Economia

Rcs, tutte le pene di Cairo (ustionato dal Sole)

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Dai prepensionamenti in Rcs alla dibattuta manleva pro Cairo sul dossier Blackstone. Ecco le ultime novità che non entusiasmano il patron di La7

Rcs punta a 50 prepensionamenti sui circa 360 giornalisti del Corriere della Sera (poi toccherà a Gazzetta dello Sport e ai periodici).

E’ quanto emerge dalle ultime informazioni sul gruppo Rizzoli-Corriere della Sera.

Chiosa su Facebook il giornalista esperto di finanza e media Andrea Montanari: “Prima o poi doveva accadere: a tre anni e mezzo dal suo insediamento sulla tolda di comando di Rcs e dopo aver fatto tagli strutturali enormi, riportato il gruppo in utile e tagliato il debito, ora Cairo deve gioco-forza intervenire sugli organici. E procedere al primo stato di crisi della sua gestione”.

Per ora Cairo, che punta sulle uscite volontarie, non ha previsto incentivi all’esodo. Il 2019 si è chiuso con dati in flessione x il quotidiano e il 2020 si preannuncia non favorevole.

L’avvio della trattativa è stato dato martedì con l’incontro tra i manager del gruppo e del Corriere della Sera e il comitato di redazione che, poi, ieri ha riunito l’assemblea di redazione, ha scritto Mf/Milano Finanza.

Al momento Rcs punterebbe a un taglio del 13-14% della redazione del Corsera: 50 giornalisti sui 350-360 in organico, dopo le ultime quattro assunzioni dei giorni scorsi (in totale sono una trentina dal 2017), aggiunge Mf: “Il gruppo ha motivato la decisione di far ricorso ai prepensionamenti per il calo dei ricavi del quotidiano più venduto in edicola e a maggior diffusione nazionale: nel 2019 sia gli introiti da copie sia quelle pubblicitarie sono diminuite, seppure in misura inferiore alla media del mercato. Mentre, in chiave prospettica, l’azienda si aspetta una ulteriore flessione del giro d’affari del Corriere”.

Chiosa Montanari: “Il fatto è che, come segnalano i colleghi di via Solferino, Cairo dovrà spiegare al mercato perché taglierà e contemporaneamente distribuirà, con ogni probabilità, il dividendo (x il 2° anno consecutivo) ai soci, in particolare alla sua azienda che ha il 60% di Rcs”.

Non sono gli unici grattacapi per il numero uno del gruppo editoriale, Urbano Cairo, patron di La7.

Le vere spine per l’imprenditore è la causa intentata dal fondo americano Blackstone; una vicenda che si è arricchita negli ultimi giorni con un particolare non secondario: il cda di Rcs ha votato (con assenze rilevanti, qui tutti i dettagli) una manleva a favore di Cairo, come ha svelato sabato scorso il quotidiano Il Sole 24 Ore.

Ma per Cairo, azionista e presidente di Rcs, la manleva che gli è stata garantita nell’ambito del contenzioso sorto col fondo Blackstone sul complesso immobiliare Solferino-San Marco è «normale e conforme alla legge», ha spiegato l’editore sulla scia di interlocuzioni avute con la Consob.

La vicenda è relativa alla vendita del complesso immobiliare, dove ha sede anche il Corriere della Sera, al fondo Blackstone nel 2013 per un prezzo ritenuto ingiustificatamente basso da Cairo che, ai tempi, era azionista con poco più del 3% e non era rappresentato in consiglio (qui la ricostruzione di Start). Blackstone che stava poi per rivedere gli immobili ad Allianz si è vista sfumare l’operazione per le contestazioni dell’editore – che nel frattempo aveva conquistato il controllo di Rcs – che in sostanza accusavano il fondo Usa di usura.

Blackstone ha fatto causa a New York a Rcs – reclamando danni dell’ordine di 300 milioni – e successivamente anche personalmente a Urbano Cairo con richieste di risarcimento dello stesso ordine di grandezza. La causa a New York è al momento sospesa in attesa dell’arbitrato in corso a Milano che dovrebbe concludersi entro fine marzo-inizio aprile, ha ricordato nei giorni scorsi il quotidiano di Confindustria.

Il giudizio promosso contro Rcs davanti alla Corte Suprema di New York «è inappropriato, senza fondamento e, comunque, proposto innanzi a un giudice privo di giurisdizione», si legge nel comunicato stampa della società che aggiunge che «negli atti depositati in tale giudizio il preteso danno non risulta neppure quantificato». E analogamente il giudizio contro il presidente, per le medesime contestazioni, «è parimenti inappropriato, infondato e proposto innanzi a un giudice privo di giurisdizione», sottolinea la nota, aggiungendo che «l’inappropriata duplicazione di giudizi non può determinare duplicazione del preteso danno».

La manleva, conclude quindi, «è del tutto normale e conforme alla legge che – ferma restando l’infondatezza delle pretese delle controparti – gli effetti di tali atti, ivi incluse le spese, ricadano sulla società e non sul suo legale rappresentante personalmente (indebitamente citato in causa)».

La manleva era stata discussa nel consiglio Rcs di fine luglio chiamato ad approvare la semestrale. Quattro consiglieri esponenti della minoranza azionaria (Della Valle di Tod’s, Tronchetti di Pirelli, Cimbri di Unipol, Miccichè di Imi-Intesa, che ha avuto un ruolo di advisor nella vicenda Blackstone) non si erano presentati. «Il consiglio di amministrazione di Rcs – sottolinea comunque la nota – ha assunto le proprie determinazioni in merito al contenzioso in oggetto, ivi inclusa la manleva in parola, nell’ambito di riunioni ritualmente convocate, e precedute da adeguata informativa pre-consiliare, la partecipazione alle quali è rimessa alla responsabilità di ciascun consigliere».

Ma il Sole 24 Ore non ha esitato a far notare come “la notizia dell’esistenza della manleva è emersa da indiscrezioni, non essendone dato conto finora nelle relazioni trimestrali” (qui l’articolo di Start con i riferimenti non dettagliati contenuti nell’ultima relazione semestrale presentata da Rcs relativi alla vicenda dell’immobile).

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