La guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran, iniziata quasi due mesi fa, ha ridotto drasticamente il traffico marittimo nel golfo Persico. Ma anche impresso un’accelerata agli sforzi della Turchia per lo sviluppo di un corridoio logistico che potrebbe – idealmente, almeno – rappresentare un’alternativa allo stretto di Hormuz.
LE ALTERNATIVE ALLO STRETTO DI HORMUZ
Lo stretto di Hormuz è la via d’acqua più importante al mondo per il commercio dei combustibili fossili: in condizioni normali, infatti, vi passa ogni giorno circa un quinto di tutto il gas e del petrolio trasportati per mare. È fondamentale, in particolare, per i produttori di idrocarburi del golfo Persico – come il Qatar e l’Arabia Saudita – perché mette in collegamento quest’ultimo con il golfo di Oman, garantendo lo sbocco nel mar Arabico e nell’oceano Indiano.
Ad oggi esistono già delle alternative allo stretto di Hormuz, come l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita e l’oleodotto Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, che però non riescono a sostituirlo interamente.
IL “CORRIDOIO DI MEZZO” DELLA TURCHIA
Il progetto turco si chiama Middle Corridor, o Corridoio di mezzo: metterà in collegamento diretto Baku (in Azerbaigian, sul mar Caspio) con Mersin (in Turchia, sul mar Mediterraneo), senza passare per la Georgia. Perché ciò sia possibile, però, bisognerà realizzare una nuova rotta – su strada e su ferrovia – passante per l’Armenia, la cui frontiera è chiusa da oltre trent’anni.
Il “nome politico”, in un certo senso, di questa rotta è Trump Route for International Peace and Prosperity, o Tripp: l’aggancio al presidente degli Stati Uniti serve a caricare l’infrastruttura di valore diplomatico, visti i pessimi rapporti tra l’Armenia e l’Azerbaigian. I due paesi hanno hanno recentemente combattuto una guerra per la regione separatista del Nagorno-Karabakh e siglato un accordo di pace lo scorso agosto, anche grazie alla mediazione di Trump.
LE PAROLE DI ERDOGAN
Per promuovere il Corridoio di mezzo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che “la Turchia si distingue come un’oasi di stabilità e un rifugio sicuro”, alludendo all’instabilità nel golfo Persico, nel mar Rosso e con la Russia.
“Sono state avviate discussioni su alternative più sicure per le linee di trasmissione dell’energia”, ha aggiunto Erdogan: l’Azerbaigian è un grande produttore di idrocarburi. “Crediamo fermamente che questa crisi globale aprirà nuove porte al nostro paese”.
Il collegamento con l’Armenia potrebbe anche rivitalizzare il progetto del gasdotto Trans-Capisco, una tubatura sottomarina per il trasporto in Europa, attraverso la Turchia, del gas naturale estratto in Turkmenistan.
I NUMERI
In teoria, il Corridoio di mezzo dovrebbe ridurre drasticamente i tempi di viaggio delle merci tra l’Asia e l’Europa: la rotta marina più breve impiega all’incirca quaranta giorni, mentre l’opzione turca richiederebbe dai dodici ai quindici giorni. Il commercio tra l’Asia e l’Europa vale intorno ai 3000 miliardi di dollari all’anno e si svolge via mare per il 90 per cento, ha scritto il Financial Times.
Se verrà completata la tratta con l’Armenia, i volumi di merci trasportati lungo il Corridoio di mezzo potrebbero crescere da 5 a 20 milioni di tonnellate all’anno. Ci sono delle controindicazioni, però: per raggiungere l’Azerbaigian, le merci provenienti dall’Asia dovranno attraversare il mar Caspio in traghetto, un’opzione che rallenta il viaggio; bisognerà semplificare le procedure doganale tra i paesi coinvolti; la tratta tra Azerbaigian e Armenia, poi, passa vicinissima al territorio iraniano, dunque i carichi di merci sono esposti al rischio di attacchi.
I PAESI DANNEGGIATI DAL “CORRIDOIO DI MEZZO”
Il Corridoio di mezzo è dannoso per gli interessi dell’Iran, visto che potrebbe contribuire a ridurre la centralità dello stretto di Hormuz per il commercio internazionale, e con questo il peso geopolitico di Teheran. L’iniziativa turca danneggia anche la proiezione della Russia sulla regione del Caucaso: non a caso, il presidente Vladimir Putin ha già detto che Mosca potrebbe tagliare le forniture di gas all’Armenia se questa proseguirà con il riorientamento dei suoi flussi commerciali verso l’Europa.
Per il momento, almeno, il Corridoio di mezzo turco non può competere con i tempi e i volumi del Corridoio settentrionale, una rotta commerciale su rotaia che collega la Cina all’Europa, attraversando il territorio russo: non solo garantisce tempi di trasporto più brevi rispetto al Middle Corridor, ma già gestisce un volume di merci di circa 40 milioni di tonnellate all’anno.







