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Salini-Webuild: che cosa succede fra Scannapieco (Cdp) e Iacovone?

Pnrr Bei

Diversità di vedute fra vertici di Cdp e Webuild. Fatti, nomi e indiscrezioni

 

“”A Webuild e al Cda, dove sono presenti 5 esponenti di Cdp, non risultano ipotesi di uscita dal capitale di Cdp dal gruppo. Anzi si sta discutendo dell’evoluzione futura del rapporto anche alla luce del ruolo di Webuild nel attuazione del Pnnr e per lo sviluppo del paese”. E’ quanto precisano fonti di Webuild in merito a notizie di stampa, pubblicate oggi, secondo le quali Cassa Depositi e Prestiti starebbe preparando l’uscita da Webuild”.

Questo lancio mattutino dell’agenzia Adn Kronos sta facendo il giro dei palazzi romani, e non solo romani, in attesa delle prime mosse del nuovo amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, nominato il primo giugno dal governo Draghi al posto di Fabrizio Palermo.

Le attese non si appuntano soltanto su prime nomine e rivolgimenti interni in cantiere (dopo l’arrivo di un ex Coni destinato secondo il Messaggero al ruolo di capo dello staff di Scannapieco e dell’ex manager di aziende pubbliche Maurizio Basile come senior advisor del capo azienda) ma anche e soprattutto sulle mosse nell’ampio portafoglio delle controllate e delle partecipate (qui un recente approfondimento di Start Magazine su rete, turismo e Webuild, e qui le ultime novità del ritorno di Sace al Mef).

Ma dove nasce la precisazione di “fonti di Webuild” sull’ipotesi di uscita di Cdp dal capitale di Webuild (di cui Cdp Equity il 18,68%)?

Da un articolo del quotidiano Il Foglio che a distanza di pochi giorni ha rilanciato l’indiscrezione di una prossima uscita della Cassa dal capitale del colosso delle grandi opere Webuild (controllato da Salini Costruttori e in cui ci sono banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm che hanno trasformato i crediti verso Salini in azioni).

Evidentemente – secondo il Foglio – Webuild non rientrerebbe più fra le priorità strategiche di Cassa depositi e prestiti secondo i nuovi vertici voluti dal ministero dell’Economia retto da Daniele Franco a dal premier Mario Draghi.

Ma c’è di più, secondo quanto si bisbiglia nei palazzi romani della politica.

Scannapieco e Draghi sarebbero rimasti stupidi del voto in cda di Webuild da parte dei consiglieri espressione di Cdp sulle remunerazioni dei vertici del gruppo: “Nel 2020, anno della pandemia, l’ad Pietro Salini ha visto il suo emolumento salire a 6,1 milioni di euro tra fisso e variabile dai 5,4 milioni dell’anno precedente”, ha scritto giorni fa il Fatto Quotidiano (qui l’articolo del Fatto con la precisazione del gruppo Webuild).

Fra chi ha votato a favore in cda, nel marzo 2021, ci sono consiglieri espressione della Cassa come Pierpaolo Di Stefano (amministratore delegato di Cdp Equity), Tommaso Sabato e Donato Iavocone (l’ex Ernst Young divenuto presidente di Webuild).

Sulla medesima questione, durante l’assemblea di Webuild, il rappresentante del socio Cdp (evidentemente su indicazione di Scannapieco) ha votato contro.

Un’indiretta sfiducia verso Iacovone?

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