La tenuta del sistema sociale tedesco sta diventando, sempre più chiaramente, uno dei punti sensibili dell’economia europea. A Berlino il governo guidato da Friedrich Merz prova a tenere insieme crescita debole, aumento delle spese per la difesa e rigore nei conti pubblici, ma il nuovo rapporto del Consiglio degli esperti per la valutazione dello sviluppo economico – i cosiddetti saggi economisti (Wirtschaftsweisen) – lancia un allarme difficile da ignorare. Se non arriveranno interventi strutturali sul welfare, spiegano gli esperti, il peso dei contributi sociali potrebbe passare dall’attuale 42% a circa il 50% entro il 2040, con effetti diretti sulla capacità di spesa delle famiglie e sulla competitività delle imprese tedesche.
RALLENTAMENTO ECONOMICO E INCERTEZZA ENERGETICA
Il documento presentato al cancelliere descrive un quadro economico più fragile rispetto a pochi mesi fa. Le aspettative di crescita continuano a essere corrette verso il basso: il Pil dovrebbe fermarsi allo 0,5% quest’anno, mentre nel 2027 la crescita prevista non andrebbe oltre lo 0,8%. Nell’ultima relazione le stime erano sensibilmente più ottimistiche.
Secondo la presidente del Consiglio Monika Schnitzer, la pressione arriva soprattutto dal rincaro dell’energia. La guerra in Iran e le tensioni sui mercati delle materie prime stanno spingendo verso l’alto i prezzi di petrolio e gas, con conseguenze che in Germania si riflettono rapidamente sull’industria e sui consumi. Anche l’inflazione continua a muoversi su livelli superiori alle attese: 3% nel 2026 e 2,8% nel 2027. Ancora più significativa, per gli economisti tedeschi, è l’inflazione di fondo, che esclude l’energia ma resta comunque vicina al 3%.
Negli ambienti economici berlinesi preoccupa soprattutto lo scenario alternativo elaborato dagli esperti. Se il petrolio dovesse raggiungere i 120 dollari al barile per effetto di una lunga crisi nello Stretto di Hormuz, la Germania rischierebbe una nuova fase di stagnazione. In quel caso la crescita si ridurrebbe quasi a zero e l’aumento dei prezzi accelererebbe ulteriormente.
Gabriel Felbermayr ha osservato che ogni giorno di blocco nello Stretto aumenta la probabilità di questo scenario. Veronika Grimm ha invece richiamato l’attenzione sulle ricadute indirette: possibili carenze di carburante, rincari dei fertilizzanti e nuove difficoltà per il comparto manifatturiero europeo, già sotto pressione da mesi.
LA SPESA SOCIALE DIVENTA IL NODO CENTRALE
Il passaggio più delicato del rapporto riguarda però la previdenza sociale. Secondo il Consiglio, il sistema attuale non riuscirà a reggere l’impatto dell’invecchiamento demografico senza correttivi significativi. I contributi destinati a sanità, pensioni, assistenza e disoccupazione potrebbero superare il 45% già entro la fine del decennio e avvicinarsi al 60% entro il 2080.
Per gli esperti, il livello degli oneri sul lavoro in Germania è già oggi tra i più alti nel confronto internazionale. Questo, sostengono, riduce il reddito disponibile delle famiglie e frena consumi e investimenti. Anche il mercato immobiliare potrebbe risentirne, mentre per le aziende aumenterebbero i costi legati all’occupazione.
Christian Ochsner, segretario generale del Consiglio, stima che nel giro di dieci anni il prodotto interno lordo potrebbe risultare inferiore dello 0,9%, mentre i consumi scenderebbero di circa il 2%. Sullo sfondo emerge anche il tema dell’equilibrio tra generazioni: per chi è nato nel 1960 il peso medio dei contributi viene stimato al 39,4%; per la generazione del 2020 salirebbe invece al 56,8%.
OSPEDALI, SANITÀ E TAGLI AI COSTI
Le indicazioni dei “saggi economisti” superano ampiamente le misure finora avanzate dal ministro della Salute Nina Warken, che già hanno suscitato mal di pancia tra i socialdemocratici. L’idea è quella di intervenire contemporaneamente sulla prevenzione e sulla struttura del sistema sanitario pubblico.
Tra le proposte figurano limiti alla pubblicità dei prodotti zuccherati, prezzi minimi per l’alcol e una revisione dei criteri con cui viene classificata la non autosufficienza. Ma il capitolo più sensibile riguarda gli ospedali. Gli economisti chiedono una rete più specializzata, standard qualitativi più severi e un sistema di finanziamento meno dipendente dal numero delle prestazioni erogate.
Secondo il Consiglio, la riduzione delle strutture duplicate sarà inevitabile. Non tutti gli ospedali dovrebbero continuare a offrire gli stessi servizi, soprattutto quelli più complessi. L’orientamento prevalente, ormai anche nei ministeri federali, è concentrare gli interventi specialistici nei centri con maggiore esperienza e dotazioni tecnologiche più avanzate.
Mentre sul piano politico anche questo governo appare incapace di imporre una svolta radicale e l’estrema destra di AfD continua a macinare record nei sondaggi (ormai è stabilmente accreditato come primo partito nel paese) dagli economisti più influenti giunge un allarme chiaro. La Germania si prepara dunque a una discussione politica difficile, destinata a incidere non soltanto sul welfare, ma anche sul modello economico che per anni ha rappresentato il principale punto di equilibrio dell’Europa continentale. Non sarà un’estate tranquilla.



