Innovazione

Ecco come Conte sposa il sì di Vecchione (Dis) a Huawei sul 5G

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Che cosa ha detto e non ha detto su Huawei e 5G il premier Conte alla presentazione della relazione annuale del Dis guidato da Vecchione

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, concorda con la risoluzione del Copasir anti Huawei sul 5G oppure concorda con le tesi del numero uno dei Servizi segreti, Gennaro Vecchione, contro un divieto a Huawei per la realizzazione della rete 5G?

Era questa la domanda che aleggiava ieri nel corso della presentazione della Relazione annuale del Dis (Dipartimento per le informazioni di sicurezza) guidato appunto da Vecchione.

L’interrogativo scaturiva anche dalle polemiche suscitate dalle tesi di Vecchione a Formiche e al Sole 24 Ore, con i vertici del Copasir critici verso le esternazioni di Vecchione pro colossi cinesi. Una situazione di conflitto istituzionale con alcuni cortocircuiti comunicativi e mediatici approfonditi in questo articolo di Francis Walsingham per Start Magazine.

Un brano del discorso tenuto ieri da Conte sembra – agli addetti ai lavori – più aderente alle tesi esposte da Vecchione che alla risoluzione del Copasir: “Basi giuridiche che vedono nei valori costituzionali l’unica stella polare che abbiamo seguito, improntando le nostre attività di produzione legislativa a criteri di stringente oggettività e conciliando Principi solo apparentemente in conflitto fra loro, come la tutela dei nostri interessi e la salvaguardia della concorrenza e della trasparenza, che sono tipiche di un regime di libero mercato, di un’economia aperta. In armonia con il corpus normativo che stabilisce la fisionomia e il funzionamento del sistema di informazione, anche nelle nuove norme, sullo scrutinio degli investimenti e delle forniture tecnologiche, non viene lasciato nessun margine alla arbitrarietà”, ha detto il presidente del Consiglio.

BUFERA POLITICA SU VECCHIONE PER HUAWEI-5G, TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DEL PREMIER CONTE

Ringrazio ovviamente il Direttore Generale del Dis, i Direttori dell’Aise, delle Agenzie Aise e Aisi, ringrazio tutti i Ministri presenti, mi fa piacere ci sono tutti i Ministri del Cis, degli Affari Esteri, degli Interni, della Difesa, della Giustizia. Saluto anche i membri del Copasir, vedo il Presidente Volpi, Vice Presidente Urso, vedo anche i componenti. Saluto tutte le Autorità civili e militari presenti e anche ovviamente gli uomini, le donne dell’Intelligente che sono qui presenti e tutti gli operatori della stampa.

L’opportunità, che mi è particolarmente gradita, di presentar, per il secondo anno consecutivo, la relazione non classificata dell’Intelligence mi induce, prima di ogni altra cosa, a condividere una breve riflessione sul ruolo che la normativa vigente assegna al Presidente del Consiglio in materia di sicurezza nazionale, che è quello di titolare dell’alta direzione, della responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza nell’interesse per la difesa della Repubblica, delle Istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento.

Richiamo la lettera della norma perché il Legislatore volle rendere esplicito il nesso molto stretto che intercorre sul piano concettuale ma, permettetemi, anche assiologico dei valori fra le attribuzioni conferite al Presidente del Consiglio e il solido ancoraggio alla sovraordinata architettura costituzionale dell’intero impianto normativo, che disciplina assetto, funzioni, rapporti, poteri del comparto informativo nazionale.

È soprattutto nella consapevolezza del significato più pieno, più intenso di quella previsione legislativa che vivo e interpreto costantemente il compito di guidare l’Intelligence non come esercizio di potere ma come esercizio di grande responsabilità, al pari di qualsiasi altro compito naturalmente ma avvertendo in maniera del tutto particolare la portata essendo chiamato, nel caso della sicurezza nazionale, non ad attuare un indirizzo politico bensì a garantire le precondizioni fondamentali che consentono all’Italia di perseguire i suoi interessi nazionali, di svilupparsi pacificamente, di preservare le sue componenti costitutive.

Essendo incaricato, cioè, di tutelare i presupposti essenziali affinché qualsiasi indirizzo politico, quali che ne siano segno e colore, possa prendere corpo e dispiegarsi.

Tengo a sottolinearlo non tanto perché esattamente per questa ragione che ho ritenuto di mantenere in prima persona e continuerò ad assumere sino in fondo la responsabilità politica e giuridica di sedere al vertice del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e di risponderne direttamente in prima persona al Parlamento e al Paese, quanto perché, sempre per il medesimo motivo, auspico fortemente che la sicurezza della Nazione sia terreno di incontro, convergenza e condivisione delle grandi scelte strategiche dalle quali dipende il nostro avvenire e quindi resti ambito peculiare di un’attitudine corale, disinteressata, alla ricerca del bene comune. Lo è, e sono lieto di darne conto pubblicamente, nelle interlocuzioni con il Copasir che si caratterizzano per la lealtà, per il positivo spirito di collaborazione con cui nell’ambito delle rispettive funzioni e competenze vengono affrontati diversi adempimenti previsti dalla legge e i dossier di volta in volta all’attenzione.

Del medesimo senso istituzionale è indice la forte collegialità delle deliberazioni adottate dal Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, ai cui Ministri sono profondamente grato per il lavoro svolto e per i risultati che raggiungiamo, stiamo raggiungendo insieme. È indispensabile che tali risultati vengano periodicamente sottoposti al vaglio dei cittadini, che rimangono, come dire, i giudici di ultima istanza dell’efficacia, della coerenza con la quale gli interessi nazionali vengono effettivamente perseguiti. Che a prevederlo sia la legge stessa è la riprova che il percorso di legalità nel quale deve sempre iscriversi tutta l’azione dell’intelligence non solo non è un limite, è piuttosto e per definizione, garanzia di democrazia.

Così come l’ineludibile aliquota di riservatezza che sottrai a queste pagine i dettagli dell’attività operativa non impedisce comunque di munire i lettori di tutti gli strumenti utili a valutare l’impegno degli organismi informativi.

Da committente e, se mi permettete, primo fruitore del loro prodotto sono fiero di riferire che i miei omologhi esteri non hanno mancato e non mancano, in svariate occasioni, di attestarmi il loro plauso, un plauso che mi suona sempre convinto, per la caratura professionale dei nostri operatori di Intelligence e per lo spessore del loro contributo. È un altro elemento che mi rende orgoglioso di essere italiano e in particolare Presidente del Consiglio.

Vorrei quindi rimarcare l’intensità della nostra collaborazione internazionale, e del relativo interscambio informativo anzitutto con i nostri Alleati, nonché con i nostri partner, interlocutori che possono opportunamente diventare compagni di strada là dove bisogna prevenire, fronteggiare minacce comuni.

Oggetto di particolare apprezzamento è l’elevata capacità di analisi che il nostro Comparto si dimostra capace di esprimere e che spicca anche nel confronto, attenzione, con organizzazioni ben più dimensionate quanto ad organici, quanto a risorse. E nell’occasione di un mio recente passaggio alla sede unitaria di Piazza Dante, che ho avuto l’onore peraltro di inaugurare, lo ricorderete, nel maggio dell’anno scorso, alla presenza del Presidente della Repubblica, Mattarella, avevo avocato l’esigenza che non ci si limiti a produrre informative puntuali ma ci si adoperi per garantire una visione d’insieme dei problemi.

Credo che dalle pagine di questa Relazione annuale, che è un documento d’analisi per eccellenza, traspaia la raggiunta maturità dell’Intelligence nazionale nell’assolvere compiti nuovi, commisurati all’orizzonte contemporaneo e dunque decisamente più avanzati della pur preziosa e indispensabile raccolta informativa, che consistano nel porre per l’appunto le analisi al centro delle diverse fasi in cui si articola l’attività di Servizi oppure nel chiamare direttamente in causa tutti i soggetti pubblici e privati critici sotto il profilo della sicurezza, con la finalità, ovviamente, di promuovere e tutelare tutti assieme i superiori interessi della Nazione.

È proprio su quest’ultimo aspetto che desidero soffermarmi essendo stato oggetto nei dodici mesi il cui consultivo viene tracciato nella Relazione di una coordinata, articolata, strategia di iniziative legislative del Governo volta a illuminare, dal punto di vista giuridico, i nuovi spazi dischiusi dalle evoluzioni tecnologiche suscettibili di mettere a repentaglio, qualora non adeguatamente regolamentati, le possibilità di crescita di sviluppo della nostra economia, quando non addirittura la tenuta complessiva delle strutture che garantiscono la vitalità, la competitività del nostro sistema produttivo.

Si tratta non di sottrarsi alla sfida dell’innovazione o di contrastarla, ma di attrezzarsi per vincerla mettendo al tempo stesso il paese in piena sicurezza.

Certamente non sfuggono le dure lezioni apprese dall’esperienza degli ultimi tre decenni durante i quali l’Italia ha saputo approfittare assai meno di altri del cambio di paradigma verificatosi all’incirca negli anni 90, allorché le tecnologie digitali presero a soppiantare in modo vistoso quelle tradizionali che avevano dominato il Novecento.

Oggi siamo di fronte a un ulteriore cambio di paradigma ancor più dirompente se vogliamo, e non possiamo permetterci di rimanere ancora una volta indietro.

Ce ne chiederebbero conto le generazioni presenti ma anche quelle future; stiamo pagando prezzi sin troppo alti per la bassa crescita della produttività, figlia anche di un deficit di consapevolezza ormai cronicizzatasi a tal punto da diventare radice di buona parte dei mali della nostra economia.

Siamo stati dunque mossi dalla chiara presa di coscienza che servivano sforzi coerenti e massima determinazione per recuperare il terreno, il tempo perduto e per agganciarsi nuovamente al convoglio di testa dell’innovazione, del progresso, che significa anche, quindi, che porta anche maggiore capacità di competere cogliendo appieno le opportunità offerte dalle nuove tecnologie abilitanti, senza tuttavia ignorare le insidie che possono nascondere al contrario mitigandole e prevenendole.

L’obiettivo non era a portata di mano, imponeva un salto di qualità, tenuto conto che solo a condizione di disporre di una disciplina organica a tutela degli interessi nazionali nei settori strategici, il livello di resilienza può rivelarsi consono a quelle imponenti messi di profili di rischio, attacchi, vulnerabilità e ingerenze ibride che connette fra loro la minaccia economico-finanziaria e la minaccia cibernetica amplificando gli effetti di entrambe.

A riguardo vi invito a leggere i capitoli che la relazione dedica all’una e all’altra e che ammoniscono sui pericoli che correremmo se la risposta non fosse adeguata.

Non possiamo permetterci di abbassare la guardia per almeno due ragioni.

La prima è che l’andamento complessivo della minaccia cyber continua a porre in termini stringenti le esigenze di prevenzione e di allertamento precoce; la seconda ragione è più strutturale, la trasformazione digitale è irreversibile e cambierà profondamente l’economia, la società, la nostra vita quotidiana; va governata in tutti i suoi aspetti in prospettiva anche con un coordinamento rafforzato tra i diversi attori coinvolti sui versanti dell’intelligenza artificiale, al centro dell’attenzione come sapete anche in Europa; e di nuovi modelli di computazione quantistica; abbiamo pertanto avvertito la necessità di iniziative legislative innovative collegate nella loro ratio e armonizzate sin dalla fase del loro stesso concepimento, tali da collegare la risposta alla componente economica della minaccia con la reazione all’elemento cyber della stessa.

Si è fatto affidamento su un importante fattore di forza, ossia è stato possibile fare perno sull’architettura normativa vigente, per sua natura perfettibile, e per ciò stesso progressivamente rafforzata negli anni, sia sul versante della disciplina dei poteri speciali che su quello della governance cibernetica.

Si è di conseguenza potuto finalizzare un impianto che costituisce un esempio molto sofisticato, molto sofisticato, di legislazione in materia di sicurezza nazionale, il più avanzato potrei dire a livello europeo, tale da dare corpo a un vero e proprio sistema integrato di scrutinio degli investimenti, con l’ampliamento del Golden Power nei settori strategici e di scrutinio tecnologico, con l’istituzione di un perimetro di sicurezza nazionale cibernetica ampio, e la correlata introduzione sia di nuovi obblighi per i soggetti pubblici e privati che vi sono inclusi, che di precise prerogative di verifica preventiva degli asset digitali critici.

Credo che il governo possa legittimamente rivendicare questo aggiornamento del quadro normativo, portato a compimento nei mesi scorsi, come un modello di declinazione moderna dell’interesse nazionale, peraltro perfettamente coerente anche con la legislazione euro-unitaria la cui implementazione abbiamo anche saputo anticipare.

Parlo non a caso di modello, perché adesso è fondamentale non dissipare il patrimonio accumulato con questa esperienza che consiste in un metodo ben preciso e indubbiamente meritevole di essere replicato, vuoi nei suoi presupposti, vuoi nei suoi esiti, in tutte le altre dimensioni nelle quali la sicurezza nazionale si articola.

Mi riferisco alle basi costruite negli anni, sulle quali abbiamo potuto edificare a nostra volta, superando nella direzione della concretezza e di una più ampia condivisione di valori e prospettive, quel che definiva un margine di indefinitezza che nel nostro paese ha contraddistinto sovente in passato la nozione stessa di interesse nazionale.

Basi giuridiche che vedono nei valori costituzionali l’unica stella polare che abbiamo seguito, improntando le nostre attività di produzione legislativa a criteri di stringente oggettività e conciliando Principi solo apparentemente in conflitto fra loro, come la tutela dei nostri interessi e la salvaguardia della concorrenza e della trasparenza, che sono tipiche di un regime di libero mercato, di un’economia aperta. In armonia con il corpus normativo che stabilisce la fisionomia e il funzionamento del sistema di informazione, anche nelle nuove norme, sullo scrutinio degli investimenti e delle forniture tecnologiche, non viene lasciato nessun margine alla arbitrarietà.

Basi anche culturali, frutto di una consapevolezza diffusa, di una sicurezza partecipata, promossa a tutti i livelli ora anche col diretto coinvolgimento degli operatori economici. Grazie al “Progetto Asset” il tour dell’intelligence nei 20 capoluoghi di regione che ho inaugurato, come è stato ricordato io stesso a Milano lo scorso novembre, rimango persuaso che pure le componenti della business Community vadano spronate per un’assunzione diretta di responsabilità nell’ambito di uno sforzo complessivo a salvaguardia delle pre-condizioni indispensabili per rilanciare la crescita della nostra economia, senza lasciare i fianchi scoperti alle azioni di attori ostili.

Ancora più emblematici della strada da percorrere, sono i seguiti delle iniziative che abbiamo realizzato. Ci si sta adoperando alacremente per rispettare i tempi previsti e per tradurre la ratio delle nuove norme necessarie, e i provvedimenti attuativi, affinché possa dispiegarsi la massima efficacia operativa.

E ritengo sia un’ottima notizia per l’Italia che con un gioco di squadra inedito quanto a dimensioni e moduli di coordinamento, si stia procedendo speditamente a rispettare la prossima prima scadenza per l’adozione di un Dpcm che individuerà i soggetti inclusi nel perimetro, i quali verranno a loro volta coinvolti in una logica di attento ascolto per definire le varie misure di sicurezza.

È una gran buona notizia questa proprio una forma così avanzata di coordinamento inter istituzionale, di raccordo orizzontale tra amministrazioni, che coinvolge anche attori privati, che testimonia un promettente percorso di crescita anche culturale nella direzione rafforzamento dei meccanismi decisionali di governo a tutela e a promozione dell’interesse nazionale.

Il Paese ne ha quanto mai hai bisogno, ed è incoraggiante constatare che segnali concreti di tale maturazione si rivengano anche in diversi capitoli della Relazione annuale dell’Intelligence. Sin dalle pagine della premessa viene opportunamente ricordato che lo sforzo costante, diversificato, del nostro comparto informativo condotto, come di consueto, in stretto raccordo con le Forze di Polizia, in una cornice di ampia e proficua collaborazione con i servizi collegati esteri, si è sempre più caratterizzato per una forte interazione, oltre che, ove necessario, con il mondo imprese, con quello dell’accademia, della ricerca, con gli altri attori istituzionali.

Tanto si riscontra sul terreno di assoluta priorità qual è il contrasto alla minaccia terroristica di matrice jihadista, a fronte della quale l’impegno DIS, dell’AISE, si è dipanato in tutte le direzioni utili.Non ci si è limitati ad articolare complesse memorie informative, a monitorare l’evoluzione del fenomeno, le dinamiche interne alle principali formazioni, ad analizzare la propaganda, a svolgere molteplici attività di approfondimento e di riscontro. È significativo che tutto questo sia stato fatto in raccordo permanente con le Forze di Polizia, attraverso il Comitato di analisi strategica antiterrorismo e con uno scambio informativo assiduo e circolare nonché anche con la Farnesina, con lo Stato Maggiore della Difesa.

Non dissimile è l’approccio al fenomeno migratorio cosiddetto “clandestino”. Nella Relazione si evidenzia che l’azione dell’intelligence si è sviluppata da ampio raggio, con continuità, mettendo in campo assetti operativi di analisi e guardando a dinamiche e tendenze di varia natura, tutte in grado di alimentare la pressione irregolare sui nostri confini. Il persistere di conflitti, emergenze umanitarie alle porte dell’Europa, la vitalità di aggressivi network criminali transnazionali e situazioni di corruzione, anche di debolezza istituzionale nelle aree di transito dei flussi: ancora una volta il dispositivo di intelligence ha potuto agire grazie allo stretto coordinamento tra le sue componenti, al costante raccordo con le Forze di Polizia, al perseguimento di forme sempre più efficaci, anche di collaborazione internazionale, e alla luce dei ricorrenti warning sul possibile ingresso in territorio europeo di militanti del jihadismo combattente. Non è mai mancato l’assiduo supporto informativo a tutte le articolazioni di Governo che sono competenti.

Sono fermamente convinto che il metodo del coordinamento inter istituzionale debba essere sistematicamente seguito ogni qualvolta siano in gioco gli interessi vitali della nazione: a cominciare dall’ impegno per la stabilizzazione delle aree di crisi geopolitiche, con primario – anche se non esclusivo – riferimento alla regione del Nord Africa e del Medio Oriente allargato, che è da sempre pilastro della nostra politica estera. E deve tornare a essere teatro non di instabilità ricorrenti bensì di dialogo, speranze, scambi culturali, opportunità di benessere condiviso. A tal fine, è essenziale che l’Italia garantisca un contributo di primo piano alla promozione di processi politici inclusivi, laddove l’amministrazione più visibile, come in Libia, e laddove magari è meno appariscente – ma non per questo poco rilevante – ad esempio nei quadranti mediorientali.

Potremo riuscirvi solo se sapremo continuare a mettere armoniosamente a sistema tutti gli strumenti politici, diplomatici, militari, e di intelligence dei quali disponiamo. Solo tale messe a sistema può garantire credibilità e incisività alle linee di azione perseguite. Che sia proprio l’intelligence, e mi avvio a concludere, a testimoniare l’importanza di fare squadra è la riprova che quella composta dagli appartenenti al DIS all’AISE e all’AISI, è una comunità di servitori dello Stato che si distinguono e devono sempre distinguersi, non soltanto per la loro costante concentrazione al miglioramento della performance e per la massima professionalità con la quale ciascuno assolve al proprio ruolo, sulla base dei doveri che gli competono, ma soprattutto per i valori che li guidano nell’azione quotidiana. Primo tra tutti quello della dedizione, concentrazione massima, al perseguimento del bene comune che fa dei nostri organismi formativi una preziosa guarnigione a presidio delle componenti costitutive della nazione e degli ideali di democrazia, libertà, rispetto dei diritti universali dell’uomo, in cui la cittadinanza si riconosce.

Sono quindi molto grato ai direttori dei tre organismi. Con loro, i miei contatti, lo potete immaginare, sono assidui, pressoché quotidiani.
Ma vorrei che per il tramite loro, giungesse anche il mio ampio e sentito apprezzamento sincero a tutte le donne e a tutti gli uomini della nostra intelligence. Sono assolutamente fiducioso che per la cura meticolosa con cui la Relazione annuale è stata preparata, e più ancora per l’amplissima portata del valore del lavoro svolto che ne emerge, sulla mia stessa linea di pensiero, si attesteranno i lettori che vorranno e sapranno dedicare tempo e attenzione a queste pagine. Spero che questi lettori siano tanti perché la consapevolezza collettiva dei problemi e un’inestimabile aiuto all’impegno del Governo nel risolverli.

Grazie a tutti

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