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Italian Sea Group

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Tutti i marosi per Italian Sea Group

La società Italian Sea Group attesa al tavolo che vedrà sedersi l’uno di fronte all’altro sindacati, prefetto, autorità portuale e anche il sindaco di Marina di Carrara ha vissuto ancora ore di passione in Borsa dopo la richiesta di accesso alla composizione negoziata dalla crisi

Che accadesse sull’imbarcazione societaria di Italian Sea Group all’insaputa dello stesso nocchiero al timone probabilmente lo sapremo solo all’esito del procedimento che seguirà la denuncia dell’amministratore delegato Giovanni Costantino (in foto) nei riguardi degli ex dirigenti che a suo dire avrebbero fornito al vertice aziendale informazioni contabili e gestionali non corrispondenti alla realtà, eludendo fraudolentemente il sistema interno di controllo delle commesse. Quel che è certo è che qualcosa di molto grave è accaduto nel pieno della traversata e adesso i motori sono in panne: una crisi resa plasticamente dal fatto che nell’ultimissimo periodo il presidente Filippo Menchelli e il suo vice, Marco Carniani, sono già scesi dall’imbarcazione, seguiti da un altro membro del CdA, Laura Angela Tadin.

ACQUE BORSISTICHE AGITATE PER ITALIAN SEA GROUP

Nei giorni scorsi come già raccontato Italian Sea Group ha deliberato l’uscita dal segmento Star, per permanere in quello Euronext Milan e adesso il produttore di maxiyacht con i marchi Admiral, Tecnomar e Perini Navi ha presentato la richiesta per accedere alla composizione negoziata della crisi, ovvero la procedura stragiudiziale che punta a risanare l’azienda attraverso la nomina di un esperto indipendente nominato dalla Camera di commercio di Firenze.

L’esperto in questione è Enrico Terzani, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Firenze. Al solo annuncio, come comprensibile, il titolo Tisg – in forte difficoltà dai tempi della tragedia del Bayesian, yacht a vela affondato in acque palermitane durante una tempesta notturna costruito dalla vecchia gestione di Perini Navi, dal 2022 nel portafogli di Italian Sea Group (che si è sempre detta estranea alla tragedia) – ha perso più del 40% ed è stato sospeso in Borsa. Negli ultimi 5 anni il titolo ha perso oltre l’80 per cento del proprio valore.

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CHI GUIDA IL GRUPPO ORA

La decisione del presidente Menchelli, del vicepresidente Carniani e della consigliera di abbandonare la nave ha comportato anche l’esigenza di rivedere il team al timone: la presidenza è stata assunta dallo stesso Costantino, che è anche amministratore delegato e azionista di maggioranza e che il 20 febbraio scorso, appena scoppiata la crisi, ha iniettato nella società 25 milioni di euro come finanziamento-soci attraverso la sua GC Holding e ha poi affidato a Kpmg un audit sulla gestione delle commesse, mentre il nuovo consigliere, non indipendente e non esecutivo, è l’avvocato Pietro Smeriglio.

LO SCUDO DAI CREDITORI PER PROVARE A RIPARTIRE

La società ha richiesto l’applicazione di misure protettive del patrimonio nei confronti di tutti i creditori. Misure che ora dovranno essere confermate dal Tribunale di Firenze e congeleranno la possibilità per i creditori di avviare azioni esecutive e cautelari sui beni aziendali, in quanto ovviamente questo renderebbe impossibile il risanamento. La composizione negoziata – sottolinea la società – costituisce “uno strumento diretto ad assicurare la continuità aziendale e favorire il risanamento dell’impresa che si trovi in condizioni di squilibrio economico-finanziario, attraverso un percorso di interlocuzione con i principali creditori e stakeholder, con l’assistenza di un esperto indipendente”.

DEL VECCHIO JR ATTENDE IL SUO MOMENTO?

Le sfide che il cantiere nautico ha davanti sono tre, sottolinea quest’oggi Il Sole24Ore: “ristrutturare nuovamente il debito con le banche, dopo che nel giugno 2025 Unicredit, Deutsche Bank, Mps e Intesa Sanpaolo avevano fatto analoga operazione concedendo un finanziamento da 115 milioni di euro; rinegoziare i pagamenti dei fornitori, nei tempi e negli importi; ridiscutere con gli armatori gli ultimi due contratti firmati per la costruzione di barche, perché secondo la società sono stati chiusi in perdita”.

Il Gruppo, zavorrato da un debito finanziario netto di 70,6 milioni e caratterizzato almeno finora come si è visto da una opaca gestione manageriale, secondo voci di corridoio sarebbe entrato nel radar di Leonardo Del Vecchio Jr, decritto in attesa del momento più propizio per lanciare un possibile salvagente irrinunciabile per The Italian Sea Group.

 

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