massima priorità d’azione: le minacce sono continue e diversificate”. Parola del Sole 24 Ore, che oggi con Marco Ludovico sintetizza e analizza gli aspetti salienti legati al settore industriali italiano contenuti nella relazione annuale del Dis (Dipartimento per le informazioni di sicurezza) guidato dal prefetto Gennaro Vecchione.

Anche un giornale specializzato nelle questioni di sicurezza e intelligence – Formiche di Paolo Messa – ha scritto: “EnelEniLeonardo, Tap e Tav. Le nostre aziende della difesa e dell’energia, assieme alle grandi opere che rappresentano infrastrutture strategiche per l’Italia, sono finite nel mirino della propaganda estremista, in particolare per l’anarco-insurrezionalismo nel 2019″.

CAPITOLO ENI, ENEL E LEONARDO-FINMECCANICA

Ha sottolineato Gabriele Carrer dando conto della relazione del Dis: “29 novembre, Genova: azione incendiaria ai danni dell’auto privata del console onorario turco. Nella rivendicazione diffusa in rete, a firma della sedicente Cellula anarchica Lorenzo Orsetti – dal nome dell’attivista italiano unitosi alle milizie curde, deceduto in marzo durante i combattimenti per la liberazione di Baghouz – “si citano quali obiettivi Leonardo e altre aziende italiane dell’industria della difesa, in una sorta di ‘black list’ a forte connotazione intimidatoria nella quale gli scritti d’area hanno spesso ricompreso pure istituti bancari accusati di ‘finanziare la guerra’”, spiega il rapporto dei Servizi. Allo stesso modo ha ripreso forza un documento diffuso in rete della campagna di lotta contro l’Eni, accusata dello “sfruttamento delle risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo”. “Una sortita propagandistica”, spiegano i nostri servizi, “che ha per certi versi ‘chiosato’ precedenti azioni incendiarie ai danni di veicoli riferibili a società del gruppo, effettuate tra maggio e luglio, e rivendicate su siti anarchici, anche qui in solidarietà ai “‘compagni prigionieri’”. Nel mirino della propaganda anarchica che sul web invitava alla“rivolta”, sulla scia della situazione in Cile a fine 2019, anche la sede di Enel Distribuciòn Chile S.A. nella capitale, devastata in ottobre da un incendio doloso nel pieno delle manifestazioni popolari”.

DOSSIER TLC E TIM

“Anche «il segmento delle telecomunicazioni» – dunque Tim in primis – «ha catalizzato l’attenzione di Aisi e Aise» in particolare «con riferimento tanto alle prospettive connesse alla tecnologia 5G, quanto all’integrità e allo sviluppo dell’attuale sistema infrastrutturale», ha aggiunto Ludovico del quotidiano confindustriale. Tra l’altro nei giorni scorsi Start Magazine ha svelato come procede la collaborazione fra Huawei e Tim secondo alcune indiscrezioni di mercato. Sul rischio Tlc la relazione è esplicita, secondo il Sole diretto da Fabio Tamburini: “«La possibile realizzazione dell’infrastruttura nazionale della Rete Unica (banda larga) e il processo di consolidamento nel settore delle torri di trasmissione e dei data center (destinati ad assumere crescente rilevanza con il 5G)» secondo il documento annuale dell’intelligence «è suscettibile di attrarre operatori finanziari animati da logiche puramente speculative»”. Sul dossier Huawei e Cina (mai menzionate nella relazione del Dis), si sta dipanando una tensione istituzionale tra Dis e Copasir con i vertici del Comitato parlamentare critici verso le posizioni pro Huawei e pro Cina di fatto di Vecchione (assecondate, secondo alcuni osservatori, dallo stesso premier Giuseppe Conte nel corso del suo discorso alla presentazione della relazione del Dis).

LE MIRE DEI FRANCESI SULLE AZIENDE DELLA DIFESA

Molte minacce straniere volteggiano poi da tempo sul «settore aerospazio, difesa e sicurezza», ha rimarcato Ludovico del Sole 24 Ore approfondimento il documento dei Servizi segreti presentato ieri: “Benché generici per obbligo istituzionale, i passaggi del report del Dis fanno impressione: è stata rilevata «la forte, a tratti muscolare, azione “di sistema” di taluni partner europei; le attività di operatori stranieri volte a valorizzare i propri interessi, a detrimento di quelli nazionali». E ancora, si paventano «possibili mutamenti negli assetti proprietari di player nazionali in crisi e tentativi di acquisizione da parte di investitori esteri, di settore e non, con rischi di sottrazione di know how e quote di mercato; azioni volte ad influenzare centri decisionali sovranazionali». La relazione non può dirlo ma sono i francesi, soprattutto e innanzitutto, i più ostili e aggressivi con le nostre aziende del settore aerospazio e difesa. Tra le probabili minacce – anche questo non c’è nel documento – un’azienda italiana del settore militare partecipata da Leonardo e presente in un contesto internazionale integrato”.

ECCO DI SEGUITO IL CAPITOLO DELLA RELAZIONE DEL DIS “EVERSIONE ED ESTREMISMI”

L’anarco-insurrezionalismo

La minaccia anarco-insurrezionalista ha continuato a rappresentare un ambito di impegno prioritario per l’intelligence, tanto sul piano della ricerca quanto su quello dell’analisi. Si tratta di ambienti dalle proiezioni offensive imprevedibili che, anche nel 2019, si sono distinti per aver concretizzato, dichiarato o coltivato propositi ritorsivi connessi a sviluppi investigativi e giudiziari a carico di militanti d’area. La “lotta alla repressione” e la “solidarietà rivoluzionaria ai compagni prigionieri” sono state, infatti, il filo conduttore e il principale fattore di innesco di “azioni dirette”, riferibili a tradizionali campagne anarchiche e realizzate anche con il ricorso a manufatti incendiari ed esplosivi, ai danni di diversi obiettivi (uffici postali, istituti bancari, ripetitori telefonici e radiotelevisivi, agenzie di lavoro interinale, linee ferroviarie, etc.), sovente rivendicate con appelli a sostegno dei militanti detenuti. Tale attivismo, da un lato, si è accompagnato a iniziative di piazza, con presìdi di protesta nei pressi di strutture carcerarie e manifestazioni, come il corteo torinese del 9 febbraio, sfociato in atti vandalici e scontri con le Forze dell’ordine; dall’altro, è stato sostenuto da un’accesa propaganda istigatoria, intesa a promuovere progettualità di sempre maggiore impatto, alimentata da varie componenti d’area, incluse quelle che si rifanno alla Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale (FAI/FRI). È il caso, ad esempio, degli interventi di uno dei responsabili dell’attentato del maggio 2012 all’Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare che dal carcere, ma con ampia diffusione sui siti d’area, ha fortemente esortato all’“azione violenta”, sottolineando la valenza della pratica del sabotaggio e della “sovversione sociale”.

Del resto, tra le più insidiose prassi operative dell’anarco-insurrezionalismo resta proprio il ricorso al sabotaggio, tradottosi in attacchi incendiari contro cabine dell’alimentazione elettrica situate in alcuni tratti nevralgici della linea ferroviaria nazionale. Sono in particolare da menzionare l’episodio del 22 luglio ai danni dello snodo ferroviario dell’Alta Velocità di Rovezzano (FI) e quello del 6 novembre nei pressi della stazione Roma-Tiburtina, rivendicato online con un comunicato di solidarietà agli anarchici inquisiti. Sebbene l’anti-repressione abbia costituito tematica centrale e trainante per l’intero circuito militante, non sono mancati slanci mobilitativi in chiave antimilitarista, ambientalista e contro il “dominio tecnologico”, in linea con la propensione dell’area ad attivarsi su più fronti nella prospettiva finale di un “abbattimento del sistema”. Particolarmente vitale è risultato, specie sul fronte propagandistico, l’impegno anarchico “contro la guerra”, che ha riguardato soprattutto il teatro di crisi siro-iracheno, in relazione all’esperimento di “autorganizzazione politico-sociale” nella regione del Rojava e alle vicende di militanti recatisi in quel quadrante per combattere nelle brigate internazionaliste schierate a fianco delle milizie curde in lotta contro DAESH.

Con l’avvio, in ottobre, delle operazioni militari turche nel nord della Siria in funzione anti-curda, si è assistito ad un rilancio della mobilitazione che, oltre ad iniziative di piazza, ha fatto registrare, il 29 novembre a Genova, un’azione incendiaria ai danni dell’auto privata del console onorario turco. Nella rivendicazione diffusa in rete, a firma della sedicente “Cellula anarchica Lorenzo Orsetti” – dal nome dell’attivista italiano unitosi alle milizie curde, deceduto in marzo durante i combattimenti per la liberazione di Baghouz – si citano quali obiettivi Leonardo e altre aziende italiane dell’industria della difesa, in una sorta di “black list” a forte connotazione intimidatoria nella quale gli scritti d’area hanno spesso ricompreso pure istituti bancari accusati di “finanziare la guerra”. Sulla stessa linea si è posta la rivitalizzazione, in settembre, con un documento diffuso in rete, della campagna di lotta contro l’ENI, accusata dello “sfruttamento delle risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo”. Una sortita propagandistica cha ha per certi versi “chiosato” precedenti azioni incendiarie ai danni di veicoli riferibili a società del gruppo, effettuate tra maggio e luglio, e rivendicate su siti anarchici, anche qui in solidarietà ai “compagni prigionieri”. Di stampo più movimentista è risultato l’attivismo contro le grandi opere – segnatamente la TAV e il progetto salentino della Trans Adriatic Pipeline/TAP – secondo strategie, proprie di tale componente libertaria, intese ad infiltrare le proteste locali per innalzare il livello di conflittualità e promuovere metodologie di lotta insurrezionali.

Nel contempo, sul fronte dell’opposizione alle tecnologie, è stato fortemente stigmatizzato, sia in incontri dedicati che attraverso la pubblicistica, l’operato dell’“industria del bio-tech” e di enti e centri di ricerca universitaria, ritenuto funzionale al mantenimento e allo sviluppo di un sistema “di sorveglianza, controllo e dominio”. Sempre nel solco del filone ostile al progresso tecnologico si è collocata inoltre la promozione, in giugno, di una mobilitazione contro il 5G e segnatamente contro diverse multinazionali impegnate nell’implementazione della rete di quinta generazione. Un contesto, questo, che ha fatto registrare presìdi di protesta e atti incendiari, come quello di maggio, a Firenze, ai danni di un ripetitore, rivendicato sul web – anche questa volta – con una dedica “a tutti gli indagati e arrestati anarchici in Italia e nel mondo” e in memoria di Mauricio Morales, militante cileno deceduto nel maggio 2009 a causa dell’esplosione accidentale dell’ordigno che stava trasportando, divenuto figura iconica dell’anarco-insurrezionalismo internazionale. Un caso emblematico, quest’ultimo, dell’ampiezza e dell’intensità dei collegamenti transnazionali dell’area.

Le evidenze raccolte dall’intelligence – in stretto raccordo tra Agenzie – hanno fatto stato degli scambi ideologici ed operativi tra anarchici italiani ed omologhi stranieri, anch’essi impegnati sul tema della solidarietà ai “prigionieri politici”, principale fil rouge di diverse campagne di lotta e “chiamate” alla mobilitazione a livello intercontinentale, nel cui ambito hanno avuto luogo numerose “azioni dirette” in Francia, Germania, Grecia e Cile. In particolare, la tradizionale sintonia tra ambienti anarchici italiani e greci ha trovato ulteriori conferme negli atti di danneggiamento che hanno colpito obiettivi nazionali in territorio ellenico. Sul finire dell’anno, la situazione in Cile ha catalizzato la propaganda anarchica sul web, che ha esaltato il portato insurrezionale di quella “rivolta”, enfatizzando le azioni di guerriglia urbana che hanno interessato infrastrutture e target sensibili, come reti di trasporto e impianti energetici e di telecomunicazione, tra le quali l’incendio doloso che ha devastato in ottobre, nel pieno delle manifestazioni popolari, la sede dell’“ENEL Distribuciòn Chile S.A.” di Santiago del Cile.

I circuiti marxisti-leninisti

Il tema della lotta alla “repressione” e, più nello specifico, al regime del cd. “carcere duro” ha contraddistinto anche l’attivismo di ristretti ambienti dell’estremismo marxista-leninista, tanto sul piano propagandistico quanto in termini mobilitativi, con i presìdi promossi il 28 aprile e il 9 luglio all’esterno del carcere dell’Aquila, dove è sottoposta al 41 bis la brigatista Nadia Desdemona Lioce, condannata per gli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi. Un contesto, peraltro, che ha fatto registrare l’intervento anche della stessa Lioce, mediante un documento di sostegno a due detenute anarchiche in sciopero della fame, pubblicato da un sito d’area.

L’attività di costante monitoraggio informativo assicurata dal Comparto intelligence ha rilevato, in linea di continuità con gli ultimi anni, il proseguire dell’impegno divulgativo, specie attraverso la testimonianza di militanti storici e detenuti “irriducibili”, volto a tramandare la memoria degli “anni di piombo” e dell’esperienza delle organizzazioni combattenti. La propaganda si è in particolare rivolta, in un’ottica di proselitismo, a un uditorio giovanile, con un occhio di riguardo alla composita area dell’antagonismo di sinistra, sulle cui sensibilità risulta tarata una lettura trasversale, in chiave rivoluzionaria, dell’“antifascismo”, dell’“anti-imperialismo”, dell’“antimilitarismo” nonché delle questioni correlate al disagio sociale, dall’emergenza abitativa a quella migratoria, passando per le criticità del mondo del lavoro.

A quest’ultimo riguardo, l’interesse dei circuiti marxisti-leninisti verso delicate vertenze occupazionali in atto sul territorio si è tradotto in tentativi – peraltro rimasti tali – di influenzare le rivendicazioni dei lavoratori per favorirne una trasposizione su un piano di conflitto politico-ideologico, nel segno della contrapposizione al “sistema di produzione capitalistico”. Si è mantenuta elevata, inoltre, l’attenzione delle componenti d’area verso lo scenario estero – specie in relazione alla questione palestinese e alla “resistenza curda” nel Rojava – cui si è guardato secondo la tradizionale visione “anti-imperialista”. Sono del pari proseguiti i contatti con formazioni straniere della medesima matrice ideologica impegnate in campagne di solidarietà a “rivoluzionari prigionieri”. Non è mancato, infine, anche da parte di tali ambienti, l’interesse nei confronti della situazione cilena, analizzata in connessione con le contestazioni registratesi in Libano, in Ecuador, ad Haiti, ad Hong Kong e in Francia. Proteste che, sotto la lente dell’internazionalismo marxista-leninista, sono viste come concreti segnali di una crisi globale del “capitalismo” e, come tali, quali altrettanti indicatori della perdurante validità di ideologia e prassi rivoluzionaria.

Il movimento antagonista

Pur tradizionalmente fluido ed eterogeneo, il fronte del dissenso antagonista è parso trovare momenti di coesione nelle mobilitazioni sviluppate attorno a tre temi: l’“antifascismo” (declinato principalmente come opposizione alle politiche di sicurezza e alla gestione dei flussi migratori), l’“antimilitarismo” e l’ambientalismo, nel cui ambito è riemersa la significativa valenza antisistema della “lotta No TAV”. In questo contesto, l’intelligence ha continuato a rilevare i tentativi delle più agguerrite formazioni antagoniste d’inserirsi in contestazioni, come quelle promosse dai cd. Fronti del No contro la realizzazione di grandi opere infrastrutturali, per radicalizzarne le istanze. Ne è un esempio la protesta in Val di Susa, che in estate ha fatto registrare un ritorno a pratiche violente, come attestato dagli incidenti occorsi nella notte tra il 20 e il 21 luglio al cantiere di Chiomonte (TO).

L’antagonismo ha mostrato interesse anche per le mobilitazioni indette a livello internazionale sulla questione del cambiamento climatico: sul terreno, partecipando a manifestazioni in varie città, in alcuni casi tradottesi in blocchi temporanei all’ingresso di stabilimenti di carburante e di raffinerie; sul piano propagandistico, ponendo strumentalmente in connessione ambientalismo, interessi economici di multinazionali del comparto militare ed energetico e questione migratoria, in una logica di contrapposizione tra “Occidente neo-colonialista e imperialista” e “sfruttati del Terzo Mondo”.

Sono stati colti, altresì, segnali di rilancio della campagna antimilitarista, che ha seguitato a distinguersi per un accentuato respiro internazionalista, con pulsioni anti-NATO declinate in diverse iniziative di protesta in occasione delle celebrazioni del 4 aprile per il 70° anniversario dell’Alleanza Atlantica.

La destra radicale

L’attività degli Organismi informativi in direzione della destra radicale ha necessariamente tenuto conto di uno scenario di fondo che, confermando gli allarmi lanciati nei più qualificati consessi internazionali d’intelligence, ha fatto registrare gravissimi attentati – a partire da quello di Christchurch del 15 marzo – e una molteplicità di episodi di violenza motivati dall’intolleranza religiosa e dall’odio razziale. Tali eventi hanno testimoniato l’emergere di insidiosi rigurgiti neonazisti, favorito da una strisciante, ma pervasiva propaganda virtuale attraverso dedicate piattaforme online, impiegate per veicolare documenti, immagini e video di stampo suprematista, razzista e xenofobo.

Il fenomeno, che nella sua dimensione associativa presenta numeri contenuti, alimenta soprattutto – in analogia con quanto avviene nell’ambito della radicalizzazione jihadista – percorsi individuali di adesione al messaggio oltranzista. I profili più esposti, come emerge dalla casistica delle azioni, sono quelli dei più giovani, maggiormente vulnerabili ad una retorica che, da un lato, esalta il passaggio all’azione quale unica via per “mutare l’ordine delle cose”, dall’altro, offre un recinto identitario in cui riconoscersi ed esaltarsi. In relazione al quadro delineato, l’attenzione dell’intelligence non ha mancato di considerare il rischio che anche ristretti circuiti militanti o singoli simpatizzanti italiani possano subire la fascinazione dell’opzione violenta. Ciò, pure alla luce dell’inedito scenario disvelato da diverse operazioni di polizia nei confronti di ambienti filo-nazisti.

Il monitoraggio informativo ha posto in luce come, accanto a formazioni strutturate e ben radicate sul territorio, si sia mossa una nebulosa di realtà skinhead ed aggregazioni minori, alcune delle quali attive soltanto sul web. Una galassia militante frammentata, che si è caratterizzata per una comunanza di visione su alcuni temi, quali la rivendicazione identitaria e l’avversione all’immigrazione, al multiculturalismo e alle Istituzioni europee, oltre che per momenti di corale, quanto estemporanea, convergenza in occasione di appuntamenti politico-culturali e commemorativi sul “fascismo delle origini”.

Le maggiori compagini, cronicamente attraversate da dissidi interni ed impegnate in processi di riorganizzazione, hanno proseguito nell’opera di accreditamento e inserimento nel tessuto sociale, con iniziative propagandistiche e mobilitative, specie nelle periferie urbane, volte a coinvolgere i contesti giovanili e le fasce popolari più svantaggiate, cavalcando tensioni e problematiche socio-economiche, legate all’emergenza abitativa e occupazionale, alla questione migratoria e alla sicurezza. Una inclinazione, non nuova, ad innestarsi sulle situazioni di disagio, polarizzandole, che non ha mancato di produrre effetti rilevanti per l’ordine pubblico, come avvenuto nella Capitale, nei casi in cui le contestazioni contro i centri di accoglienza e l’assegnazione di alloggi a stranieri e Rom sono sfociate in scontri di piazza.

Specifiche iniziative sono state promosse a tutela della “famiglia tradizionale” e contro una presunta “islamizzazione” della società. Si è inoltre consolidata la tendenza ad ampliare gli spazi di mobilitazione verso il fronte ambientalista e animalista. Proprio l’impegno su tematiche sociali e su materie tradizionalmente appannaggio dell’antagonismo di sinistra e, ancor più, la decisa opposizione ai flussi migratori, declinata con un registro chiaramente xenofobo e razzista, hanno alimentato dinamiche fortemente conflittuali con la militanza di opposto segno ideologico, tradottesi in reciproche provocazioni ed aggressioni.

L’attivismo all’estero delle principali formazioni d’area è parso volto a rafforzare i contatti con omologhe compagini straniere con le quali definire un percorso comune nel segno della difesa dei valori etnico-culturali europei e in chiave anti-UE e anti-USA. Sempre sul versante internazionale, si è continuato poi a registrare un marcato interesse per la crisi ucraina, che ha da tempo trasceso il mero ambito propagandistico, come attesta il perdurante afflusso nella regione del Donbass di militanti e simpatizzanti d’area a supporto dei due fronti contrapposti. Realtà d’impronta skinhead hanno continuato a trovare nei raduni musica li, con la partecipazione anche di componenti straniere, un contesto favorevole per diffondere brani dai contenuti oltranzisti. Un impegno propagandistico da leggersi pure alla luce di evidenze informative che hanno fatto stato del persistente sforzo volto a realizzare un “progetto federativo” in grado di coagulare diverse espressioni del mondo skin, nonché, in territorio altoatesino, dei contatti tra gruppi skinhead germanofoni e circuiti neonazisti tedeschi.

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