Economia

Stato imprenditore e Confindustria: tesi, piroette e amnesie

di

Bonomi

No allo Stato nelle imprese, ha intimato Bonomi (Confindustria) subito lodato da Calabrò (Assolombarda). Ma non tutti in Confindustria la pensano allo stesso modo…

No allo Stato imprenditore. No alle nazionalizzazioni.

S’incentra su queste due parole d’ordine soprattutto il dibattito mediatico da giorni su quotidiani e tv, dopo le prime mosse del governo e soprattutto in vista di altre misure in cantiere (che prevedono un sostegno e un intervento dello Stato nella patrimonializzazione di piccole e medie aziende).

Il “no alle nazionalizzazioni e allo Stato Imprenditore” e il relativo dibattito è partito ed è stato corroborato da una recente intervista del presidente designato di Confindustria, Carlo Bonomi, subito lodata dal giornalista Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda (Bonomi è ancora presidente di Assolombarda).

Che ha cosa ha detto Bonomi il 4 maggio al Corriere della Sera? “Lo Stato faccia il regolatore, stimoli gli investimenti, rilanci con più risorse il piano Industria 4.0. Ma si fermi lì. Non abbiamo bisogno di uno Stato imprenditore, ne conosciamo fin troppo bene i difetti”.

Il “no alle nazionalizzazioni” risuona per il dossier Alitalia, anche se nel mondo e anche negli Stati Uniti lo Stato sta pensando di aiutare le compagnie aeree sotto varie forme (qui e qui alcuni articoli di Start Magazine sul tema).

La confindustriale Ntv – che ha infranto il monopolio di Fs sull’alta velocità – ha detto per bocca del numero uno Flavio Cattaneo il 5 maggio al Sole 24 Ore: “Anche partite come quella di Alitalia potrebbero diventare un’opportunità. Può sembrare paradossale, ma oggi in termini relativi Alitalia è in una posizione migliore di qualche mese fa, è un’azienda in crisi in un mondo in crisi. Invece di farla finire acquistata da un altro vettore, si potrebbe investire per ampliare la flotta a condizioni vantaggiosissime, riequilibrando il rapporto fatturato dipendenti ed essere pronti a giocarsela quando il mercato ripartirà”.

Ma cosa pensano in Confindustria su Alitalia e non solo le associazioni delle altre aziende che lavorano nei trasporti? C’è chi come Assaeroporti sollecita aiuti in stile Alitalia: “Assaeroporti chiede misure non discriminatorie per tutti i soggetti e non solo a favore di Alitalia e Alitalia Cityliner”, si legge in un documento inviato dall’associazione presieduta da Fabrizio Palenzona al governo.

Non solo: ci sono grandi aziende (private e a partecipazione del Tesoro) – aderenti a Confindustria – che hanno invocato lo Stato in maniera temporanea per ricapitalizzare una fascia di società private.

Infatti l’associazione Assonime – presieduta da Innocenzo Cipolletta, già direttore generale di Confindustria – ha proposto un fondo di investimento a capitale prevalentemente pubblico, che possa supportare le imprese italiane attraverso: nuovi aumenti di capitale, iniezioni di liquidità trasformabile in capitale a determinate condizioni e un incremento della patrimonializzazione attraverso operazioni di debito-equity swap.

“Le società target sarebbero identificate tra le società non finanziarie con fatturato superiore a 25 milioni o più di 50 dipendenti, ma non superiore a 5 miliardi di fatturato”, specifica il documento dell’associazione guidata dal direttore generale Stefano Micossi. La dimensione del Fondo – si legge – “è ipotizzabile in 20 miliardi (eventualmente incrementabili fino a un massimo di 25 miliardi)”.

L’intervento del Fondo proposto da Assonime dovrebbe essere temporaneo, senza diritti di voto o con limitati diritti di voto tesi a preservare i valori aziendali; si dovrebbero prevedere meccanismi di uscita verso gli stessi azionisti o verso il mercato. Gli azionisti manterrebbero la gestione dell’impresa, ma sarebbero vincolati nella distribuzione degli utili, nei compensi del management e nell’acquisto di azioni proprie.

Nel comitato di presidenza dell’associazione non siedono economisti e manager teorici dello Stato imprenditore o innovatore come Mariana Mazzucato (che ha esordito sulla prima pagina del Sole 24 Ore) ma fra gli altri Luigi Abete (ex presidente di Confindustria e attuale presidente di Bnl), Matteo Del Fante (capo azienda di Poste Italiane), Gian Maria Gros Pietro (presidente di Intesa Sanpaolo) e Andrea Moltrasio (dal 2005 al 2010 vicepresidente di Confindustria con delega all’Europa).

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