Mobilità

Germania, ecco come lo Stato salverà Lufthansa

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Lufthansa

Tutti i piani del governo in Germania su Lufthansa tra le perplessità del vertice della compagnia aerea. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

L’ingresso dello Stato nel capitale di Lufthansa è un passaggio doloroso per il management dell’azienda, che starebbe valutando anche la fattibilità di un piano B. Secondo l’Handelsblatt, che cita fonti interne a Lufthansa, allo studio vi sarebbe anche la percorribilità di un meccanismo di schermo protettivo, “una forma speciale di insolvenza che tutelerebbe la compagnia aerea nei confronti dei creditori”. Si tratta di un meccanismo che fornisce temporaneamente a un’azienda un ombrello protettivo verso le richieste dei creditori, giusto il tempo necessario per realizzare una ristrutturazione, spiega il quotidiano economico. La condizione indispensabile è che ci sia una prospettiva chiara e concreta e che l’attività del gruppo beneficiario non si interrompa.

Sul piatto principale c’è invece sempre l’accordo con il governo federale svelato due giorni fa dal sito Business Insider: un piano di salvataggio di 9 miliardi di euro, che prevede una partecipazione dello Stato tedesco in Lufthansa, con una minoranza di blocco e due seggi nel consiglio di vigilanza. Un’intesa raggiunta nel corso di una riunione tenutasi due giorni fa alla cancelleria e alla quale per conto del governo hanno partecipato Angela Merkel e i ministri delle Finanze Olaf Scholz, dell’Economia ed Energia Peter Altmaier e dei Trasporti Andreas Scheuer.

L’impatto della crisi pandemica sul trasporto aereo fa vacillare anche quella che era considerata la più efficiente compagnia europea. Lufthansa, secondo stime interne, perde 1 milione di euro al giorno, ha messo a terra gran parte della sua flotta e prevede, alla ripresa, di far volare solo 100 dei 760 aerei di cui dispone. Per 10.000 lavoratori avanza lo spettro dell’esubero.

Ma proprio l’ingresso dello Stato nell’azionariato e il timore delle pretese che la politica potrebbe avere nelle future decisioni strategiche della compagnia aerea spaventano il ceo di Lufthansa, Carsten Spohr. “Se l’azienda vuole avere successo anche in futuro, deve poter determinare il proprio destino adottando strategie di tipo imprenditoriale”, ha detto Spohr in un’intervista al settimanale Die Zeit. Il precedente tedesco potrebbe avere anche ripercussioni nelle trattative in corso fra le controllate del gruppo Aua, Swiss e Brussels con i rispettivi governi in Austria, Svizzera e Belgio. “Se il governo tedesco pretenderà di influenzare le nostre attività operative, allora lo pretenderanno anche  i governi austriaci o svizzeri o begli o anche quelli della Baviera e dell’Assia”, ha aggiunto Spohr nell’intervista, “e in questo modo sarà difficile guidare il gruppo”.

Le tentazioni del mondo politico verso Lufthansa sono d’altronde ben stampate nella memoria di chi ha dovuto gestire l’attività ai tempi dell’azienda di Stato, ricorda l’Handelsblatt. Fondata nel 1953, Lufthansa è stata un’azienda completamente pubblica fino al 1963, ed è stata completamente privatizzata nel 1997. Nei piani alti della compagnia aerea si temono anche pressioni per favorire determinate rotte a scapito di altre, per motivi politici e non industriali. “È noto che molti politici si battano per ottenere migliori collegamenti per le proprie regioni”, fa trapelare un anonimo dirigente, “e questo scenario deve essere evitato in tutti i modi”. Non ci si può fidare delle rassicurazioni del governo attuale, il futuro politico è incerto, il maggiore intervento dello Stato nell’economia è oggi una necessità per rispondere alla gravità della crisi ma l’appetito vien mangiando e il ritorno di Lufthansa ai bilanci in attivo richiederà molto tempo. A questo si aggiungono i sospetti e le diffidenze degli altri governi coinvolti attraverso le compagnie controllate: è il caso dell’Austria, che nel timore che i propri aiuti finanziari possano essere dirottati dall’azienda in Germania, chiede anch’essa in cambio una partecipazione nel capitale di Lufthansa. Una soluzione europea per Lufthansa deve necessariamente tenere conto dei desideri di tutti e ottenere il consenso di tutti: una fatica di Ercole.

L’ipotesi della “speciale insolvenza” comporterebbe anche vantaggi operativi, prosegue l’Handelsblatt, anche se non eliminerebbe il bisogno di ricorrere agli aiuti pubblici. I manager avrebbero però maggiori margini di azione. Ad esempio, per i  contrattare con i sindacati la ristrutturazione dell’azienda, per adeguarla alla sfida del trasporto aereo dopo la pandemia, magari stipulando un patto per l’occupazione che preveda una riduzione dell’orario di lavoro in cambio del mantenimento della forza lavoro. O per valutare la bontà di una scissione di Lufthansa Technik, la partecipata che si occupa della manutenzione. Una vendita parziale o un parziale sbarco in borsa in un futuro prossimo potrebbero portare denaro fresco nelle casse della compagnia aerea, riducendo forse l’ammontare degli aiuti da chiedere allo Stato, scrive ancora il quotidiano di Düsseldorf, che poi però avverte: ci sono anche svantaggi, un tale ombrello potrebbe spaventare gli investitori e in casi analoghi sperimentati dalle compagnie statunitensi, gli azionisti hanno subito perdite sanguinose.

Per questo, conclude l’Handelsblatt riportando l’opinione diffusa tra gli esperti del settore, la “speciale insolvenza” è più vista come un’arma di pressione nelle mani di Spohr nelle difficili trattative con il governo. Resta tuttavia uno scenario praticabile, un’alternativa percorribile nel caso in cui il ceo di Lufthansa dovesse fallire il doppio obiettivo di mettere in sicurezza l’azienda e allo stesso tempo contenere il più possibile il condizionamento dello Stato nelle strategie operative future.

Il governo da parte sua sembra avere le idee chiare. Ha indicato ai manager di Lufthansa due altri esempi di partecipazione statale, Deutsche Telekom e Deutsche Post. Nella azienda di Tlc, lo Stato è presente in maniera diretta e indiretta attraverso la KfW, la banca pubblica equivalente della Cassa depositi e prestiti italiana, e occupa un posto nel consiglio di amministrazione con il sottosegretario alle Finanze Rolf Bösinger. Nelle poste lo Stato invece partecipa solo in maniera indiretta attraverso la KfW e occupa un posto nel Cda ricoperto da un altro sottosegretario alle Finanze Jörg Kukies. Per curiosità: entrambi i sottosegretari sono di area Spd, stretti collaboratori del ministro socialdemocratico Olaf Scholz.

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