Economia

Tutte le schermaglie in Mediobanca e su Nagel

di

Nagel

Assemblea Mediobanca: si prevede una sonora sconfitta per la lista presentata da Assogestioni. Mentre fanno scalpore le critiche di Bluebell allo stipendio di Nagel. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Un appuntamento atteso e che servirà anche a capire il reale valore delle forze in campo. L’assemblea in programma mercoledì 28 ottobre non servirà solo a eleggere il nuovo consiglio d’amministrazione di Mediobanca: sarà il banco di prova della tenuta dell’attuale board e della capacità di nuovi intraprendenti soggetti, a partire da Leonardo Del Vecchio che di Piazzetta Cuccia è il primo azionista con il 10,16% del capitale tramite la cassaforte lussemburghese Delfin. In quest’occasione potrà continuare a mandare altri messaggi forti e chiari, come sa fare. Intanto alcuni importanti soci si stanno schierando e i proxy advisor stanno fornendo le loro indicazioni di voto agli investitori istituzionali.

LE TRE LISTE IN GARA

Tre sono le liste che si presentano in assemblea: quella del board, che ricandida il presidente Renato Pagliaro e il ceo Alberto Nagel, e le due di minoranza, quella di Assogestioni, l’associazione che riunisce le società di gestione del risparmio, e quella del fondo attivista Bluebell, fondato da Giuseppe Bivona insieme a Marco Taricco. Al momento, viste le indicazioni dei proxy advisor, la lista di Assogestioni sembra avviata verso una sonora sconfitta mentre qualche candidato di Bluebell potrebbe trovare spazio in consiglio d’amministrazione dove la maggioranza dovrebbe rimanere ben salda nelle mani di Nagel e Pagliaro.

LE CHANCE DELLA LISTA DEL CDA

La lista architettata dall’ad Nagel parte da una base solida, pari al 20% del capitale ossia le quote in mano al finanziere bretone Vincent Bollorè (5,6%) che nei prossimi sei mesi dovrebbe scendere al 2,5% e la cui figlia 32enne, Marie, è in uscita dal board e al patto di consultazione (12,6%) che riunisce Mediolanum, Fininvest, Benetton, Unipol Sai, Generali, Fca, Italmobiliare, Pirelli e Telecom Italia, Gavio e Ferrero.

A costoro molto probabilmente si dovrebbero aggiungere almeno una parte degli investitori istituzionali. A favore dell’attuale cda di Piazzetta Cuccia, come si diceva, è Ennio Doris, presidente di Mediolanum, che detiene il 3,28% delle azioni. “Voterò ‘naturalmente’ per la lista del board uscente” ha detto Doris al Corriere della Sera aggiungendo: “Conosco Mediobanca dal 1996 per il collocamento di Mediolanum. La diversificazione che ha fatto la banca nel risparmio gestito, nel credito al consumo e poi nel retail di CheBanca! è stata una grande intuizione strategica, eseguita perfettamente. L’eredità di Enrico Cuccia è di aver trasmesso la visione che la banca deve essere protagonista nel lungo termine. Cuccia la vedeva come se fosse il proprietario ed è una cultura aziendale trasmessa a Maranghi e da lì agli altri dopo: essere un’azienda di successo in un mondo che cambia”.

Doris ha poi proseguito nella sua difesa degli attuali vertici evidenziando che il piano industriale deve “continuare nella strada intrapresa. Mediobanca è sempre più internazionale come banca d’affari ed è in Italia leader in assoluto: di recente ha seguito le operazioni più grandi: Borsa-Euronext, Nexi-Sia, Fca-Peugeot, Ubi-Intesa. Va sviluppato ancora il credito al consumo e deve restare in Generali. Non sono d’accordo con chi dice che deve vendere il 13% e darlo ai soci perché Generali è l’impresa italiana con più peso nel mercato assicurativo e finanziario, anche internazionale. Io credo nei campioni nazionali”. Il presidente di Mediolanum, poi, ha lanciato anche un messaggio al patron di Essilor-Luxottica. “Non so che intenzione abbia Del Vecchio – ha notato -. Le ultime dichiarazioni erano favorevoli al management. Da industriale del risparmio dico che questo management deve andare avanti perché ciò che ha fatto è garanzia per il futuro”.

L’ENDORSEMENT DEI PROXY ISS E GLASS LEWIS A FAVORE DEL CDA

Intanto sta emergendo una netta presa di posizione dei proxy advisor a favore della lista del cda e di quella di Bluebell a scapito di quella di Assogestioni. Sia Glass Lewis sia Iss hanno consigliato ai fondi azionisti di Mediobanca di votare la lista presentata dal board e hanno dichiarato di non condividere la visione complessiva del fondo guidato da Bivona “sulla presunta perdita di posizione competitiva e sulla traiettoria discendente” di Piazzetta Cuccia per apprezzandone le idee alternative e giudicando qualificati i candidati presenti in lista.

Inoltre secondo Iss la lista del cda “è adeguatamente posizionata per rappresentare gli interessi a lungo termine degli azionisti di minoranza e portare avanti una supervisione indipendente sull’azione manageriale”. Per quanto riguarda gli altri due contendenti, il proxy ha evidenziato che votare a favore del board “permetterebbe a Bluebell di avere ugualmente una rappresentanza in cda, ma restringendo la sua influenza” sui vertici grazie a “due nuovi consiglieri indipendenti che potrebbero contribuire al dibattito sulle strategie senza per forza segnalare l’urgenza di un cambio nella direzione strategica”.

L’ENDORSEMENT DEL PROXY FRONTIS A FAVORE DI BLUEBELL

Esplicitamente a favore della lista di Bluebell è invece Frontis che si è espresso per primo con un pesante siluro indirizzato contro lo stipendio di Nagel. “Tutti i 4 candidati inseriti nella lista presentata da BlueBell e Novator sono indipendenti dalla banca e dai suoi azionisti e, a nostro avviso, possiedono un bagaglio di competenze ed esperienze tali da supportare efficacemente il Consiglio nei suoi ruoli di direzione e vigilanza” ha scritto il proxy nella sua analisi ricordando che “BlueBell Capital Partners è un investitore attivista che ha inviato una lettera a Mediobanca nel giugno 2020, criticando alcune pratiche di governance e suggerendo cambiamenti nella strategia e nell’efficienza operativa della Banca. In particolare BlueBell critica la mancanza di separazione tra gestione e controllo all’interno del Consiglio, per la previsione statutaria che la ‘lista di maggioranza’ includa 3 dirigenti (2 se il Consiglio è composto da meno di 14 membri) impiegati dal gruppo da almeno 3 anni, che rappresenta uno strumento di radicamento manageriale”.

Frontis ha poi evidenziato che sebbene “la qualità dell’informativa” sia “buona (tutti i termini e le condizioni sono divulgati e gli obiettivi di lungo termine sono quantificati)” e la remunerazione variabile sia “strutturata in modo efficace per allineare gli interessi di dirigenti e azionisti nel lungo termine”, tuttavia “nutriamo perplessità sulla possibilità di corrispondere una remunerazione variabile straordinaria al presidente non esecutivo e riteniamo eccessivo lo stipendio base dell’ad (1.900.000 euro), che viene utilizzato per definire l’ammontare della variabile compenso”.

LA SODDISFAZIONE DI BIVONA (BLUEBELL)

Le indicazioni fornite dai proxy hanno fatto sorridere Bivona. “Il vero messaggio” che arriva, ha dichiarato giovedì commentando le affermazioni di Glass Lewis e di Iss, “è che nessuno ha indicato la lista di Assogestioni, che erano quelli che erano stati indicati nel 2017 e che sono i veri perdenti” della partita che si sta giocando in vista dell’assemblea. E ancora: “Fortis ha auspicato un board con 4 consiglieri di Bluebell e 11 del consiglio, Iss ha auspicato 13 del board e 2 di Bluebell e Glass Lewis ha detto 13 del board e non ha espresso preferenze tra Assogestioni e Bluebell”. Insomma, la notizia secondo Bivona è che “nessun proxy ha indicato Assogestioni, noi siamo lista di minoranza alternativa ad Assogestioni e non certo a quella di maggioranza e quindi riteniamo di aver fatto un buon lavoro. Si tratta della miglior prospettiva che potevamo avere”.

E DEL VECCHIO CHE FARÀ?

Se gli attuali vertici di Mediobanca pare non debbano temere ribaltoni, sarà comunque interessante capire cosa farà l’85enne Del Vecchio che ad agosto ha ottenuto dalla Vigilanza della Banca centrale europea il via libera a salire al 20% della merchant bank come “investitore finanziario” magari per riuscire poi a incrementare la sua quota in Generali, attualmente al 4,84%. “Delfin da oggi è il principale socio” di Mediobanca “ed è decisa a rimanere tale per lungo tempo, pronta a supportare la crescita dell’istituto e a sostenere progetti che spero saranno ambiziosi” ha detto l’imprenditore veneto dopo l’annuncio della salita sopra il 10% del capitale. Ecco, si tratta di capire come Del Vecchio intenda rimanere a Piazzetta Cuccia e se Nagel debba temere una spina nel fianco. Quanto ai rapporti con l’ad di Mediobanca, sempre in quell’occasione ha spiegato di avere “sempre rispetto per i manager delle società in cui sono investitore” e di aver chiamato personalmente Nagel “per informarlo del via libera della Bce per salire oltre il 10%”.

Non sono esclusi ulteriori arrotondamenti di Delfin, oggi poco sopra il 10% ma con il via libera della Bce ad acquistare ancora fino alla soglia del 20%, ago della bilancia in questa partita. E’ un investimento con “carattere finanziario e di lungo termine, con la volontà di garantire stabilita’ e sostenere la crescita” ha spiegato la holding del patron di Luxottica, che non ha intenzione di “proporre l’integrazione o la revoca” del cda e del collegio sindacale in carica ne’ di “presentare una lista di candidati per la nomina della maggioranza degli amministratori”. Delfin non sembrerebbe neppure intenzionata ad appoggiare una lista di ‘rottura’ come quella di Bluebell anche se il suo fondatore Giuseppe Bivona lo corteggia. “Cerchiamo i voti di tutti gli azionisti, ma non credo a Del Vecchio serva Bluebell come cavallo di Troia. Ovvio, uno dei motivi per cui abbiamo investito è stata la presenza di un imprenditore che ha sempre creato enorme valore in tutte le sue aziende. Pensiamo lo farà anche qui” dichiara in un’intervista a Repubblica.

LE PAROLE DI BIVONA

“La nostra lista è di minoranza, quindi alternativa a quella di Assogestioni e non a quella del cda”, ha precisato in un’intervista a Repubblica Giuseppe Bivona che dirige, con Francesco Trapani e Marco Taricco il fondo attivista. “La sola cosa che auspichiamo è veder nominato un cda rafforzato e migliorato, come indipendenza dei membri e come competenze, per avviare una nuova fase di crescita” sottolinea. “Se non avessimo presentato una lista sapremmo in anticipo la composizione del prossimo cda: cinque non indipendenti (Pagliaro, Nagel, Vinci, Magistretti, Villa), tre messi da grandi soci (Hortefeux, Carfagna, Costa), una (Comneno) che per i proxy advisor non è più indipendente poiché è negli organi sociali dal 2008, e un indipendente dei fondi (Lupoi) che ha accettato la presidenza di Spafid Trust”, ha sferzato Bivona anche se Assogestioni ha già chiarito che l’incarico dato nel 2019 a Lupoi rispetta le prescrizioni Consob e i maggiori Codici di autodisciplina. Intanto si ammorbidisce la posizione sulla strategia aziendale: “Senz’altro il management ha protetto e custodito il valore aziendale. Ma una Mediobanca 2.0 (focalizzata su banca d’affari e finanza specializzata) potrebbe avere margini, e ampi, per migliorare”. E anche sul progetto per la quota Generali tira il freno a mano: “Noi non abbiamo mai suggerito di vendere Generali”.

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