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Telecom, tutte le ultime bizzarrie su Tim

Vivendi

Che cosa succede a Tim? Il corsivo di Michele Arnese, direttore di Start Magazine

 

Tim? Il mondo della finanza è fantastico.

In questi giorni ha coniato una nuova forma di Opa: ‘Opa “preliminare”.

Sì, così il Sole 24 Ore ha definito quella del fondo americano Kkr su Tim.

Il testo unico della finanza non la contempla. Ma la finanza, si sa, è innovativa.

Così ora è la volta del profumo di Opa, dell’Opa sussurrata.

O meglio di un’intenzione di Opa.

Qui non si scherza.

Si cita il comunicato di Tim del 21 novembre che ha dato conto dell’iniziativa del fondo americano Kkr: “Il consiglio di amministrazione di Tim ha preso atto della intenzione di Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. (“KKR”), allo stato “non vincolante e indicativa” (“non-binding and indicative”), di effettuare una possibile operazione sulle azioni di Tim attraverso un’offerta pubblica di acquisto sul 100% delle azioni ordinarie e di risparmio della Società, volta al delisting”.

Non solo “indicazione”, ma pure “non vincolante”.

Forse è una novità scodellata dalla Consob, che non ha eccepito alcunché.

Non è l’unica bizzarria della vicenda.

Ha scritto Repubblica: “Secondo i francesi, un investitore americano come Kkr, ai sensi del Cloud Act Usa, su richiesta del governo degli Stati Uniti, deve mettere a disposizione tutti i dati che passano tra le “nuvole”, anche quelli sensibili. Se questo punto non potesse essere in qualche modo aggirato anche la partecipazione di Tim con il 45% al progetto del cloud nazionale di Stato (Psn), con Leonardo (25%), Cdp (20%) e Sogei (10%) rischierebbe di venir meno”.

Ma evidentemente – visti i rumors sussurrati dal fondo americano – Kkr pensa a uno spezzatino di Tim.

Da una parte l’infrastruttura (solo la rete fissa?, anche quella in fibra?, e pure Sparkle?, e anche Telsy?, ma di codeste quisquilie chissà quando si parlerà) e dall’altra il business dei servizi.

E dunque gli asset andranno sotto il cappello dello Stato, ossia della Cdp.

Modello Terna, si dice. Come lo si diceva – e lo si scriveva sui giornali – una quindicina di anni fa.

Dunque avanti con la Cdp (controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie), visto che è già azionista di Tim (10%) e di Open Fiber (60%).

Bene. Però in questi giorni molti dichiarano e cianciano tranne la Cassa depositi e prestiti, che ovviamente deve pur sentire il Tesoro per esprimersi.

Sorpresa: la Cassa è silente, ma il ministero dell’Economia ha già fatto una nota sulle intenzioni di Kkr.

E non si capisce a che titolo visto che nel comunicato si parla della posizione del “governo”.

Ah, ok: ma allora perché parla e scrive il Mef e non Palazzo Chigi, che ha la competenza su golden share?

Altre bizzarrie.

Come quelle dei maestrini francesi di Vivendi. Che pur facendo e disfacendo da anni in Tim (do you remember Amos Genish?), ora si dimenano per silurare – per scarsi risultati e prospettive non esaltanti – il numero uno di Luigi Gubitosi. Che, di sicuro, vede di buon occhio le mosse di Kkr.

E’ la finanza, bellezza.

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