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Perché la Sace divorzierà da Cdp e tornerà al Mef

Sace Mef

Passa la linea del Tesoro sul divorzio di Sace da Cassa depositi e prestiti (Cdp). Fatti e indiscrezioni sulla linea del Mef e sul caso Fincantieri

 

Stallo tecnico-politico superato per il ritorno di Sace al Mef.

“Il Tesoro spinge per evitare una retromarcia di Palazzo Chigi sul passaggio di Sace da Cdp al Mef”, scriveva Start Magazine il 18 giugno. E così è stato.

Gli interrogativi di Palazzo Chigi – svelati da Start – su ragioni e opportunità dell’uscita della società per l’assicurazione all’export dal perimetro di Cassa depositi e prestiti (Cdp) in direzione Mef sono stati superati: l’opera di mediazione del ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha superato le domande (velate di dubbi) che Francesco Giavazzi, consigliere economico del presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva posto sull’operazione frutto di un accordo politico siglato durante il governo Conte 2.

Lo stallo è dunque stato superato, come ha raccontato nei giorni scorsi il quotidiano Repubblica, con un accordo fra Draghi e Franco: è vicina alla firma la bozza del decreto ministeriale con cui il Tesoro ricomprerà la società pubblica di assicurazione dei crediti all’esportazione, versando tra 4 e 4,5 miliardi di euro in titoli del debito pubblico alla Cassa depositi e prestiti. Dieci anni fa la società pubblica che assicura i crediti delle imprese esportatrici fu comprata dalla Cdp al Tesoro, per la somma di 3,72 miliardi.

In attesa del decreto, ha scritto oggi il Messaggero, ieri si è tenuta una prima riunione (durata 10 minuti, secondo Start) per iniziare a impostare il divorzio fra Sace e Cdp che prevede una fitta rete di passaggi organizzativi e funzionali. In primis, ma non solo, la questione del portale acquisti per i fornitori che al momento è unico e dipende tutto dalla Cdp.

Sul divorzio, quindi, ha vinto la linea da tempo sostenuta dal ministero dell’Economia. Sciogliendo così un problema di governance di Sace sollevato da tempo dal Tesoro.

Questo in sintesi il ragionamento cardine del Mef: sotto Cdp la governance di Sace è andata in cortocircuito per la scissione tra un azionista unico di riferimento e di controllo (Cdp) – che è anche beneficiario dei servizi – e un garante sostanziale (Mef, visto che si è spostato sul bilancio dello Stato il 90% degli impegni di Sace sull’estero vecchi e nuovi), privo però del governo della società.

Il caso emblematico del rischio concentrato di Sace è quello di Fincantieri: da sola la società guidata dall’amministratore delegato, Giuseppe Bono, ha impegnato a fine 2020 circa il 34% dell’intero portafoglio Sace (25,7 miliardi di deliberato con 5 miliardi di finanziamenti Cdp).

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