C’è chi compra, chi vende e chi frena. Berlino ha scelto la terza via, anche se non è affatto una sorpresa. Il governo tedesco ha respinto ufficialmente l’offerta di acquisto avanzata da Unicredit per rilevare Commerzbank, seconda banca privata tedesca, ribadendo il proprio sostegno alla strategia di indipendenza dell’istituto di credito francofortese.
Una presa di posizione netta, arrivata per voce dell’Agenzia federale delle finanze (Bundesfinanzagentur), che ha dichiarato come l’accettazione dell’offerta fosse “già economicamente fuori discussione”: il prezzo proposto da Unicredit non incorpora alcun premio adeguato rispetto alle quotazioni correnti del titolo Commerzbank in borsa.
IL NODO DELLA QUOTA STATALE
Il governo federale è il secondo maggiore azionista di Commerzbank, con una partecipazione di circa il 12 per cento, eredità del salvataggio pubblico durante la crisi finanziaria del 2008. Da questa posizione, Berlino ha ribadito la propria opposizione all’acquisizione, respingendo quello che fin da subito ha definito “l’approccio aggressivo” del gruppo milanese. La dichiarazione ufficiale, riporta l’Handelsblatt, sottolinea che Commerzbank “svolge un ruolo importante nel finanziamento dell’economia tedesca e delle piccole e medie imprese” e che, “in quanto importante datore di lavoro, è fondamentale per la piazza finanziaria di Francoforte”. Entrambe queste funzioni, si legge nel comunicato della Bundesfinanzagentur, “devono essere garantite anche in futuro”.
LA RICOSTRUZIONE DI HANDELSBLATT
Unicredit aveva presentato a maggio un’offerta volontaria, strutturata non in contanti bensì in azioni proprie. Il quotidiano economico tedesco scrive che, secondo le informazioni disponibili, alla banca italiana verrebbe ceduto circa l’11 per cento di tutte le azioni di Commerzbank. Se l’operazione andasse in porto la quota complessiva di Unicredit salirebbe matematicamente a circa il 38 per cento. A questo, osserva sempre l’Handelsblatt, si aggiunge che l’istituto si è già assicurato oltre il 3 per cento del capitale tramite opzioni di acquisto, detenendo inoltre ulteriori strumenti finanziari derivati. Il termine originario per l’offerta scade questo martedì, “ma secondo quanto filtrato dovrebbe essere prorogato fino al 3 luglio, lasciando ancora aperta la partita”.
LO SCONTRO SI INASPRISCE
Lo scontro si è intanto inasprito sul piano delle relazioni societarie, ricostruisce ancora il quotidiano di Düsseldorf, sottolineando come proprio nella giornata di ieri Unicredit ha minacciato, qualora ottenesse un sostegno sufficiente in assemblea, di procedere alla sostituzione del consiglio di sorveglianza e del consiglio di amministrazione di Commerzbank. La risposta di quest’ultima non si è fatta attendere: la banca ha coinvolto l’autorità di vigilanza finanziaria Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht (Bafin), accusando Unicredit di ricorrere ad azioni provenienti prevalentemente da banche con cui intrattiene rapporti commerciali tramite strumenti derivati, anziché da azionisti indipendenti. Per questi ultimi, un’offerta strutturata a un prezzo inferiore alla quotazione di mercato si tradurrebbe in perdita secca.
Unicredit ha respinto con fermezza tali critiche. La battaglia per il controllo di uno dei principali istituti tedeschi è dunque ancora aperta e Berlino, governo in testa, sembra per ora non avere alcuna intenzione di cedere.





